
L’aurora dell’azione, sorella del sogno
Al termine di un anno, a poche ore dall’aurora di quello che lo seguirà, mi è venuta voglia di pubblicare uno stralcio delle prime pagine di un libro. Un libro che, credo, pochi conoscano ma che, forse, molti farebbero bene a leggere. Vi lascio nel dubbio su chi siano, per me, in questo momento, questi “molti” e, soprattutto, vi affido (nel senso di “fidarsi”, “dar credito”) alla prossima aurora. Anzi, alle prossime aurore, quali che siano le infinite aurore della vita di ognuno di noi.
Quando l’individuo comincia ad agire, tutto gli sembra facile. Tutto gli sembra facile, perché dapprima, quando prende l’iniziativa dell’agire, l’individuo agisce obbedendo – come si dice – alle sue inclinazioni, come l’acqua che appunto va al suo declivio. Quando comincia ad agire, fa quello che vuole fare e quello che vuole fare è quello che la sua natura, la sua personalità, richiede.
Di tutte le cose che valgono nella vita, che danno valore alla vita, per cui la vita vale la pena di essere vissuta, l’individuo qualcuna ne sente più delle altre; le sente tutte e perciò vive, ma qualcuna più delle altre, e perciò un individuo si differenzia dall’altro: uno sente più di tutto l’utile, un altro più di tutto il piacere, un altro più di tutto l’arte e così via. E ognuno agisce abbandonandosi a questo declivio della sua natura.
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Perciò l’azione dapprima sembra facile; sembra, perché è facile: l’individuo si muove abbandonandosi e l’azione è dapprima un abbandono. Se non fosse così non si capirebbe come l’uomo si decida ad agire. Non è la necessità che lo spinge, ma lo spinge la sua profonda segreta vocazione. … Il primo cominciare ad agire è insomma una specie di rapimento, un trasporto, un seguire la propria chimera.
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Così comincia l’azione: non che essa non comporti sin da questo suo stadio lo sforzo e il sacrificio. Lo comporta eccome! Ma insomma tutto è compensato dal trasporto con cui l’individuo segue la sua stella; segue i suoi fini, i suoi interessi più profondi. Al suo principio questa è l’azione: ogni azione in quanto comincia è veramente la sorella del sogno. Poi divergono, ma nel principio l’azione è sogno, se sogno è proprio questo modo di vivere secondo le profonde inclinazioni della volontà; vanno insieme e si confondono. Perciò in questo momento l’individuo quasi non si accorge dei suoi sacrifizi; perso e come rapito dall’idea che perseguita, che cosa sente della vita sacrificata e scarnificata che vive? Egli segue il suo sogno, continuando le fatiche della sua azione, egli dà mano e porta innanzi e tutta la sua vita e tutto il mondo della sua vita. Ognuno segue la sua passione, ognuno segue il suo vizio e ne nasce il solido mondo delle istituzioni, delle realtà obiettive, delle forme sociali. L’individuo non ci pensa, agisce e il mondo nasce!
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Il fatto è che gli uomini agiscono seguendo le loro profonde inclinazioni, seguendo il loro piacere, non, come spesso si è detto, il proprio piacere momentaneo empirico sensibile, ma il proprio piacere profondo e totale, che nasce dal vivere come si vuole, dal vivere secondo la propria profonda e totale preferenza. Questo non pensare dell’individuo a costruire il suo mondo, e intanto questo mondo con la sua azione si costruisce, segna proprio il momento iniziale, l’aurora dell’azione, quella specie di stato di natura dell’azione, in cui tutto avviene per liberi sforzi, per spontanei sacrifizi: perché tutto trova il suo compenso nella vita che si vive, che è quella che si vuole vivere. L’aurora dell’azione è questo stato di rapimento e di godimento, questo momento, rapito quanto si vuole, in cui l’azione è sorella del sogno….
Alla sua aurora l’azione è abbandono, libero e spensierato lavoro, libera creazione di un mondo ricco di forme, libera espansione della fantasia pratica, della fantasia della volontà, libero ardore di costruzione, libertà, spontaneità, godimento.
(da “Introduzione alla vita etica”, di Giuseppe Capograssi)









