A margine di “escort”, “trans” e varia altra umanità.

Non me ne importa un fico secco di prendere parte ad una del tutto assurda polemica politica che vede contrapporre i gusti sessuali dei nostri politici, chiunque essi siano.
Non me ne importa di esprimere giudizi su piaceri ed abitudini di questo o di quell’altro.
Quello che mi preoccupa è ben altro.
Come ho detto recentemente con riferimento ad un contesto certamente diverso e minore, come quello locale, ogni classe politica è, in realtà – visto che non mi pare che vi siano stati colpi di stato e che da noi, per fortuna, le elezioni si fanno (eccome!) – lo specchio del paese.
Mi pare, allora, che il problema sia ben più ampio e relativo ad un lento degrado della più complessiva moralità nel nostro paese. E non mi pare proprio che si tratti di una questione di “gusti” o attinente alle libertà personali di ciascuno, atteso che la libertà propria, evidentemente, non può che trovare limiti nelle libertà altrui e, comunque, dovrebbe essere legata a contenuti etici minimali, universali, direi di diritto naturale, comuni a tutti.
Mi preoccupa questo lento progressivo inarrestabile decadimento della nostra società, dove la donna, insieme – in genere – al corpo umano, diventa un pauroso oggetto di mercimonio; dove culi e tette fanno “audience”; dove primeggiano il voyerismo e il gossip ad ogni momento; dove una generazione intera – e forse più – si riconosce in trasmissioni come “Il Grande Fratello”, con un ammasso di idioti strumento inconsapevole di un business mostruoso; dove le nuove tecnologie, internet compreso, vengono prevalentemente utilizzate per incontri più o meno clandestini, per ricerca di sesso ad ogni costo e di qualunque genere; dove ci si scandalizza per quelle che, oggi, non ho capito ancora perché, si chiamano “escort”, dimenticandosi di quell’altro popolo infinito di donne, non tutte extracomunitarie, agli angoli delle strade di periferia e sotto i ponti; dove ci si limita al fenomeno esterno e non si ha più il coraggio – o la volontà – di guardare e parlare delle cause.
Mi pare, infatti, di ricordare che, secondo un elementare principio di economia, l’offerta è anche condizionata dalla domanda.
Sì, sono preoccupato. Sono preoccupato anche quando mio figlio, ormai dodicenne, accende “internet”, forse anche più di quando comincia ad uscire, solo, con i suoi amichetti, andando non so dove o incontrando non so chi.
Ho le mie idee, a riguardo, pericolosissime perché ormai impopolari: in nome di una presunta ricerca del mito della “libertà”, una certa cultura ha distrutto ogni valore, soprattutto quelli che garantivano la dignità delle persona umana e del rispetto della vita di ognuno di noi. Con tutte le conseguenze che da questa bellissima realtà derivano.
Un giorno una persona, dichiaratamente non credente e militante a sinistra, mi confessò la sua soddisfazione perché i suoi figli, frequentando ambienti parrocchiali, avevano scoperto valori “importanti”. Non vorrei concludere in modo clericale, perché se c’è una cosa che in questo periodo mi infastidisce sono i laici che, anziché restare tali, sminuiscono il loro ruolo ed il loro compito e si mettono a fare predicozzi diventando chierici di secondo grado; ma mi pare che se non saremo in grado di riflettere, tutti, sull’importanza dei valori della vita, della dignità, della carità, della solidarietà, del rispetto, dell’amore vero, della giustizia, della gratuità, del dono, valori tipici e propri della tradizione cattolica, finiremo in malora.
A meno che non si voglia trasformare anche il nostro caro Paese in una grandiosa e novella Amsterdam, fino a qualche decennio fa conosciuta come la patria di mulini a vento e tulipani ed oggi, invece, …
Evviva la libertà.








