Adorazione dei magi

Per il giorno dell’Epifania mi andava di cercare un quadro particolare, diverso dai soliti e più comuni. Sono stato incuriosito da questa Adorazione dei magi sotto la neve, un olio su tavola del 1563 di Pieter Brugel il Vecchio.

La prima particolarità è stata la nevicata. Non che non vi siano altre opere analoghe con la neve, ma non ne ho trovate altre nelle quali l’autore propone la nevicata nel momento in cui cade, con il fiocchi di neve ben presenti sulla scena.

La seconda particolarità che si coglie, ben più importante, è la distrazione dei soggetti sulla scena rispetto all’evento. Se non fosse per il titolo, Adorazione dei magi sotto la neve, faremmo fatica a comprendere cosa l’Autore abbia rappresentato. Tra case, alberi, soldati, folla, venditori e finanche un lago ghiacciato, diventa difficile scorgere la scena dei magi, confinati sulla sinistra, secondaria rispetto alla centralità dell’opera, con i magi che quasi non si distinguono, confusi e mescolati tra altri personaggi. Di fronte a loro, un uomo completamente disinteressato dall’arrivo di quei magi, continua indifferente a tagliare la legna. Sulla destra, un piccolo lago ghiacciato, dove un bambino gioca con uno slittino; dietro di lui, un buco nel ghiaccio fatto per attingere l’acqua; sul muretto prospiciente, una donna – forse la madre del bambino – che sembra voler richiamare l’attenzione del bambino del pericolo del buco alle sue spalle.

Che strano… l’Autore rappresenta un tema religioso, ma sembra fare di tutto per nasconderlo, quasi a voler ridimensionare l’evento… Una scena di ordinaria quotidianità: trasportare merci, venderle, tagliare la legna, attingere l’acqua, giocare… Nessun elemento o segno iconografico che altri autori utilizzano per raffigurare la straordinarietà dell’evento. Poca luce, nessuno sfarzo, nessun elemento di ricchezza o di regalità…

Ho scelto questo quadro proprio per la indifferenza che traspare rispetto all’evento.

È un po’ quello che facciamo tutti noi, distratti da feste, festini, regali e libagioni varie. Pensiamo poco sia al Natale, al suo originario, profondo ed unico significato; meno che mai all’Epifania, alla prima manifestazione visibile di Colui che è nato.

Ci incontriamo, ci salutiamo, ci facciamo gli auguri, ci scambiamo doni. Un costume, ormai; una moda irrinunciabile. Poi continuiamo la solita vita; magari ignorandoci e spesso contrastandoci anche in famiglia sulle sciocchezze più banali.

Ed è proprio quanto, in dimensione finanche internazionale e ben più grave, sta accadendo in queste settimane, con guerre che non accennano a concludersi e nuovi focolai sempre pronti ad estendersi.

C’è qualcosa di strano… Festeggiamo formalmente una ricorrenza importante, la nascita e la manifestazione del “Salvatore”, come sentiamo proclamare durante le celebrazioni religiose cui – anche se non proprio “credenti praticanti” – in massa partecipiamo; ma continuiamo la solita vita, ignorandoci e quasi senza più speranza di cambiamento. Quale che sia. E mentre i magi giungono per l’adorazione nell’indifferenza generale, un bambino rischia di cadere nel ghiaccio…

Proviamo a superare la metafora figurativa? O ci adagiamo nel quieto vivere, cadendo malamente, distratti od ingenui, in quel buco?