Antipolitica? No. Antipolitici? Dipende…

Va crescendo in Italia, in Europa e nel mondo intero la tendenza all’antipolitica. Si è stanchi di assistere ad una certa gestione della politica che diventa inaccettabile, incomprensibile e, soprattutto, inadeguata. Per questo crescono la nausea e il distacco dalla politica.
È una moda che non condividiamo perché l’antipolitica significa disinteresse per la vita della polis , cioè della città. E questo torna a maggiore danno di quanti non esercitano il ruolo di politici e hanno demandato, forse inconsapevolmente o per eccesso di fiducia, l’esercizio di questa attività ad altri che poi si dimostrano incapaci e, peggio, artefici di rovinosi danni.
Quando il malessere, non immaginario ma reale, aumenta la società si trova esposta a gravi rischi di natura sociale, culturale, economica, politica, religiosa. È per questo che non si può accettare che qualcuno si dissoci dalla politica.
Bisogna saper vigilare, controllare, esaminare, giudicare e, al momento opportuno, intervenire con competenza e chiarezza facendo sentire la propria opposizione e condanna con tutti quei mezzi che il reale progresso e benessere umano esigono.
Si verifica spesso, e il danno va aumentando, che, invece, stanchi e stomacati dalla corrente gestione politica, molti si dissociano dicendo di non volerne sentire parlare. In questo caso, purtroppo, i “gestori della politica” diventano sempre più arroganti e insolenti assumendo uno stile da persone selvagge, dissennate, presuntuose, arroganti e libere di legiferare a loro gusto e piacimento. Fanno leggi, le modificano, le cambiano ritenendosi arbitri di tutto.
C’è una lotta implacabile perché il nuovo arrivato deve demolire quanto è stato disposto prima del suo avvento. Diventa costume consociarsi in vere consorterie “mafiose” che, apparentemente, si presentano sotto sembianze di nobiltà o di saggezza ma che in effetti fanno da corazza difensiva dei propri interessi.
Gli “antipolitica” tacciono perché, giustamente, disgustati. Quei tali ringalluzziscono. La polis , di conseguenza, cioè tutti i cittadini, subiscono danni incalcolabili. Per questo quanti adottano il principio dell’antipolitica sbagliano e si rendono complici del disordine.
Occuparsi di politica è un dovere. Spetta a tutti i cittadini rendersi presenti ed esercitare il compito di continua vigilanza sulla polis e di verifica su quegli uomini che si definiscono politici di professione e che sono stati eletti. Per questo ogni cittadino deve vivere la consapevolezza dell’essere un po’ il gestore ed il garante dell’agire politico.
Se invece parliamo di “antipolitici” dobbiamo dire che costoro sono quelle persone che hanno il diritto e il dovere, che sono propri di ogni cittadino, di porre in atto ogni opposizione giusta, civile, decisa e determinata ogni qualvolta un “politico” si comporta in maniera irresponsabile e non rispetta i principi comuni di onestà e moralità conformi alle leggi proprie della natura, codificate da antiche tradizioni, anche religiose, a favore della giustizia, della pace, dell’armonia, del benessere.
Ogni cittadino, ogni persona che ha il diritto e dovere di essere presente nell’agone politico, deve sapersi opporre con chiara e pronta determinazione, quando è necessario, contro certe leggi e contro quei politici che perseguono ideali in contrapposizione a quelli promessi da loro stessi.
Un “politico professionista” non va più ascoltato e deve essere deposto quando agisce in dissonanza dai principi di onestà e moralità universale.
È questo un diritto e dovere che ogni buon cittadino deve rivendicare ed attuare.
Non auspichiamo la lotta in nessun modo, compreso quella verbale, ma riteniamo sia urgente e doverosa la nostra opposizione contro uomini, idee, principi, forme istituzionali che moralmente sono insostenibili.
Non possiamo e non dobbiamo tollerare la immoralità, la disonestà, l’oppressione, la dittatura.
Non dobbiamo accettare le leggi che intaccano l’esistenza e la dignità della persona umana.
Ed allora, da questo punto di vista…ci dichiariamo “antipolitici” e rivendichiamo il primato dell’uomo.








