Basta con i venditori di fumo.

Sono passati una trentina di anni da quando esplose il fenomeno della televisione commerciale. Con essa, il fenomeno delle televendite.
Vendevano di tutto, ad ogni ora, come del resto anche adesso: piatti, pentole, mobili, tappeti, orologi, quadri, materassi, profumi e creme di bellezze, gioielli e guaine contenitive, numeri al lotto, prodotti finanziari e guarigioni da malattie gravi, regalando biciclette, viaggi e finanche speranze di vita.

Un bel giorno comparve uno che, dopo aver venduto molta altra roba, provò – in parte riuscendovi – a vendere anche case. Per la precisione case vacanza in Romania. Era Giorgio Mendella. In pochi anni costruì un impero dal nulla. Finì condannato per bancarotta fraudolenta.

In questi anni abbiamo assistito alla trasformazione della nostra società, sempre più massmediatica.
Abbiamo finito con il convivere con venditori di ogni genere.
Con l’avvento dei call center e della liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni e dell’energia, ognuno di noi si è abituato a ricevere, un giorno sì e l’altro pure, proposte di cambiamento di gestore per telefonia fissa, mobile, luce, gas.

Siamo ormai circondati da piazzisti di ogni genere. Tutto sommato ci abbiamo fatto l’abitudine. A volte rispondiamo con cortesia; altre volte chiudiamo la comunicazione e basta; altre volte ci divertiamo a mandare al diavolo il telefonista di turno che – poverino – prova solo a fare il suo lavoro.
Ci siamo abituati. Provano anche a venderci i finanziamenti con i quali dovremmo acquistare tanta bella roba.

Sì, è vero, ci siamo abituati. Solo che in questo periodo non provano a venderci solo quell’inutile tutto al quale siamo abituati. Provano a venderci anche altro. Ben altro. Provano a venderci anche la politica.
Provano a venderci le politiche. Le scelte. Siamo in perenne balia di imbonitori televisivi. Molti non vendono prodotti commerciali, ma vendono prodotti politici.

Non avrei mai pensato che ci saremmo abituati anche ai piazzisti politici. O ai politici piazzisti. O ai piazzisti della politica. Non è la stessa cosa.
In ogni caso, si tratta comunque di venditori di fumo.
Solo che il fumo purtroppo si riconosce dopo qualche tempo, quando l’arrosto è già bruciato ed il danno è bello e fatto. In questo caso non vale il diritto di recesso entro gli otto giorni. Il venditore di fumo della politica te lo piangi per molti anni e proprio non c’è verso di riconoscerlo. Figuriamoci se possa mai essere possibile riconoscerlo entro gli otto giorni dall’averlo scelto.

Una certa parte politica dell’attuale schieramento costituzionale ha infierito per vent’anni nei confronti di un politico, quello che nel tempo è diventato il leader dello schieramento indicato come “centro – destra”. Tra le tante accuse, quello di essere un imbonitore televisivo, un prodotto figlio di certa televisione commerciale che egli stesso aveva elevato a potenza.
A qualcuno è venuto anche il dubbio – in verità abbastanza fondato – che in realtà fosse lui, quel leader, ad essere il massimo risultato di un certo fenomeno consumistico tipico degli anni ’80.
Il dibattito tra chi lo ha amato e chi lo ha odiato è stato sempre fervente.
In parte lo è ancora.

Un bel giorno, ci si accorge che questo signore ha fatto il suo tempo e si prova a sostituirlo.
Facile a dirsi; molto più complicato a farsi.
Dopo alcuni tentativi andati malamente, si capisce che bisogna giocare ad armi pari. Così, il popolo sovrano si affida a due persone che dovrebbero salvare la Patria.
Uno è il prodotto di una contestazione mediatica che usa abilmente la rete per scatenare il dissenso nei confronti dell’autorità costituita; qualunque essa sia. Vengono accomunati tutti, senza esclusione. Tutti al macero. L’unica salvezza sarebbe questo nuovo vate, che da ex comico in declino diventa personaggio politico in auge.
Una certa parte politica sembra fiutare l’inganno e prova, a rimedio, una medicina diversa. Come un vaccino, per contrastare la malattia si pensa di poter utilizzare un anticorpo derivante dalla stessa malattia. Nasce l’alternativa ed arriva la seconda persona: un altro campione mediatico. Uno che parla per slogan e che a vederlo ed a sentirlo sembra che da un momento all’altro voglia proporti l’acquisto di qualche cosa. Magari una cosa che in altri momenti proprio non sapresti come utilizzare, ma a sentir lui ti è assolutamente necessaria; al punto che non se ne possa fare a meno.
In molti se ne innamorano, pensando che sia l’ultima disperata soluzione per voltare pagina e risalire la china. Soprattutto, così pensano larga, larghissima parte, di quello schieramento che per circa vent’anni aveva urlato nei confronti del primo prodotto televisivo.
Con la differenza che quello era un buon originale; l’ultimo, una sua brutta fotocopia. Praticamente un tarocco.

Analisi banale dell’ultimo nostro ventennio politico nazionale? Sarà la storia a dirlo. Lo capiremo quando saremo più obiettivi. Magari tra un’altra ventina di anni.
Nel frattempo, prendiamo atto che non si tratta solo di casi nazionali.

Imbonitori politici sono comparsi in ogni dove. Spesso gli abbiamo scelti e premiati. Ma non siamo più stati in grado di esercitare il recesso dopo l’acquisto. Tempo scaduto.

Personalmente sono stanco di tutte queste telefonate. Il venditore è tenace. Fa il suo lavoro. Deve vendere. Insiste e ti cerca con costanza. Proprio come una perenne campagna elettorale.
Così, oltre la metafora, rischi di non distinguere più la differenza tra gli originali ed i tarocchi, tra il buon politico ed il politico piazzista, tra chi offre e propone un buon prodotto e chi vende fumo.

Siamo ormai circondati da venditori di fumo. Un fumo così denso che stentiamo a riconoscere un buon prodotto.

Se non si fosse capito, così come per le telefonate, sono stanco dei venditori di fumo.
Sono anche preoccupato. Perché sono tanti. Perché se l’andazzo generale è di acquistare tarocchi televisivi, nel tempo ci siamo illusi di trasformarci tutti in piazzisti di successo. Un esercito di pallonisti sociali, abili commercianti di chiacchiere, che parlano e pontificano su tutto e tutti. Conoscono tutto lo scibile umano. Con un colpo di click dominano il mondo e trovano risposte.
Poi ti accorgi che i contenuti veri scarseggiano.
Ci pensi, rifletti, studi seriamente, verifichi le fonti. Sì, come si faceva un tempo.
Dopo lo studio, capisci che il pallonista ha colpito ancora. Colpisce spesso. Spesso fa male.

Basta, sono stanco.
Sono stanco dei venditori di fumo.
Sono stanco dei pallonisti sociali.
Sono stanco di chi pensa di risolvere i drammi interiori delle difficili scelte della politica attraverso il fuoco delle passioni piuttosto che con lo spirito della ragionevolezza.
Sono stanco di chi pensa che, urlando e sbraitando ai quattro venti le bontà di un prodotto, si possa persuadere tutti alla bontà di quel prodotto.
Sono stanco di chi quel prodotto lo acquista, ma poi viene a cercarti, sconsolato, per sapere se è possibile esercitare il recesso oppure fino a quando dovrà essere legato contrattualmente.

Ho voglia di buone proposte.
Cerco prodotti originali.
Cerco contenuti.
Prodotti di qualità.
La politica ha bisogno di qualità.

Basta con i venditori di fumo.
Prima di tutto speriamo che ci restituiscano la possibilità di scegliere, per quanto, poi, la scelta nei banchi del supermercato è sempre complicata. Tutto sommato, la concorrenza è un vantaggio, una risorsa da saper utilizzare. Basta avere le idee chiare su ciò che serva. Cosa serve per la politica? Qualità, competenza, esperienza, professionalità, disponibilità, sacrificio; ma anche studio ed amore per la vita. Quella di tutti.

È ora di imparare a fare la spesa. Dopo tutto, la vicenda delle case vacanza in Romania, con tanto di bancarotta fraudolenta, dovrebbe illuminarci. Ma forse non tutti conoscono quella storia. Purtroppo, come recita un famoso aforisma, chi non conosce la storia è condannato a riviverla.
Diamoci da fare.
Attenzione alla spesa.
Attenzione ai tarocchi.
Basta con i venditori di fumo.
Cambiamo il corso di questa storia. Perché anche quei pochi che hanno esercitato il diritto di recesso corrono il rischio di veder svanire ogni diritto (anche di speranza) per intervenuta prescrizione.