Biopolitica, tra sfida antropologica ed etica della vita

Tornare a scuola. Tornare ad ascoltare. Tra docenti universitari, politici di lungo corso e di prestigio, giornalisti, dirigenti pubblici. Lontano dalle amenità della trincea quotidiana. Tornare a sognare. Pensare, però, che anche qui non si riesce a tacere; a dare spazio al silenzio. Anche qui si sparano le fesserie più grosse. Magari per lasciar apparire una propria competenza, senza avvedersi che l’effetto che si ottiene è quello contrario.
Sono tornato a scuola. Mi fermerò fino a Marzo.
A scuola di biopolitica.
Nel bel mezzo delle problematiche, politiche e giuridiche, poste dagli attualissimi temi antropologici, che ci impongono di interrogarci continuamente sui limiti dell’umano e, rispetto a questi, sulle potenzialità della scienza e del diritto.
Una scuola che intende proporsi come un punto di raccordo tra ricercatori interessati ai problemi della biopolitica (filosofi, psicologi, scienziati, sociologi, teologi) e il mondo politico-sociale.
Una scuola che nasce con lo scopo di produrre un lessico alternativo rispetto a quello del pensiero decostruzionista e nichilista e gli strumenti utili per affrontare in modo nuovo i temi della sfida antropologica.
Una scuola che, soprattutto, intende fornire ai partecipanti gli strumenti per potersi proporre, in maniera qualificata, sia in alti momenti di discussione e di elaborazione teorica, ma anche di rappresentanza e di incidenza politica.
Forse hanno ragione i miei amici più cari. Non si prendono voti. Forse si perdono. Non so ancora perché ci sono andato; ma continuerò ad andarci, insieme ad altri trentanove in tutta Italia. Ci andrò. Perché, ancora una volta, vale la pena sognare. Vale la pena vivere. Se necessario, anche lontano dalla pur amabile e rispettabile trincea quotidiana…









