Cattolici per la politica, esigenza di fede.

Il dibattito sull’impegno dei cattolici in politica è sempre attuale e mai sopito. L’attualità del tema, in una considerazione di fondo: la politica, come la vita stessa, tutto il nostro mondo, ha bisogno dell’impegno dei cattolici. Soprattutto, necessita della loro testimonianza.

Ai cattolici, piuttosto che continuare ad interrogarsi sulla opportunità del loro impegno, che sia qualificato e coerente con i valori di riferimento, urge interrogarsi e confrontarsi sul come svolgere il loro ruolo nella società, che attende di essere animata.
Ai cattolici, forse più e prima che ad altri, compete adoperarsi affinché la comune presenza, questo nostro stare insieme nella vita e nel mondo, si ispiri primariamente al valore della carità.

Troppo spesso siamo portati a limitare o confondere la carità con la elemosina, utile ma non certo sufficiente. Carità significa affetto, benevolenza, amore. Carità è interesse per l’altro. Se si riflettesse sull’idea di carità, si potrebbe finanche evitare di scomodare i tantissimi documenti ufficiali della dottrina sociale della Chiesa (che purtroppo molti cattolici diffidenti verso l’impegno politico non conoscono affatto) che invitano i cattolici all’animazione del sociale.

Il concetto cristiano di carità coincide esattamente con quello che dovrebbe essere compito e fine della politica.
La difficoltà dell’impegnarsi politicamente non deve scoraggiare.
In un contesto sociale sempre complesso e tormentato, la tentazione di lasciar perdere tutto è sempre elevata. Limitarsi nell’impegno legittima, però, la crescita di altre etiche, altre filosofie, altri valori.
A noi tutti, credenti non può sfuggire come ogni giorno, al sorgere di ogni aurora, si apra una nuova vita. Un’avventura straordinariamente bella e che deve essere vissuta nel migliore dei modi, amandola e rispettandola.
A noi tutti, credenti, non può sfuggire come, unitamente agli altri impegni, tipici e rinvenienti dalla fede che professiamo, occorra curare la propria coscienza civica. Anche attraverso l’impegno, mai improvvisato, sempre attento e responsabile, alla partecipazione politica attiva. Per questo urge formarsi alla politica. Tanto più nell’attuale momento di crisi dei partiti politici tradizionali, che – per quanto con difficoltà – in qualche modo avviavano alla partecipazione politica.

Per un credente formarsi alla politica significa imparare ad interpretare i fenomeni storici alla luce del Vangelo, lasciandosi ispirare – prima nelle scelte, poi nelle condotte, dalle singole azioni quotidiane alle più complesse attività civiche – dall’unico modello possibile: l’Uomo, il Lògos incarnato, sapienza divina fattasi Vita.

Che la disaffezione o il disinteresse, allora, dipendano dalla difficoltà dell’impresa? È possibile. Anche qualcun altro avrebbe potuto preferire un più comodo giaciglio ad una grotta, un divano confortevole a peregrine predicazioni, una vita serena alle sofferenza della passione e della morte. Forse, più semplicemente, dimentichiamo che “Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici” (Gv. 5, 13). Nonostante tutto, c’è sempre chi, pur professandosi cattolico e credente, continua a dubitare del bisogno di impegnarsi politicamente.