Cercando valori ispiratori

Riordinando vecchi libri, mi capita tra le mani un libro del poeta latino Orazio. Una buona occasione per sfogliarne le pagine ed – ecco – alcuni miei appunti a margine, a matita, indicano il tema della necessità di reprimere la corruzione e quella di educare la gioventù. Con la precisazione che dalla corruzione ci si può liberare applicando alla collettività ed alla vita pubblica gli stessi valori applicati nella vita domestica. Tra tutti, quella della paupertas, fonte di bontà e di pace, fondamento della virtù e dell’educazione della nobilitas.

Orazio è il poeta che, poco incline a scelte radicali, fece della mediocritas una scelta di vita. Forse perché presenti in lui due tendenze, due filosofie di vita, due atteggiamenti speculativi.

Quegli appunti a matita concludono per la necessità di opporre il decadimento sociale ed una certa crisi della famiglia con i valori fondamentali della società umana.

Dita e mani si fermano ed i pensieri fuggono altrove. Mi distraggo. Mi interrogo su quali siano, quali possano essere, i valori fondamentali della società umana in grado di opporre il decadimento sociale e la più generale inquietudine presente in ognuno, preso dalle fatiche quotidiane e da una vita che scorre veloce, quasi inconsapevolmente. Ma ci sono momenti e periodi in cui certe risposte sono particolarmente complicate.

In difficoltà, non trovo risposte soddisfacenti. Avrei voglia di chiedere aiuto a qualcuno. A chi? Se fosse possibile, anche a chi in questo momento mi legge. Suvvia, pensateci anche Voi. A quali valori ispirarsi? Avete risposte semplici ed efficaci?

Nel bel mezzo di una simil crisi esistenziale, mi sovviene in aiuto un ricordo: Orazio era il poeta preferito di un mio educatore, docente liceale di Latino e Greco. Torno davanti alla libreria e riapro quel libro. Era suo, regalatomi tra molti altri testi classici. “Devo lasciarli a qualcuno cui potranno interessare…”.
Ricomincio a girarne le pagine. Trovo un altro appunto, ma questa volta la grafia è dell’originario proprietario. Poche parole per evidenziare come, in Orazio, quella della paupertas va ben oltre la più comune significazione di una condizione di indigenza, riferendosi anche ad una “…dimensione etica più che economica.”.

La paupertas oraziana è una dimensione anche interiore che, fonte di bontà e di pace, viene celebrata quale fondamento della virtù e dell’educazione della nobilitas, cioè di quella classe sociale che, pur provenendo da radici familiari umili, riesce ad accrescere il proprio ruolo finanche raggiungendo i prestigi della “politica”, anche condizionandola. La concezione della virtù passa, così, da una dimensione astratta alla concretezza dell’educarsi alla vita pubblica attraverso la valorizzazione della paupertas.

Nuovamente mi distraggo. Scorgo qualche analogia con la raccomandazione alla “povertà in spirito”, cioè ad una dimensione di umiltà e docilità; di opposizione all’orgoglio ed alla superiorità rispetto agli altri; all’attenzione ai benefici altrui, più che ai propri interessi; al non temere le sofferenze della vita; all’attenzione ed alla cura anche delle piccole cose; a non discriminare, ma servire tutti. Sarà pure una raccomandazione evangelica e qualcuno potrebbe storcere il naso proprio pensando alla fonte. Invece a me sembra che, ben oltre la fonte da cui promana, possa assurgere ad una raccomandazione laica, di più larga condivisione.

Non saprei… Riuscite ad individuare altri valori da proporre a fondamento della società?