Contributi sul ruolo dei cattolici in politica.

Nel precedente numero è stato pubblicato un articolo, a firma di Eugenio Scagliusi,  Un nuovo spazio per i cattolici in politica.
Partendo dal disagio vissuto da molti cattolici a causa della mancanza di un partito strutturato dove poter esercitare con coerenza la propria vocazione politica, l’articolo sollecitava una riflessione sulla possibilità che la Chiesa, in prima persona, si faccia soggetto promotore della creazione dello spazio mancante.
L’Autore era ben consapevole della delicatezza della questione e dei documenti del Magistero; tuttavia si interrogava se l’auspicio dell’animazione temporale non richiedesse, nell’attuale condizione storico – sociale della politica italiana, particolarmente frastagliata, la concretezza della presenza dei cattolici in uno spazio unitario.
Sono giunti in redazione alcuni contributi, che qui di seguito si pubblicano, a stralci, per arricchire la comune riflessione. 

Felice Sportelli  

Quello della collocazione dei cattolici in politica è tema sempre attuale e che si avverte oggi più che mai. Dalla lettura dell’articolo in riflessione si percepisce la tensione ideale, unita al “disagio” e alla dolorosa “solitudine”, del cittadino cattolico che, pur avvertendo come ineludibili le sfide del tempo presente, avverte “la mancanza di un proprio spazio”, che renda possibile l’esercizio della Politica intesa come arte di governare la Città degli Uomini al servizio dell’Uomo (le maiuscole in questo caso sono d’obbligo). La lettura è corsa veloce sino alla proposta finale che, a primo acchito, sembra una provocazione, laddove si individua nella Chiesa Cattolica, “la funzione di madre vigile, regina costruttrice di occasioni, guida illuminata per tutti i fedeli laici impegnati nelle funzioni politiche di governo”, unico soggetto che può «farsi diretta promotrice di un “partito” che coaguli le plurime energie cattoliche presenti nella galassia politica italiana».

Consapevole che l’Autore dell’articolo in esame conosce molto bene i numerosi interventi e documenti della Chiesa in cui si ribadisce che essa non si identifica con nessuna forza politica o partito, dopo la sorpresa iniziale sono andato a rispolverare dalla libreria un saggio pubblicato venti anni fa – e questo la dice lunga sull’attualità ed urgenza del tema – dalle Edizioni VIVERE IN dal titolo I cattolici nella democrazia pluralista, a firma del compianto Gino Concetti, francescano, autore, giornalista e per anni teologo dell’ Osservatore Romano, internazionalmente noto per i suoi interventi e le sue pubblicazioni su problematiche etico-giuridiche e sociali. Nella presentazione si fa riferimento ad una situazione storica “fluida, confusionaria, in continuo cambiamento, a causa di partiti, movimenti, schieramenti e alleanze che si formano e si scompongono”, che aumenta la responsabilità dei cattolici impegnati in politica, che certo non vanno vincolati “a dare vita ad un unico ed esclusivo schieramento”, ma la cui collocazione “non può prestarsi a strumentalizzazioni che incentivino la frammentazione partitica e politica”.
Più avanti, nel II capitolo dedicato alla collocazione dei cattolici in politica, padre Concetti osserva che “la divisione dei cattolici in una pletora di partiti e partitini non corrisponde agli ideali del Vangelo né alle esigenze della fede, la quale se non necessariamente postula l’unità politica dei cattolici in una sola organizzazione non ne favorisce certo la dispersione, la polverizzazione, la diaspora”.

A distanza di vent’anni dalla riflessione di padre Concetti si può affermare, senza tema di smentita, che dispersione, polverizzazione e diaspora si sono accentuate a scapito del qualificato contributo che i cattolici sono chiamati a dare per la costruzione di una società più giusta e libera, all’insegna di un “nuovo umanesimo” che restituisca all’uomo la piena comprensione dei valori di fondo della sua esistenza e della sua storia personale e sociale.

Sì, forse sono proprio maturi i tempi affinché i cattolici convergano in una “casa comune”, in una formazione politica unitaria sicuramente laica (non laicista) e non confessionale, non eterodiretta dalle gerarchie ecclesiali, che assuma però con chiarezza come cornice ideale d’ispirazione i principi e i valori della morale cattolica – che significa universale – e del magistero sociale cristiano, principi e valori da testimoniare e perseguire nei programmi elaborati e nei vissuti individuali.
Chi deve farsene promotore?
A mio parere è necessaria un’iniziativa “diffusa e partecipata” dell’intera comunità dei cattolici, pienamente responsabilizzata e coerente con la sua identità, chiamata preliminarmente a verificare la sua visione dell’uomo e della società, spesso incrostata di laicismo ed individualismo e appiattita sul presente, con l’autentico patrimonio dottrinale della Chiesa valido per tutti e in tutti i tempi.

Vitantonio Galluzzi

L’articolo su un nuovo spazio per i cattolici in politica, ovvero sulla necessità di un nuovo partito di ispirazione cattolica di cui possa farsi promotrice la Chiesa Cattolica, sollecita alla riflessione se, oggi, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-65) e a trentadue anni dalla caduta del Muro di Berlino (1989), ve ne siano le condizioni.

Sul piano costituzionale, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che trova nella Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948 il suo fondamento. I cattolici hanno dato un prezioso contributo allo sviluppo della società italiana nei diversi periodi storici successivi al secondo conflitto mondiale, sia come singoli sia nelle diverse forme associative [Fuci, Acli]. Per altro verso, la Costituzione Conciliare su “La Chiesa nel mondo contemporaneo” Gaudium et Spes (1965) ha stabilito che “La Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico” (G.S., 76 e ss.) e ancora “La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due…sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane”.
Ne vengono così distinti e precisati i rispettivi campi.

Su queste premesse, pur riconoscendo che oggi vi sia un vuoto provocato dalla degenerazione dei partiti, non sembra necessario un nuovo partito cattolico. La stessa Democrazia Cristiana, ispirandosi al Partito Popolare di don Sturzo, ha svolto un ruolo importante nella ricostruzione dell’Italia e nel successivo miracolo economico; ma questo compito è definitivamente cessato con la caduta del muro di Berlino nel 1989, anche in ragione della scomparsa del pericolo comunista che aveva poteva anche averne giustificato la nascita.
Oggi i problemi sono altri. La pandemia soprattutto.
E’ necessario il contributo di tutti, in quanto cittadini dello Stato, per il bene comune.
Va estirpata la mala pianta della corruzione, eliminata la macro criminalità con i carichi di droga, risolvere il problema della burocrazia che blocca questo paese, intervenire sulle nostre periferie, dare un senso alle aspettative deluse dei giovani, affrontare i problemi del nostro Mezzogiorno.
Alla soluzione di questi temi sono chiamati tutti i cittadini, laici e cattolici, indifferentemente. Per cui converrebbe prodursi in iniziative che superino le divisioni partitiche e guardino piuttosto alla soluzione di questi problemi reali.

Antonino Leo

La lettura dell’articolo induce diverse considerazioni sul presupposto che l’impegno di un laicato maturo nel panorama socio politico attuale sia sempre più urgente ed inderogabile.

La prima considerazione riguarda la solitudine che, oggi più di ieri, vive il cristiano impegnato in politica; tale solitudine spesso nasce dalla mancanza di quella “solidarietà operosa” agita da una comunità che condivide i valori e le scelte e supporta colui che è impegnato politicamente. Sono più che mai necessarie scuole di formazione politica che, partendo dal fondamentale approfondimento del magistero della Chiesa in ambito socio-politico, diano anche gli strumenti necessari innanzitutto per imparare a leggere la storia ed interpretare i segni dei tempi, ma anche affinché le idee ed i valori condivisi e approfonditi vengano poi tradotti nei linguaggi più moderni ed incisivi.
L’impressione è che la mancanza di “solidarietà operosa” sia dovuta non a mancanza di volontà o di condivisione, ma piuttosto a mancanza di strumenti adeguati ad attuarla. In altri termini se la dottrina sociale della Chiesa, diligentemente studiata ed approfondita dal laicato, non diventa concretezza di vita essa rimane sterile, rimane esercizio di pura retorica.
D’altra parte, il ruolo della Chiesa non può restare relegato alla creazione di una dottrina magisteriale, ma allora potrà dirsi completo quando accompagna la incarnazione del messaggio donato nel contesto sociale in cui viviamo ed operiamo.

La seconda considerazione è che la Chiesa istituzione non deve e non può semplicemente o solamente scendere in campo accanto al laicato impegnato in politica; ma la Chiesa che è “ecclesia”, cioè comunità, quella Chiesa in cui clero e laici vivono pienamente radicati in Cristo, deve interrogarsi comunitariamente su come oggi sia più opportuno scendere in campo nella polis.
La riflessione riveste il carattere dell’urgenza: è indifferibile lo sforzo di proporre l’alternativa valoriale che mette l’uomo al centro di ogni processo, e che è propria del cristianesimo.
Il problema è il come ripartire.
Certamente la presenza dei cattolici in politica ha fatto storia nel nostro Paese, una storia oggi non replicabile ma che è da considerarsi come bagaglio da cui trarre un insegnamento.
La disintegrazione di questa esperienza politica ha portato all’irrilevanza della presenza dei cattolici in politica, presenza sparsa nell’attuale galassia politica italiana che non fa emergere la novità dei valori cristiani.
Forse sarebbe auspicabile ed urgente la costruzione di una casa comune in cui il laicato cattolico impegnato in politica possa ritrovarsi insieme, fare rete per poter essere protagonisti ed incisivi nell’attuale contesto socio politico italiano.

Pubblicato nella rivista bimestrale “Vivere In”, 2/2021, 22 – 24

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