Dare il meglio di sè. Nella vita e nello sport

La vita è fatta di sfide; sfide continue e sorprendenti, individuali e collettive. A volte volute, altre occasionali e pur tuttavia generate da desideri ed aspettative di ognuno, anche intime e segrete.
Appartiene alla naturale condizione della persona aprirsi alle esperienze più disparate, sempre nuove ed imprevedibili.
Ogni giorno comporta una diversa aurora, mai ripetitiva, che ci apre la possibilità di ideare propositi, fissare obiettivi, programmare iniziative, scegliere percorsi; adoperarsi per raggiungere traguardi, ottenere risultati, produrre comunque iniziative.
Questo percorso, il vivere, trova una significativa corrispondenza nello sport, che, sia esso o no agonistico, con tutte le sue sfide da vincere o da perdere, costituisce una fedele metafora della vita.
In entrambi, vita e sport, la sconfitta non è mai definitiva, aprendosi prospettive di occasioni di rivincita e riscatto. In fondo, praticare sport, nutrendosi di attese e speranze di risultati, allena alla vita: perché consente di rimeditare la sconfitta, di abituarsi al confronto, di arricchire vicendevolmente le personalità di ognuno.
Conviene, allora, praticare sport, riconoscendogli il giusto valore formativo di vita.
Lo sforzo, la fatica, la sfida del superarsi in una disciplina atletica diventa anche stimolo per migliorare sempre come persona in tutti gli aspetti della vita, anch’essa sforzo, fatica, sfida quotidiana.
Dare il meglio di sé.
Lo sport, con la sua tradizione antica e plurimillenaria, custodisce in sé un patrimonio antropologico da sempre fatto oggetto di valorizzazione. Lo si indaga sotto molteplici aspetti: dal sociale al mediatico, dal culturale al costruttivo strutturale, dall’economico al giuridico.
Un fenomeno complesso e variegato, quello sportivo, meritevole di significativa cura ed attenzione anche dal mondo cattolico, interessato ad approfondire la stretta correlazione esistente da sport e vita perché possano illuminarsi a vicenda.
Le attenzioni del mondo cattolico sono recentemente culminate nel documento pubblicato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita dal titolo Dare il meglio di sé.
Sulla prospettiva cristiana dello sport e della dimensione umana.
L’espressione “dare il meglio di sé” è stata utilizzata spesso da papa Francesco.
In particolare, si riferisce al discorso rivolto dal Pontefice alle associazioni sportive il 07.06.2014, in Piazza San Pietro, in occasione del settantesimo anniversario del Centro Sportivo Italiano.
L’esortazione del Pontefice è non solo a giocare, ma – ben più – a “mettersi in gioco”, nella vita come nello sport, non accontentandosi “…di un pareggio mediocre, ma dando il meglio di sé stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre.”
Prospettive cristiane sullo sport.
Il documento è stato predisposto per raccogliere “il pensiero e i desideri della Chiesa Cattolica relativi alla pratica sportiva, sia quella svolta a livello professionale sia quella di tipo amatoriale.”
È quanto ha dichiarato il cardinale Kevin Farrel, prefetto del Dicastero , in occasione della presentazione ufficiale del documento, lo scorso giugno. Nel suo messaggio di saluto, Papa Francesco ha indicato lo sport quale “luogo di incontro”, un “ambito privilegiato” dove “persone di ogni livello e condizione sociale, senza distinzione di razza, sesso, religione o ideologia, si incontrano per un risultato comune”, costituito dal “competere per raggiungere una meta insieme, partecipando a una squadra in cui il successo o la sconfitta si condivide e si supera.”
Il documento offre una sintesi del fenomeno sportivo, con uno sguardo sulle sfide e sulle derive dello sport.
Il tutto in cinque capitoli: il rapporto tra la Chiesa e lo sport (capitolo 1); una descrizione del fenomeno sportivo con uno sguardo attento alla persona umana (capitoli 2 e 3); alcune sfide odierne che lo sport è chiamato ad affrontare (capitolo 4); la Chiesa e la pastorale dello sport (capitolo 5).
L’interesse sotteso è quello di pensare lo sport al servizio della crescita e dello sviluppo integrale della persona.
Ne emerge la necessità di promuovere “uno sport per la persona” in grado di dare senso e pienezza alla vita, in grado di valorizzare pienamente la persona, la sua crescita personale e morale, sociale, etica e spirituale. La pratica sportiva, infatti, si legge nelle motivazioni iniziali del documento, citando Papa Francesco in un discorso del 23.11.2013 ai membri del Comitato Olimpico Europeo, “…stimola a un sano superamento di sé stessi e dei propri egoismi, allena allo spirito di sacrificio e, se ben impostato, favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali, l’amicizia, il rispetto delle regole…” .
Lo sport palestra di vita.
Lo sport, insomma, come vera palestra di vita in cui le virtù della temperanza, dell’umiltà, del coraggio, della pazienza, possono essere interiorizzate e fatte proprie; in cui ci si incontra con ciò che è bello, buono e vero; in cui è possibile testimoniare la gioia di vivere; in cui si forma ed arricchisce l’esperienza di giustizia, sacrificio, gioia, armonia, uguaglianza, rispetto e solidarietà.
Senza trascurare, d’altra parte, le possibili devianze e comportamenti negativi della pratica sportiva moderna che, piuttosto che valorizzare la persona, il suo corpo, lo sviliscono: i processi di “automatizzazione” degli atleti, spesso innaturalmente sottoposti ad allenamenti eccessivi addirittura dannosi, in vista del solo interesse al successo ed alla speranza di medaglie, record, borse di studio scolastiche, contratti di sponsorizzazione e ricchezza; il fenomeno del doping ; la corruzione; i comportamenti negativi di tifosi e spettatori.
Sono i rischi derivanti proprio dalla grande importanza che lo sport riveste a livello mondiale, quando lo si utilizzi e riduca a veicolo di interessi, scelte politiche e dimostrazioni di potere, in vista di una cieca ricerca di profitto finanziario o per assecondare tendenze nazionalistiche.
I rischi
Ad essere accusata è la pratica dello sport per “vincere a tutti i costi”.
Quando ci si concentri esclusivamente sul successo sportivo, sia fatto per ragioni personali, politiche o economiche, l’essenza positiva, la valorizzazione dei diritti e del benessere di ogni partecipante, si riduce a ruolo marginale. Scompare la dignità della persona; emerge la misura della efficienza. Si riduce l’importanza stessa della persona, finanche sminuita a merce.
Con il rischio di ridurre lo sportivo a “mera mercanzia da cui trarre profitto” (cap. 4.1).
È invece necessario cogliere gli aspetti più tipici e positivi della pratica sportiva per farne alimento vitale. Tra tutti, la gioia della pratica stessa; l’armonia corporea che ne deriva, fisica sociale e spirituale, riconosciute come fondamentali per la salute psicologica ed il benessere generale della persona; il coraggio quale giusto equilibrio tra codardia e spericolatezza; la promozione di condizioni di uguaglianza, di rispetto e di solidarietà tra diversi.
È vero, lo sport costituisce una straordinaria metafora della vita, terreno di scontro tra forza e fragilità, tra fatica e riscatto, tra senso del limite e finitezza e desiderio di speranza e di anelito all’infinito. Perché, come ha sottolineato il teologo Hans Urs von Balthasar, la capacità estetica dell’essere umano è anche una caratteristica decisiva che stimola la ricerca sul significato ultimo dell’esistenza.
In tal modo, con una visione antropologica integrale, lo sport diventa uno straordinario campo in cui la persona fa esperienza delle verità fondamentali su di sé e del significato ultimo della propria esistenza.
NOTE:
prefazione dal libro “Lo sport, valore di promozione umana. Tra diritto allo sport ed etica per lo sport.”
prefazione pubblicata nella rivista “Vivere In” 6/2018 – libro pubblicato Gennaio 2019 :
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