“Democrazia”, termine abusato o travisato?

Nelle ultime settimane il termine democrazia è stato utilizzato più del solito. Per la verità, da molto tempo ed in molte occasioni ho dubitato che della frase “è in gioco la democrazia” se ne facesse uso esagerato e comunque improprio.

Il Corriere della sera di ieri, 13 luglio 2015, ha pubblicato una riflessione dello storico e filosofo Umberto Curi secondo cui la frase più volte ripetuta in questi giorni, quella della Grecia come “culla della democrazia”, in realtà costituisca un luogo comune e finanche un “un falso storico”. Curi scrive, tra le altre cose: “Ammesso e tutt’altro che concesso, che la democrazia sia nata in Grecia, non solo essa compare in una accezione del tutto incommensurabile, rispetto all’accezione corrente del termine, ma è accompagnata da argomentati giudizi che ne mettono radicalmente in discussione il primato, rispetto ad altre forme di governo” .

A differenza dei politici e non, blogger , commentatori e frequentatori vari di social network che si sono spesi sul tema, personalmente mi interessa poco dibattere se la Grecia sia stata o no la “patria della democrazia”, quantomeno per come oggi la intendiamo. Ma reminiscenze giovanili, al più rinfrescate da letture frugali, mi hanno indotto a ricordare come in effetti il termine demokratìa avesse originariamente un significato tutt’altro che positivo.
Non credo che tutti quelli che in questi giorni hanno usato il termine democrazia sappiano, prima di tutto, che nella accezione originaria la parte finale del termine, kratòs , non si riferisse semplicemente al “potere”, ma al potere derivante dall’uso improprio della forza. Né, poi, credo sia noto come il termine dèmos identificasse non già tutto il popolo, ma la sola parte di esso in possesso di alcuni requisiti. Di certo ne erano escluse le donne, oltre agli “schiavi” ed agli stranieri. Il termine democrazia , dunque, aveva una valenza del tutto negativa, quasi una “dittatura del popolo”.

Erano ben altri i termini utilizzati per indicare un giusto ed equilibrato sistema politico. Si parlava di isonomìa per intendere l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, come di isegorìa quale uguaglianza di tutti ad intervenire pubblicamente, di eleutherìa per intendere la libertà in genere e di parresìa , specificamente, per la libertà di parola.
Le presenze del dèmos come regime popolare sono limitate e concentrate nel dibattito sulle costituzioni, verso la metà del V secolo.

Al contrario, la prevalenza dell’accezione negativa deriva dal contestare a questa forma di governo il privilegiare i molti cattivi, rispetto ai pochi buoni, consentendo il governo da parte di molti, indistintamente, piuttosto che dei migliori, degli àristoi . Demokratìa , insomma, identificava il dominio coercitivo, esercitato con la forza solo da una parte del popolo (con certa esclusione delle donne) e comunque rappresentativa della componente sì maggioritaria ma non certo qualificata di quel popolo.
Non a caso, la  Costituzione degli Ateniesi ( Athenàion politéia ), il cui autore è rimasto ignoto, si risolve in una pesante critica al governo ateniese (dunque limitato alla regione dell’Attica e non già riferibile a tutta l’Ellade), di cui si sottolinea l’ignoranza dei governanti, un insieme di individui poco qualificati che in una città governata saggiamente, come in un regime aristocratico, non avrebbero neanche diritto di parola!

Non sfuggano, poi, le pesanti riserve nei confronti della demokratìa da parte dei due grandi filosofi dell’antichità, Platone ed Aristotele. Il primo che relega la demokratìa al quart’ultimo posto tra i regimi governativi (dopo l’aristocrazia, la timocrazia e la oligarchia) a causa del rischio che essa conduca al quinto, alla tirannia, quale conseguenza dei comportamenti demagogici legati alla ricerca del consenso. Il secondo che la considera la migliore tra le forme di governo imperfette, sia in quanto degenerazione della timocrazia, sia in quanto a sua volta a rischio di scivolare nella tirannide.

Ed allora, forse sarebbe il caso di intendersi sul significato delle parole, prima di lasciarsi trasportare da improprie tifoserie. Una cosa è certa: la critica più serrata all’idea di democrazia quale forma di autogoverno da parte del popolo proviene da quella regione che – si sostiene – ne sarebbe stata la sua culla ma che oggi rischia di conoscerne le degenerazioni.