Donne per la “pòlis”.

Sembra che la metà della pòlis sia donna.
Lo riconosceva Aristotele e prima ancora di lui Platone.

Proprio il filosofo ateniese sosteneva, inoltre, che tra uomo e donna non vi fossero differenze di qualità ma solo di quantità. Probabile ragione che indusse Platone a poter assegnare alla donna un posto di rilievo anche nel governo delle città, non solo nel privato.

Forse è stato necessario tempo. Ma ormai i risultati sono acquisiti.
Le donne esercitano poteri ed hanno capacità di influenza determinanti.

Forse non è ancora abbastanza.  “Le donne vengono con la marea” , scriveva nel 2007 Giovanna Fiume nel suo “Donne, diritti, democrazia” (Roma, 2007, pag. 246).
Come dargli torto?

Secondo la tesi proposta nel testo, la partecipazione delle donne alla politica attiva sembra nascere da momenti di risveglio della società civile.
In questi momenti le donne assumono poteri e responsabilità maggiori; poteri e responsabilità che poi abbandonano nei tempi di risacca.

Così, a volte l’impegno politico delle donne sembra un impegno debole e secondario se confrontato con il maggiore e principale impegno sociale e familiare.

Per noi la figura della donna può costituire l’essenza di potere forte, buono e moderatore.
Essenza di amore e cura costante anche nella pòlis in cui vive.
Proprio come quello per la sua famiglia, per i suoi figli e per il suo uomo.

La pòlis ha bisogno di questa essenza. Cura, attenzione e dedizione.
Una donna potrebbe; tante donne ci riuscirebbero. Ci siete?