È il natale dell’omaccio con la barba bianca e vestito di rosso, o di qualcun altro?

fotografia: Natività, di Stefano da Putignano
Chiesa di Santa Maria Assunta, Polignano
pietra locale dipinta, 1520 – 1530

Ne parlano tutti, anche i non credenti. Per cui lo spirito natalizio, evidentemente, deve essere un qualcosa di straordinario e di universale, un atteggiamento dell’animo, una condizione per la quale, almeno in questo periodo dell’anno, lasciata ogni frenesia, trionfano gioia, serenità, bontà.

Non posso credere che questo sia dovuto all’omaccio fuori forma, vestito di rosso e con la barba che la “The Coca Cola Company” disegnò per prima sulle bottigliette. Piuttosto, il 25 dicembre deve essere collegato ad un evento che in qualche maniera ha condizionato il mondo intero. In effetti, mi pare che il 25 dicembre sia il natale di qualcun altro.

Nell’anno 204, Ippolito di Roma indicò per la prima volta, con chiarezza, nel suo commento al Libro del profeta Daniele, il 25 dicembre come la data storica della nascita di Gesù. Qualche esegeta nota, poi, che in quel giorno si celebrava la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, istituita da Giuda Maccabeo nel 164 avanti Cristo.
La coincidenza di date viene a significare, per i cristiani, che con Gesù, apparso come luce di Dio nella notte, si sia realizzata veramente la consacrazione del tempio, l’avvento di Dio su questa terra.

Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel IV secolo, quando essa prese il posto della festa romana del Sol invictus, il sole invincibile; si mise così in evidenza che la nascita di Gesù è la vittoria della vera luce sulle tenebre del male e del peccato.

Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda il Natale si è sviluppata nel Medioevo, grazie a san Francesco d’Assisi, che era profondamente innamorato dell’uomo Gesù, del Dio-con-noi.
Il suo primo biografo, Tommaso da Celano, nella Vita seconda racconta che san Francesco «Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano» (Fonti Francescane, n. 199, p. 492).

Da questa particolare devozione al mistero dell’Incarnazione ebbe origine la famosa celebrazione del Natale a Greccio.
Essa, probabilmente, fu ispirata a san Francesco dal suo pellegrinaggio in Terra Santa e dal presepe di Santa Maria Maggiore in Roma.
Ciò che animava il Francesco era il desiderio di sperimentare in maniera concreta, viva e attuale l’umile grandezza dell’evento della nascita del Bambino Gesù e di comunicarne la gioia a tutti.

Nella prima biografia, Tommaso da Celano parla della notte del presepe di Greccio in un modo vivo e toccante, offrendo un contributo decisivo alla diffusione della tradizione natalizia più bella, quella del presepe. La notte di Greccio, infatti, ha ridonato alla cristianità l’intensità e la bellezza della festa del Natale, e ha educato i cristiani a coglierne il messaggio più autentico, il particolare calore, e ad amare ed adorare l’umanità del Dio fatto uomo.

Tale particolare approccio al Natale ha offerto alla fede cristiana una nuova dimensione. Con san Francesco e il suo presepe venivano messi in evidenza l’amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità, che nell’Incarnazione del Lògos si manifesta agli uomini per insegnare un nuovo modo di vivere e di amare.

Sempre il Celano racconta che, in quella notte di Natale, fu concessa a Francesco la grazia di una visione meravigliosa. Vide giacere immobile nella mangiatoia un piccolo bambino, che fu risvegliato dal sonno proprio dalla vicinanza di Francesco. E aggiunge: «Né questa visione discordava dai fatti perché, a opera della sua grazia che agiva per mezzo del suo santo servo Francesco, il fanciullo Gesù fu risuscitato nel cuore di molti, che l’avevano dimenticato, e fu impresso profondamente nella loro memoria amorosa» (Vita prima, op. cit., n. 86, p. 307).
Questo quadro descrive con molta precisione quanto la fede viva e l’amore di Francesco per l’umanità del Dio fatto uomo hanno trasmesso alla festa cristiana del Natale: la scoperta che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù.

Grazie a san Francesco, il popolo cristiano ha potuto percepire che a Natale Dio è davvero diventato l’Emmanuele, il Dio-con-noi, dal quale non ci separa alcuna barriera e alcuna lontananza. In quel Bambino, Dio è diventato così prossimo a ciascuno di noi, così vicino, che possiamo dargli del tu e intrattenere con lui un rapporto confidenziale di profondo affetto, così come facciamo con un neonato.
In quel Bambino, infatti, si manifesta Dio-Amore: Dio viene senza armi, senza la forza, perché non intende conquistare, per così dire, dall’esterno, ma intende piuttosto essere accolto dall’uomo nella libertà; Dio si fa Bambino inerme per vincere la superbia, la violenza, la brama di possesso dell’uomo.
In Gesù Dio ha assunto questa condizione povera e disarmante per vincerci con l’amore e condurci alla nostra vera identità. Non dobbiamo dimenticare che il titolo più grande di Gesù Cristo è proprio quello di “Figlio”, Figlio di Dio; la dignità divina viene indicata con un termine, che prolunga il riferimento all’umile condizione della mangiatoia di Betlemme, pur corrispondendo in maniera unica alla sua divinità, che è la divinità del “Figlio”. La sua condizione di Bambino ci indica, inoltre, come possiamo incontrare Dio e godere della Sua presenza.
È alla luce del Natale che possiamo comprendere il messaggio del diventare come bambini.
Chi non ha capito il mistero del Natale, non ha capito l’elemento decisivo dell’esistenza cristiana: accogliere il Figlio di Dio con il cuore dei bambini.

Sono stato indotto a questa piccola ricerca perché volevo capire come mai proprio la data del 25 dicembre ed il suo significato.
Mi convinco sempre più come, a prescindere dalla fede di ognuno di noi, i valori che risalgano alla tradizione cristiana siano quelli universalmente validi.
Se lo spirito natalizio coinvolge tutti, anche i non credenti, dovrà pur esserci una ragione…
A meno che non si voglia pensare che i non credenti si facciano prendere solo ed esclusivamente dalla frenesia consumistica di questi giorni. Ma se così fosse, sarebbero proprio stupidi. Ma così non è. Mi piace, invece, pensare che anche per loro quel giorno, il 25 dicembre, deve essere accaduto un fatto straordinario…


Fonte di ricerca:
Avvenire, dalla udienza di mercoledì 23 dicembre di Benedetto XVI