Il bello della ordinarietà.

Esiste una comune diffidenza verso l’ordinarietà, la quotidianità. Si vive e ci si illude di ricerca di straordinarietà. Sembra una moda e sembra conquistare sempre più consensi.

La quotidianità, la costanza, la semplicità, l’umiltà dell’apprezzare cose piccole e solo apparentemente di poco valore, sembra scomparire.

Cresce la moda ed il desiderio per l’eccentrico e lo straordinario, come la ricerca del miracolo, di lotterie e riffe varie.

Per primeggiare non si fa affidamento sulla qualità di ognuno di noi, sulla propria personalità, su ciò che ognuno si porta dentro; ma si punta su furbizie, intrallazzi ed inganni.

Sembra venuto meno l’amore per noi stessi e per le proprie occupazioni. Diventiamo sempre più incontentabili.

La delusione peggiore è quella prodotta dalla confusione che si genera quando non si hanno obiettivi: quando non si sa cosa volere e non si sa cosa dire.
Esiste solo il culto della propria personalità. Effimera personalità che si nutre di mere illusioni, fine a se stesse, vuote, false.

Per non essere travolti dal panico bisogna riscoprire il bello della ordinarietà. Il bello del lavoro e dell’impegno quotidiano, umile costante, operoso, che sa guardare a sogni e progetti nel silenzio della propria intimità.
Una intimità che, infine, sa diventare solidale. Perché sa soffrire ed apprezzare le fatiche quotidiane, quelle che riescono a costruire validi progetti, realmente realizzabili.