Il terzo numero della rivista “U Castarill”

È in edicola il nuovo numero della rivista “U Castarill”. Il terzo numero. Un terzo numero che conferma e radica la volontà dell’Editore (l’associazione “Centro Culturale U Castarill”) e del Comitato di Redazione di proporre uno strumento culturale di alto valore.
Le reciproche e durature stima ed amicizia tra me, i componenti del Comitato e la Presidente dell’associazione, mi consentì, in occasione della presentazione del primo numero, di scherzare giudicando come follia, più che come sfida, la scelta del credere ed investire in cultura. Le motivazioni? Scusate, vi pubblico il link e cercatevele, che non mi va di ripetere sempre le stesse cose.
https://eugenioscagliusi.it/una-nuova-rivista-u-castarill/
Ed ecco che la presentazione del terzo mi ha indotto a ritornare all’Editoriale di quel primo numero. Il Direttore della rivista, Francesco Strippoli, riferendo di una certa vocazione culturale presente in questo nostro paesello, Polignano a Mare, annotava come si avesse la sensazione della “…presenza di monadi sfarfallanti…” e che, a rimedio, occorresse recuperare “…il cemento sociale…”, cemento di cui la rivista U Castarill si proponeva di essere parte.

Sfidando gli amabili goliardici sfottò che mi aspetto da un paio di cari e simpatici amiconi – con i quali pure mi scuso per l’indifferenza al loro invito a desistere – devo confermare che questa storia dell’investire in cultura è per me troppo significativa e proprio non riesco a non farmi coinvolgere. Però confesso la mia preoccupazione. Non tanto per il futuro della rivista, quanto per la possibilità che riesca nell’intento di animare ed elevare il livello culturale del nostro paesello, cui le monadi – caro Direttore Strippoli – in effetti non mancano, ma che forse sfarfallano in modo eccessivo.

Non ho alcuna intenzione di spoilerare i pregevoli articoli che il terzo numero della rivista contiene. Compratela, perbacco, che costa appena dieci ben meritati euro. Dunque, mi limito a riferire, in breve, che vi incuriosirete con un resoconto sul risultato elettorale a Polignano in favore della monarchia al referendum del 1946. Scoprirete la ricchezza archeologica del sito di Santa Barbara, non adeguatamente valorizzato dalle Istituzioni e – riterrei, senza esagerare – sconosciuto a molti polignanesi. Rischierete di perdervi nella copiosa cinquecentesca storia che ruota intorno alla marchesa Maria Piccolomini d’Aragona, tra amministrazione di giustizia, dissesti finanziari, intrecci e doti matrimoniali, se non che essa, assai intrigante, vi terrà incollati per conoscerne la fine; anche riguardo ad una ipotesi di commissione di una famosissima opera polignanese, meritevole del titolo di “monumento nazionale”. Poi leggerete come la lettura di un romanzo possa costituire occasione di serendipità, in questo caso per scoprire come Polignano si adoperò per contrastare la peste del 1691. Sarete suggestionati dall’indagine sulla barocca tela “La cacciata dei Mercanti”, del pittore Luca Alvese (1721), collocata nel presbitero della Cattedrale di Polignano, indagine che ne trasforma studio e ricerca storica in un profondo approdo umano, teologico, pastorale. Conoscerete la storia dell’edificio noto ai polignanesi come Ospedale Civile con l’annessa Chiesa di S. Antonio, originariamente “Complesso Conventuale dei Padri Minori Osservanti con annessa chiesa di Santa Maria di Costantinopoli”, dalle sue origini tardo cinquecentesche fino ai restauri del 1967. Infine, attraverso la raccolta dei dati dell’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro, troverete conferma su come il turismo stia incidendo sul mercato del lavoro locale.
Ora, però, devo confessare la mia vera e seria preoccupazione. È dettata – spero nessuno se ne dispiaccia – dall’età media dei presenti alla serata di presentazione di questo terzo numero: alta, troppo alta. Età media che riterrei coincida con i lettori di questa bella rivista. E mentre nei giorni successivi la leggevo, per fortuna la preoccupazione si è in parte affievolita. Ma solo grazie ai geni democristiani che viaggiano con i miei cromosomi e che, festanti, si sono esaltati con la lettura degli ultimi quattro righi dell’ultimo articolo di questo terzo numero del U Castarill, che a questo punto mi occorre trascrivere, con la licenza di riferirli non già allo specifico contesto economico del nostro paesello, bensì al più generale contesto culturale che la rivista intende vivacizzare: “…Chi opera in questo contesto non ha la possibilità di agire sulle cause delle profonde trasformazioni che ci attendono, ma ha il dovere di comprenderle e individuare un modo per affrontare le conseguenze. Per dirla con Alcide De Gasperi: guardare alle prossime generazioni, non alle prossime elezioni.”


Insomma, la preoccupazione si risolve nella speranza: nella speranza che impegno e sforzo culturale offrano una qualche possibilità di stimolo e di crescita per le nuove generazioni. Che volete farci? L’incalzare, anche per me, della ormai prossima età senile mi preoccupa che tutto questo non venga colto in modo adeguato dai nostri giovanotti, anime e protagonisti del futuro. In fondo, dopo aver consegnato loro un mondo di guai, forse dovremmo chiederci come poterli coinvolgere nel percorso di crescita culturale del nostro tessuto sociale. Quanti dei nostri giovanotti vorranno interessarsi a questa rivista? A sfogliarne le pagine patinate e, chissà, finanche a leggerla o addirittura offrire il proprio contributo? Ecco sintetizzato, a modo di slogan, il mio spot per questa rivista: dalla sfida alla follia; dalla follia, alla speranza. E dunque, in conclusione, mi permetto un finale simil predicozzo al Comitato di Redazione: insistete, siate ostinati. Oserei dire, siate stoicamente pervicaci. Insomma, prendete un po’ ad esempio la presidente Nina Centrone, che – certo condizionata dal suo filosofico cuore – ad alzare bandiera bianca proprio non ci ha mai pensato. Soprattutto, fugate ogni dubbio o condizionamento causalmente legato a copie vendute, tirature, politiche di marketing o social miraggi. Confidate, piuttosto, che il buon seme potrà certamente perdersi cadendo sulla strada, in luoghi sassosi o sulle spine; ma cadrà anche sul terreno buono, dove darà frutto. Qualche buon giovanotto saprà certamente coglierlo e perseverare nella coltivazione. O nella cementificazione delle monadi sfarfallanti, giusto per ritornare all’auspicio del Direttore.
E con questo finale simil predicozzo concludo ed attendo per fine anno il quarto numero e poi tutti gli altri, tanti, che seguiranno.
Meh…veloci a comprare la rivista. La trovate nelle edicole e le cartolibrerie di Polignano a Mare o presso la sede del “Centro Culturale U Castarill”, subito dopo l’Arco Marchesale di ingresso al Centro Storico (Piazzetta Fulvia Miani n. 18).








