La bicicletta: un diverso approccio culturale

Alla bicicletta viene attribuito un significato alto da una parte ed uno pieno di pregiudizi dall’altro.
Assume un significato alto, quando considera gli enormi vantaggi in termini economici, sociali e politiche.
Si accompagna, invece, ad un opinione preconcetta quando si pensa allo smog che un ciclista è costretto a respirare; agli incidenti stradali, perchè in bicicletta si è più vulnerabili; al suo limitato utilizzo nei periodi più freddi dell’anno e per i lunghi spostamenti.
Dunque, il peggior nemico della bicicletta molto spesso non sono le macchine, ma i pregiudizi.
Ma la bicicletta è anche una forma di attivismo politico in grado di risanare i legami tra l’individuo, la comunità e l’ambiente; per cui molto si potrebbe fare.
Quando utilizziamo il termine “politico”, intendiamo tutto quanto riguarda il senso e la qualità della vita comune in paese o in città. Il cittadino deve poter scegliere se andare a piedi o in bicicletta o in auto a seconda degli spostamenti che deve fare. Bisogna però metterlo nelle condizioni giuste di poter scegliere.
L’uso della bicicletta deve essere incentivato in tutti i periodi dell’anno e non ostacolato o limitato. Limitato e ostacolato dalla scarsa sicurezza del tragitto. Certo non si avrà mai un veicolo perfetto, o l’infrastruttura stradale perfetta o l’utente perfetto; sarebbe utopistico. Quindi occorre agire su tutti e tre gli elementi.
Ma non solo; perchè potrebbe non essere sufficiente.
Non solo “Park e Drive” e piste ciclabili in sicurezza; non solo sviluppare infrastrutture stradali con diritto di precedenza ai ciclisti o proporre l’uso della bicicletta come modo di trasporto conveniente, efficiente ed ecologico; non solo fornire biciclette aziendali o fornire biciclette per l’uso gratuito, o ancora aumentare il numero di parcheggi per le biciclette e diminuire quello per le auto.
Riteniamo che andrebbe rinforzato soprattutto il livello educativo.
Bisogna mettere in discussione abitudini consolidate da decenni, che hanno finito col privilegiare senza alcuna mediazione, una mobilità pesante e inquinante contro una leggera e sostenibile come la bicicletta.
Occorre aiutare l’opinione pubblica a non pensare che il ciclista sia l’utente povero del trasporto, ma che ha pari dignità con gli altri utenti. I ciclisti non devono essere costretti a defilarsi all’estremo margine della strada.
Un invito anche alle scuole e ai genitori: i bambini devono conoscere la segnaletica stradale.
Non possiamo permettere che si avventurino nelle strade a loro rischio e pericolo.
Ci vogliono inoltre dei piani di mobilità ciclistica, e – se mai ce ne fossero -, non devono essere documenti astratti e avulsi dalle altre politiche, bensì devono diventare asse portante dei futuri piani del traffico.
I ciclisti non sono degli utenti qualsiasi del territorio: la loro assenza o presenza è un vero e proprio indicatore di qualità ambientale e sociale.
Più ciclisti, migliore qualità sociale; meno ciclisti, pessime qualità ambientali e sociali.








