La “medietas” di Orazio anche per la politica.

Spesso le parole, nel tempo e nella comune opinione, assumono significati disparati; a volte addirittura opposti. Oggi il sostantivo mediocrità vale un’offesa; ma il suo senso originario è ben altro.
Di derivazione latina, mediocrità indica la condizione media, lo stato di chi è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi. Esprime un principio morale della classicità ben esaltato dal poeta latino Orazio, propugnatore di un’etica di vita di giusta moderazione ed equilibrio, lontana da passioni o ambizioni eccessive, piuttosto alla ricerca di una imperturbabilità d’animo che induca serenità e ragionevolezza nelle varie occasioni della vita comune.
È singolare, dunque, come nel tempo il termine mediocrità abbia assunto il senso ironico cui siamo ormai abituati, riferendolo a chi si contenta passivamente della propria condizione, senza impegnarsi nel tentativo di migliorarla; oppure a chi pur non avendo particolari capacità o apprezzabili doti intellettuali, occupa ugualmente un posto di responsabilità. Un senso ironico che peraltro mal si concilia con l’utilizzo – altrettanto comune – della locuzione latina in medio stat virtus , risalente ai filosofi scolastici medioevali, che costituisce un invito a ricercare un punto d’equilibrio tra due estremi, fuori da ogni esagerazione, locuzione che l’uso comune ha reso quasi banale.
L’origine del concetto espresso dal termine mediocrità risale addirittura ad Aristotele ed alla sua Etica Nicomachea (1106a 26-1106b 35: “…μέσον τε καὶ ἄριστον …” , cioè il mezzo è la cosa migliore ), che probabilmente ha ispirato Orazio.
Appartiene ad Orazio ( Satire , I, 1, v. 106) la sentenza, anch’essa molto nota, “…est modus in rebus…” , “c’è una misura in tutte la cose”.
Soprattutto, Orazio utilizza l’espressione aurea mediocritas , cioè una “ottimale moderazione”, non già – come qualcuno potrebbe erroneamente intendere – “aurea mediocrità”. Il riferimento testuale all’oro indica la qualità ottimale, la migliore che si possa immaginare, così come l’oro è il più apprezzabile dei metalli.
L’espressione si trova nelle Odi (II, 10, 5 – 6, “Aurea quisquis mediocritatem diligit, tutus caret obsoleti sordibus tecti, caret invidenda sobrius aula…” , “Chiunque ama l’ottimale via di mezzo, sicuro sta lontano dallo squallore d’una casa in rovina, moderato sta lontano da una reggia invidiata”) e fa parte dei Carmina, attraverso i quali il poeta latino esprimere concetti morali a lui particolarmente cari.
Si tratta di concetti di derivazione filosofica tipicamente greca, arricchiti però dalla personalità di Orazio, che anche nelle sue opere precedenti non manca di offrire la propria concezione dell’esistenza umana e dei suoi valori. L’idea di aurea mediocritas di Orazio deriva proprio dal concetto, tipicamente greco ed esplicato da Aristotele, del “giusto mezzo”, della medietas , della medietà .
Quella di Orazio è una concezione esistenziale ispirata anche all’epicureismo, che invitava l’uomo a godere sì dei piaceri della vita ma senza abusarne; come il bere vino senza ubriacarsi, godere del cibo senza eccessi, apprezzare anche il piacere sessuale senza eccedere nella libidine.
Nel brano citato delle Odi Orazio spiega il concetto attraverso varie metafore, tutte atte a dimostrare la validità della scelta della medietas.
La prima immagine è quella della nave, metafora della vita umana, e del marinaio, metafora dell’uomo. L’uomo deve vivere rectius (rettamente), a indicare che nella vita, così come in mare, bisogna evitare di spingersi troppo a largo; dunque, sia evitando di affrontare pericoli eccessivamente rischiosi, sia di costeggiare la riva, anch’essa insidiosa perché contenente pericoli meno evidenti della tempesta, ma non per questo meno terribili. A quell’epoca non esistevano le moderne crociere, ma evidentemente qualche Schettino non mancava.
La seconda metafora costituisce il cuore di tutta la poesia, con l’incitamento più specifico alla mediocritas , anzi all’ aurea mediocritas , cioè ad una medietà superiore.
Orazio suggerisce all’uomo, così come l’alto pino ( ingens pinus ) è più soggetto alla furia dei venti o le alte torri e le cime montuose sono più esposte ai rischi dei crolli e dei fulmini, di guardarsi dall’ergersi troppo in alto.
Per Orazio il vero saggio è colui che teme non solo gli obsoleti tecti , le case in rovina, ma anche il suo opposto, l’ aula invidenda , una reggia invidiata.
Nella parte successiva, Orazio parla degli effetti che l’ aurea mediocritas può avere sull’uomo, se vissuta nella quotidianità: gli suggerisce a non disperare neanche nei momenti ostili, perché le difficoltà vanno e vengono. Lo fa con un verso bellissimo: “ Non, si male nunc, et olim sic erit.” , “se va male adesso, non sarà sempre così” .
Non è la semplice speranza del cambiamento, ma l’affidarsi all’ottimistica certezza dei miglioramenti.
Il poeta, infine, conclude con un’altra metafora presa dal mondo del mare, con l’invito al coraggio ed alla saggezza nei momenti difficili, ma ad affidarsi ad uguale saggezza abbassando le vele gonfie quando il vento è troppo favorevole. L’invito di Orazio è a comportarsi secondo un aequus animus , con un cuore equilibrato che sappia comportarsi saggiamente ( sapienter ) nella cattiva come nella buona sorte.
Solo attraverso l’ aurea mediocritas ci si può distaccare, parimente, sia da una sorte rovinosa sia da una sorte eccessiva, pur seducente ma non meno pericolosa.
La lettura di Orazio costituisce una straordinaria occasione per riflettere su quanto possa essere utile la medietà.
Soprattutto oggi, in una società che sembra indurci a favorire solo gli aspetti favorevoli della vita, quelli più belli e più coinvolgenti, evitando gli aspetti negativi, come se non facessero parte della nostra esperienza.
L’idea di medietà appartiene all’atteggiamento di saggezza di chi è ben consapevole che la vita è fatta da vicende alterne, con dinamiche spesso misteriose che richiedono prudenza ed umiltà, ma anche volontà ed azione senza eccessi deliranti, purtroppo sempre più frequenti.
Della vita fa parte anche la politica. E forse proprio in politica servirebbero, oggi, potenti iniezioni di medietà oraziana; di quella medietà che fugge gli eccessi, ma che non è ricerca del compromesso. Piuttosto è la capacità virtuosa di saper discernere le varie situazioni o esigenze cercando un giusto equilibrio.
Sì, l’ aurea mediocritas dovrebbe essere elemento essenziale della democrazia e, più in generale, della politica, come della vita.
E così che, infine, mi permetto di suggerire a chi ha avuto la pazienza di leggere queste mie riflessioni, se mai tacciato di “mediocrità”, di ricordarsi di Orazio e ringraziare l’ignorante (sempre nel senso latino, ignorans , chi “non conosce”) per cotanto complimento!
Foto: Orazio nel suo studio , di Johann Gruninger, 1498, Gutenberg Museum, Strasburgo








