La mia benevola invidia per Putignano

Il mio partecipare a gare domenicali è diventata abitudine. Una buona abitudine, salutare, divertente e rilassante; mai stressante, anche quando si tratta di gare impegnative su lunghe distanze. Qualche volta mi diverto a pubblicare fotografie, sempre scherzose e sempre senza prendermi troppo sul serio. Lo faccio soprattutto con l’auspicio di poter coinvolgere altri nel mondo benefico della corsa e, soprattutto, della diversa mobilità.
Dunque, tranne alcune partecipazioni a gare speciali, le mie uscite della domenica non costituiscono più notizia. Almeno per me.
Non è stato così l’ultimo fine settimana.
Il fine settimana appena trascorso mi resterà in memoria per molto tempo. Non per la particolarità dell’aver corso una “6 ore” sabato pomeriggio ed una più comoda dieci chilometri domenica mattina. Piuttosto per aver apprezzato – ben oltre la cura dei dettagli da parte della collaudatissima associazione organizzatrice – quanto in quel paese, Putignano, tengano all’idea di diversa mobilità .
Ciò che ho notato non era una novità. In molte altre precedenti occasioni avevo lodato la capacità di un intero paese di fermarsi. Inizialmente avevo pensato si trattasse dell’abitudine alle limitazioni al traffico in occasione delle giornate del carnevale, che a Putignano è storicamente evento caratterizzante. Poi ho capito, invece, che a Putignano l’abitudine a muoversi a piedi ce l’hanno nel sangue. Che è solo un modo di dire, perché occorre scrivere che è caratterizzazione culturale, ampiamente culturale.
La differenza rispetto al mio paese, Polignano, non è tanto nello svolgimento di una gara della durata di ben “sei ore” nel centro storico, né quella della chiusura del corso principale della città.
La differenza è data dalla partecipazione. Dalla partecipazione di una intera città.
Ciò che in altri paesi produce fastidio e disturbo, a Putignano si traduce in piacere e sorriso.
Lo percepisci già da come ti accolgono nei pubblici esercizi; poi dal saluto degli anziani e fino alla cortesia di chi non è interessato alla gara. Per concludere, non certo ultimo, con l’entusiasmo dei bambini. Sì, i bambini: quelli che domenica mattina partecipano alla manifestazione non competitiva che si accompagna alla gara riservata agli atleti.
Putignano è l’unica città dove il numero degli iscritti alla non competitiva supera quello degli atleti tesserati, che in questa ultima edizione sono stati quasi milleottocento! Un fiume di persone che si muovono ad animano le strade interessate dalla manifestazione. C’è chi corre e chi passeggia; c’è chi suda e chi scherza; c’è chi spinge le carrozzine con i bambini e chi i bambini li tiene per mano o sulla schiena. Quest’anno ho visto addirittura alcuni neonati nei loro marsupi! Sono tanti e di ogni età: bambini, ragazzi, giovani. I più piccoli splendidamente accompagnati da mamme e papà. Bravissimi.
Lo scrivo chiaro per i tanti amici di Putignano, pur divisi nelle due associazioni e dalle quali ad ogni gara organizzata c ’è sempre da imparare: siete avanti anni luce! Il valore della diversa mobilità lo sentite vostro; vi appartiene. È un valore culturale, largamente culturale, che vi distingue e qualifica.
Confesso la mia profonda invidia. Da noi non si riesce a chiudere una strada senza creare dispiacere o scontentare i residenti. Non si riesce ad organizzare neanche una semplice passeggiata senza l’esigenza di doversi avvicinare in centro con l’automobile. Chi corre o cammina viene ritenuto folle o bisognevole di cure. Vedere in giro qualche bicicletta è evento eccezionale; tranne che non si tratti di un evento modaiolo estivo, dove vengono tirate fuori dai depositi le biciclette ferme da un anno. Il tutto nella più assoluta inspiegabile indifferenza, oltre che degli adulti genitori, di insegnanti e dirigenti scolastici.
Non si tratta di adoperarsi per una diversa mobilità; si tratta di una diversa apertura mentale.
Se e quando vedrò in giro nel mio paese, Polignano, gruppi di bambini che passeggiano e si divertono, mano a mano con i loro genitori, capirò che anche il mio paese è realmente cresciuto culturalmente e che quelle della diversa mobilità non sono chiacchiere vacanti. Fino ad allora mi consegnerò ad una piacevole invidia.
Strano. Putignano e Polignano. Nomi così simili, abitudini così diverse.








