La moda degli “ex”

Da qualche tempo siamo tutti “ex” di qualcosa.
Anche di un artista, chiunque sia, nel giorno della sua scomparsa.
Sembra una moda: la moda degli “ex”.
Soprattutto, siamo tutti orfani della politica. O meglio, dello schieramento politico che abbiamo votato anche nel più recente passato.
Tutti “ex”, ormai. E quasi nostalgici del tempo in cui ci si poteva vantare – qualcuno, in verità, con periodica alternanza – di appartenere ad uno schieramento politico piuttosto che ad un altro.
Esisteva una divisione primaria di valore orientativo tra “destra” e “sinistra”.
Esisteva anche un “centro”, collocazione spesso comoda e conveniente, soprattutto per i più furbetti.
La verità è che da tempo inquadrare ed identificare confini, tanto più se ideologici, è impresa ardua. Per cui è molto meglio, più congruo, più opportuno, parlare di “ex”.
Così, siamo ormai tutti “ex”.
In fondo, è decisamente meglio. Meglio dichiararsi “ex”, orfani e nostalgici di qualche cosa che almeno aveva qualche barlume identitario, piuttosto che attribuirsi, oggi, appartenenze e simpatie politiche traballanti e mal fondate.
Sembra, oggi, che ci manchi sempre qualcosa.
Siamo tutti “ex” di qualcosa. Ma di cosa? Qual è la verità?
Forse non sappiamo neanche più cosa ci manchi.
Ci manca tutto.
O forse non ci manca un bel niente, abituati ormai come siamo ad avere tutto.
Sono abituato ad essere ottimista. Così, riflettendo, stasera, sul nostro modaiolo essere “ex”, mi propongo di non esserlo più. Di nulla.
Non voglio più essere, sentirmi, apparire, dichiararmi “ex” di qualcosa o di qualcuno.
Sono io e niente più.
Sono il mio me stesso e la mia azione, proiettata sempre e comunque verso il futuro, verso la vita, verso la storia.
Nel gioco eterno della vita, non serve guardare indietro; serve superarsi.
Se ci provassimo tutti, sempre, la vita e la storia sarebbero migliori. Per tutti.
Del resto, il cartello stradale “ex” è un segnale di pericolo…








