La scelta referendaria.

Non ricordo quale sia stata l’ultima consultazione referendaria alla quale ho partecipato.
Ho sempre pensato che nel caso dei referendum anche il non voto abbia un preciso significato “politico”. Né condivido, in via del tutto generale, l’uso distorto che dello strumento referendario si è proposto ormai da svariati anni.
Non è un “uso”; è un vero e proprio “abuso”.
Non è possibile affliggere i cittadini con quesiti impossibili, che spesso non capiscono, che vengono ridotti semplicisticamente ad una “croce”, senza che la stragrande maggioranza ci capisca qualche cosa. Anche tra gli addetti ai lavori, tra coloro che – proprio come me – occupano a vario titolo cariche politiche, anche minori. Non a caso l’assenteismo è sempre enorme.
Il compito di legiferare compete al Parlamento.
I nostri parlamentari, a qualunque schieramento appartengano, sono stati eletti e vengono retribuiti per il corretto esercizio del loro mandato: è giusto chiedere loro che lo svolgano pienamente.
Ho condiviso e firmato per la nuova iniziativa referendaria.
Ma non ho affatto cambiato idea.
Ho condiviso e firmato per i sei referendum sulla giustizia e per quello sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.
Sono anni che si parla di “riforma della giustizia” e di “riforma del finanziamento pubblico dei partiti”.
Continuo ad essere convinto che una “croce” sulla scheda non risolverà utilmente le questioni.
Ma spero vivamente – questa volta – che l’attuale maggioranza parlamentare svolga pienamente il proprio compito evitando la consultazione referendaria con l’approvazione di leggi risolutive ed ampiamente condivise.
Ad essere sincero, ritengo che solo l’attuale situazione politica possa consentire che le necessarie riforme legislative sui temi della “giustizia” non vengano aprioristicamente bollate come “di parte” o – peggio – condizionate dalle vicende personali del leader del Popolo delle Libertà.
Così, la mia adesione ai referendum deve intendersi come un auspicio, sincero e profondo: che si facciano le riforme. Che il Legislatore sappia cogliere i diffusi sentimenti di malessere della popolazione su quei temi, trovi le giuste equilibrate misure e dimostri maturità.
Se anche questo Governo e questa maggioranza parlamentare non vorranno o non sapranno farlo (sperando comunque che abbiano il tempo per farlo!), non potrò che dichiararmi profondamente deluso. Ed allora non avrò altra alternativa al tornare a votare, dopo tanti anni, per i referendum. Contrassegnando con la croce il SI.








