La sfida della meraviglia.

Quando si sente parlare di sfide non si può mai rimanere indifferenti o sereni. Anche le sfide “per gioco” non si possono accettare a “cuor leggero”.

La parola sfida, nel linguaggio usuale, fa pensare ad una provocazione, ad una gara, ad una competizione. Tornano in mente battaglie, duelli, cartelli, proclami, perfino minacce. Ma può anche non essere così. Sfida è anche credere, proporre, difendere strenuamente qualcosa in cui si crede. Questo movimento di opinione che abbiamo voluto, Operazione Neapolis, è in realtà esso stesso una sfida.

Crediamo alle sfide . Vogliamo proporne qualcuna. Come quella di imparare ad abitare poeticamente la terra, parafrasando un’espressione del poeta tedesco Friedrich Hölderlin. Con un senso appena diverso.

Vogliamo provare a proporre l’attenzione per il bello, per le cose belle , favorire il culto del bello, riscoprendo come in tutto, in ogni cosa, sia presente il segno della “bontà”.
Certo, viviamo in un mondo che ha un’anima, una vita densa di significati, a volte anche negativi, ma che, con atteggiamento umile di ricerca costante, dobbiamo imparare a leggere e decifrare.

L’inizio di questo percorso, di questa sfida, è quello della meraviglia.

Meravigliarsi anche delle piccole cose quotidiane non è semplice. Nè può pensarsi che essa sia riservata ai bambini. La meraviglia rappresenta – per tutti, grandi e bambini, il risveglio dello spirito, il risveglio della comprensione, il risveglio della coscienza, il risveglio dell’attenzione verso qualcosa o qualcuno.
La meraviglia è una tensione dinamica, sia positiva che negativa.

La sfida? Non dare mai nulla per scontato e provare sempre a spostare l’attenzione su ciò che sta davanti al nostro sguardo. Ma non etichettatela come una banale sfida poetica; provate a considerarla alta sfida di vita.