L’Assessore alle Piccole Cose

Ci avevano già pensato a Riccione ed a Firenze. Ma Chiaverano, un paese che conta poco più di 2.000 abitanti in provincia di Torino, è giunto lo stesso alla ribalta delle cronache grazia a Nicola Moscato, Assessore alle Piccole Cose.
Panorama.it ha voluto testare l’iniziativa: ha fatto il numero del Comune, ha chiesto (e ottenuto) di parlare con il politico e… l’ha intervistato per farsi raccontare una sua giornata tipo.
Assessore, chi ha proposto la delega alle “piccole cose”?
È stata un’idea del sindaco Maurizio Fiorentini (che, si legge sul sito del municipio, non potendo essere sempre in ufficio, invita i concitadini “in casi particolari a fare venire il Sindaco a casa” loro, ndr) poi studiata nella lista civica (Progetto Comune: apartitica, ndr) che ha vinto le elezioni amministrative nel 2009. Avevamo in mente una figura a stretto contatto con i cittadini.
Scusi, cosa intende?
Le problematiche di tutti giorni. Se un cittadino ci segnala, per esempio, un tombino sfondato, un buco da riparare sull’asfalto o alcuni vasi del cimitero rotti, l’assessore alle Piccole cose cerca di risolvere il problema in giornata o nel più breve tempo possibile.
C’è da sperare che i tombini non si rompano tutti i giorni nel vostro comune…
Ovvio, è solo un caso che mi è stato segnalato alcuni giorni fa e per il quale siamo intervenuti con rapidità.
Quindi, vi occupate principalmente di riparazioni?
Ci occupiamo di qualsiasi cosa. C’è chi chiama per i rifiuti abbandonati a lato della strada, chi per un lampione rotto. Prima, infatti, le segnalazioni arrivavano in comune e smistate agli uffici competenti, ma non tutte le problematiche venivano risolte immediatamente e spesso, quando i cittadini si lamentavano, non si sapeva a chi dare la colpa. Invece, ora c’è una figura che si prende la responsabilità di tutte queste cose.
Tutto sulle sue spalle?
Purtroppo, in senso buono, ho molte cose da fare. Una segnalazione curiosa? Alcuni giorni fa un cittadino mi ha telefonato perché aveva notato tre o quattro gatti incustoditi e mi ha chiesto se si poteva fare qualcosa. Un altro, proprio ieri mi chiama e mi dice: “Ho un materasso abbandonato vicino casa, cosa faccio?”.
E per quattro gatti e un materasso, i cittadini chiamano un assessore al cellulare?
No, di solito chiamano in comune e poi è la segretaria a smistare le richieste. Abbiamo studiato anche un modulo prestampato da compilare.
Un numero verde?
Sarebbe bello.
Non è che dà retta solo alle segnalazioni telefoniche?
No, anzi. Io ricevo quasi tutti i pomeriggi in Comune.
Insomma, quando un cittadino ha un problema e non sa come risolverlo, si rivolge lei? Un po’ come il Mr. Wolf di Pulp Fiction…
Esattamente. E io vedo cosa si può fare. Se non è un intervento particolarmente complesso e oneroso, chiamo immediatamente gli operai, i tecnici o i vigili urbani. Altrimenti, segnalo il problema a un altro assessore di competenza e decidiamo assieme cosa fare.
Tutti chiedono di lei. E non solo i suoi elettori: ha conquistato parecchie pagine di giornali nazionali ( La Repubblica e La Stampa ). Gli altri assessori sono invidiosi?
No, si lavora insieme. Non c’è rivalità, perché la mia carica si occupa un po’ di tutto, dalla viabilità alla spazzatura e per risolvere queste cose devo lavorare coordinandomi con gli altri assessori. Certo, spesso mi porta via tanto tempo fare tutte queste telefonate.
Ecco il tempo. Come riesce a fare tutto?
Io sono un imprenditore artigiano e la mattina svolgo la mia professione, anche perché con lo stipendio di assessore di un piccolo comune non ci campo. Il pomeriggio, in genere, lo dedico ai cittadini.
Immagino che sia molto conosciuto e apprezzato dai suoi compaesani. Li conosce tutti di persona: vuole fare carriera in politica? Con la sua figura, così vicina ai cittadini, vi siete garantiti la rielezione per interi lustri…
No… nessun grande salto. Ho accettato di fare l’assessore perché prima, da cittadino, mi impressionavano i tempi della burocrazia, anche nei piccoli comuni. Per una sciocchezza, passavano giorni, se non settimane. Ora spero non più.
di Massimo Morici, in Panorama.it, 27.11.2009








