L’azione. Anzi, #azione. Cos’è?

Tra ieri sera tardi e stamattina, presto, ho finito di leggere un libro. Un bel libro. Non ricordo più quante volte l’ho letto, almeno in parte. Spesso ho riletto poche pagine o qualche capitolo. Di solito le letture successive di un libro si fanno per ritrovare brani, riscoprire sensazioni, aggiungere riflessioni; in ogni caso, per riassaporarne il piacere della lettura. Questa volta, dopo aver finito, mi è venuta voglia di spiegare una cosa.

Chi mi conosce sa che dedico parte del mio tempo a studi, letture, riflessioni, scritture, sul tema della politica. Un modo di intendere la politica non comune, forse; ma che potrebbe costituire la giusta medicina per la malattia che oggi sembra riguardarla. Tutto questo mi ha introdotto da molti anni al tema dell’azione. O forse è stato il contrario: il tema dell’azione mi ha condotto a quello della politica.
Bene, da qualche tempo utilizzo sui social su cui sono presente l’ hastag #azione. Un modo per segnare azione come parola chiave: sia per ricercare, in un momento successivo, le frasi da me pubblicate; sia per verificare quanto dall’esterno si possa cogliere, in quel termine, il senso che intendo personalmente riferirgli.

Ho inserito l’ hastag anche nella frase dei miei auguri per il nuovo anno. Alcuni amici in varie occasioni mi hanno chiesto il senso di quell’ hastag . Non l’ho mai fatto. Neanche dopo averlo utilizzato nella frase degli auguri.

Non è affatto facile spiegare in pochi righi il senso di una parola sulla quale si indaga da anni.
Ho finito di rileggere quel libro. Soprattutto l’ultimo capitolo, “Conclusione”. E mi è venuta voglia di spiegare l’ hastag . Mi è venuta voglia di spiegare #azione. Ho pensato che non certo io, ma l’autore di quel libro, che si chiama “L’azione”, potesse spiegarlo meglio di chiunque altro. In verità non so se questi pochi righi che ho deciso di pubblicare qui di seguito saranno sufficienti. Bisognerebbe leggere le cinquecento e passa pagine precedenti. Probabilmente molto altro ancora. Ma questi pochi righi potrebbero costituire un inizio. La lettura che segue potrà non apparire semplice, ma spiega l’azione.
Dunque, questa nota mi sarà quantomeno utile per le prossime volte in cui qualche amico mi chiederà il senso di #azione.

Il bisogno dell’uomo, è di adeguare se stesso, in modo che nulla di ciò ch’egli è rimanga estraneo o contrario al suo volere, e nulla di ciò che vuole sia inaccessibile o venga rifiutato al suo essere. Agire, è cercare questo accordo del conoscere, del volere e dell’essere, e contribuire a produrlo o a comprometterlo. L’azione è il duplice moto che porta l’essere al termine cui tende come una nuova perfezione, e che reintegra la causa finale nella causa efficiente… Il compito dell’azione, è dunque di svolgere l’essere e di costituirlo. Senza dubbio, essa lo determina e pare persino esaurirlo, quasi che lo sforzo fosse un impoverimento della vita e quasi che l’esecuzione svilisse l’intenzione senza mai adeguare il reale all’ideale. Ma bisogna sollevarsi al di sopra di questa apparenza: è vero che, nella misura in cui l’agente è passivo della sua propria operazione e dell’attività delle forze che fa concorrere alla sua opera, soffre, nell’azione medesima, una specie di deterioramento; e l’intenzione serba in sé alcunché che l’esecuzione non produce a tutta prima. Tuttavia l’azione compiuta riporta all’essere che l’ha concepita e voluta, una nuova ricchezza che non era ancora né nella sua concezione né nella sua risoluzione. Tutto che era semplicemente ideale nell’azione non isfugge all’azione; una parte almeno vi si realizza; e questo reale è eterogeneo rispetto a questo ideale. Ecco perché, dopo aver agito, siamo altri, conosciamo altrimenti, vogliamo diversamente da prima; ed ecco perché questo incremento originale merita d’essere studiato, più della tendenza stessa che pure pareva prepararla e contenerla tutt’intera. L’azione è il tramezzo e come il passaggio attraverso cui la causa efficiente che non ha ancora se non l’idea della causa finale, intellectu et appetitu , raggiunge la causa finale che si incorpora a poco a poco alla causa efficiente per comunicarle la perfezione cui aspirava, re . Pare ch’essa ci esaurisca, e ci riempie. Pare esca da noi; ma ciò che emana così dal nostro fondo più intimo ci riconduce ciò che è al di fuori come un fine da raggiungere, e ci rende immanente la serie totale dei mezzi per mezzo dei quali tendiamo dal nostro principio al nostro termine. Dare di sé, è dunque guadagnare più che dare; e la vita più sacrificata o più estensiva è altresì la più intensa.

BLONDEL Maurice, L’azione , traduzione di   Ernesto Codignola, Vallecchi, Firenze, 1921, II, 339