Lo sport nella Divina Commedia. Omaggio a Dante…

Tra tantissime iniziative nell’anno delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, una appare particolarmente insolita ma intrigante: se e quale relazione potesse avere il Sommo Poeta con lo sport attraverso la lettura della Divina Commedia.
Nata come occasione per un diverso approccio al testo, semplice e divertente, privo di pretese scientifiche, l’operazione costituisce tentativo di valorizzare uno dei tanti modi – a parere di chi scrive forse il più significativo – di ciò che il fenomeno sportivo rappresenta: un gioco. Come tale lo proponiamo. In questo caso, una specie di gioco letterario. Un gioco dettato soprattutto dalla curiosità di scoprire se in quell’immenso calderone sociale costituito dalla Commedia avesse trovato spazio anche un fenomeno che nel tempo ha acquisito importanza universale.
Non più di un gioco, può trattarsi. Se non altro perché ai tempi di Dante lo sport non esisteva affatto.
Esistevano momenti ed occasioni per giochi, giostre, prove ginniche, sfide, tornei, esercizi ed addestramento militari, spesso molto violenti; non certo di sport.
Nel tempo, ad essere chiamati sport furono gli esercizi ginnici propri della nobiltà. Lo stesso termine, sport, è il frutto di una evoluzione svoltasi tra XIII ed il XIV secolo.
In quell’epoca in Francia comparve la parola desport per designare l’insieme dei mezzi per passare piacevolmente il tempo.
Nel XVI secolo la terminologia diventa prettamente britannica, con le parole to sport, disporter, disportress ed i primi sporters furono i nobili che dedicavano parte della loro giornata in giochi e vari esercizi ritenuti idonei al loro rango.
Infine, ciò che oggi identifichiamo con il termine sport è il fenomeno tipico dell’era moderna, sviluppatosi a seguito dell’iniziativa di Pierre de Coubertin, alla fine del XIX secolo, di organizzare una manifestazione simile a quella che si svolgeva nell’antica Grecia e svolta per la prima volta proprio ad Atene nel 1896, con regole precise, poi valide ovunque e per tutti.
Quanto precisato valga a chiarire come sarebbe errato leggere la Commedia cercando tra le terzine episodi di sport o finanche ritenere che Dante possa averne trattato direttamente l’argomento.
Tuttavia, raccontando poeticamente il suo percorso di smarrimento e redenzione, Dante offre – tra molto altro – uno spaccato della società del tempo, nel cui ambito momenti di gioco, occasioni di misurarsi in competizioni o, come diremmo attualmente, di sport, erano certamente presenti.
Gli esiti di questa speciale lettura sono sorprendenti: Dante utilizza spesso metafore, paragoni e similitudini oggi richiamanti e sussumibili in diversi sport.
I riferimenti sportivi danteschi costituiscono espedienti letterari per semplificare le situazioni descritte e, così, trasmettere messaggi meglio comprensibili: quei riferimenti erano così comuni da poter essere colti in modo immediato.
Potremmo dire che al tempo di Dante già esistevano segni embrionali di attività “sportive” che tutti conoscevano e potevano apprezzare.
La lettura pur non specialistica ci induce a ritenere che nel 1300, anno di ambientazione della Commedia, fossero ben note quelle che, nella nomenclatura delle discipline sportive del tempo presente, chiameremmo… (…)
In conclusione, Dante potrebbe aver colto già 700 anni fa la valenza sociale e popolare del fenomeno sportivo, al punto da conferirgli una importante funzione comunicativa anche nella sua opera più nota. E se quand’anche questa conclusione possa sembrare esagerata ai suoi più autorevoli studiosi, non può invece che far piacere a chi – come lo scrivente – guarda allo sport come un utilissimo strumento educativo, che con la sua straordinaria attrattiva può favorire valori di condivisione universale, in piena sintonia con l’originario significato del termine, indicante lo svago, il divertimento, la ricreazione.
La pur naturale rilevanza dell’aspetto agonistico e competitivo, anche a ragione degli interessi economici generati dal fenomeno sportivo contemporaneo, ne affievolisce la originaria dimensione ludica, educativa e di valorizzazione della persona umana.
In fondo, con o senza Dante, è ciò che ci interessa, ci sta a cuore ed ha animato questa diversa lettura.
E Dante ci scusi se, volendolo celebrare, lo abbiamo riletto a nostro piacimento.
Pubblicato nella versione integrale nella rivista bimestrale “Vivere In”, 2/2021, pagg. 12 – 16








