Lo sport, patrimonio antropologico

Lo sport, con la sua tradizione antica e plurimillenaria, custodisce in sé un patrimonio antropologico da sempre fatto oggetto di valorizzazione e che va decisamente ravvivato. Lo si indaga sotto molteplici aspetti: sociale, mediatico, culturale, economico, giuridico. E quale occasione può essere più ghiotta, per parlarne, se non il viaggio e l’attraversamento dei nostri paesi da parte della Fiamma Olimpica?
Quello sportivo è un fenomeno complesso e variegato, peraltro attenzionato per i suoi peculiari risvolti educativi anche da varie confessioni religiose. In particolare il mondo cattolico si è sempre interessato ad approfondire la stretta correlazione esistente da sport e vita perché possano illuminarsi a vicenda.
Le attenzioni del mondo cattolico qualche tempo fa sono culminate nel documento pubblicato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita dal titolo Dare il meglio di sé. L’espressione “dare il meglio di sé” è stata utilizzata spesso da papa Francesco. Fu utilizzata la prima volta in un discorso rivolto dal Pontefice alle associazioni sportive il 07.06.2014, in Piazza San Pietro, in occasione del settantesimo anniversario del Centro Sportivo Italiano. L’esortazione del Pontefice fu non solo a giocare, ma – ben più – a “mettersi in gioco”, nella vita come nello sport, non accontentandosi “…di un pareggio mediocre, ma dando il meglio di sé stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre.”
Il documento è stato predisposto per raccogliere “il pensiero e i desideri della Chiesa Cattolica relativi alla pratica sportiva, sia quella svolta a livello professionale sia quella di tipo amatoriale”, in modo che lo sport possa diventare “luogo di incontro”, un “ambito privilegiato” dove “persone di ogni livello e condizione sociale, senza distinzione di razza, sesso, religione o ideologia, si incontrano per un risultato comune”, costituito dal “competere per raggiungere una meta insieme, partecipando a una squadra in cui il successo o la sconfitta si condivide e si supera.”
Dal documento emerge la necessità di promuovere “uno sport per la persona” in grado di dare senso e pienezza alla vita, in grado di valorizzare pienamente la persona, la sua crescita personale e morale, sociale, etica e spirituale. La pratica sportiva, infatti, si legge nelle motivazioni iniziali del documento, citando Papa Francesco in un discorso del 23.11.2013 ai membri del Comitato Olimpico Europeo, “…stimola a un sano superamento di sé stessi e dei propri egoismi, allena allo spirito di sacrificio e, se ben impostato, favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali, l’amicizia, il rispetto delle regole…” .
Richiamare il principio del “rispetto delle regole” è importantissimo. Lo sport può essere una palestra straordinaria per allenarsi a questo principio “giocando”. Perché forma la persona alla giustizia, al sacrificio, alla gioia, all’ armonia, all’uguaglianza, al rispetto, alla solidarietà. Senza trascurare, d’altra parte, le possibili devianze e comportamenti negativi della pratica sportiva moderna che, piuttosto che valorizzare la persona, il suo corpo, lo sviliscono: i processi di “automatizzazione” degli atleti, spesso innaturalmente sottoposti ad allenamenti eccessivi addirittura dannosi, in vista del solo interesse al successo ed alla speranza di medaglie, record, borse di studio scolastiche, contratti di sponsorizzazione e ricchezza; il fenomeno del doping; la corruzione; i comportamenti negativi di tifosi e spettatori.
Sono i rischi derivanti proprio dalla grande importanza che lo sport riveste a livello mondiale, quando lo si utilizzi e riduca a veicolo di interessi, scelte politiche e dimostrazioni di potere, in vista della ricerca di profitto finanziario o per assecondare tendenze nazionalistiche.
Del resto, è bene ricordare come l’ordinamento giuridico in materia non prevede principi generali “a carattere etico”. Fa solo parzialmente eccezione lo specifico ordinamento sportivo con il principio di lealtà sportiva, che non può qualificarsi come principio etico tout court proprio perché già oggetto di precisa connotazione giuridica.
Allora davanti a noi si pone una sfida: lo sport ha certamente un’importante dimensione etica, sua propria, che va recuperata. A riprova sarebbe sufficiente richiamarsi alla classicità greca, che faceva dello sport una componente essenziale della paidèia, cioè della formazione integrale della persona, capace com’era di creare euritmìa, giusto equilibrio tra corpo ed anima.
Il recupero della originaria e vera dimensione etica dello sport consentirebbe di richiamare ad essa una più ampia generalità di fautori, senza la limitazione soggettiva del tesseramento o della affiliazione a quale istituzione sportiva, che implica il rispetto dell’ordinamento sportivo.
La vera sfida è costituita, oggi, dal ravvivare e diffondere il patrimonio antropologico proprio dell’attività sportiva. La Fiamma Olimpica potrà servire a questo scopo? Sta per concludersi l’anno dedicato alla speranza, ma questa, la speranza, non è mai troppa.










