Lo sport, veicolo di promozione umana

L’articolo che segue costituisce una sintesi di una pubblicazione più ampia, “Lo sport quale valore di promozione umana, tra diritto allo sport ed etica per lo sport”, presentato lo scorso dicembre come tesi finale del Corso di Alta Formazione “Etica della politica nell’epoca post moderna” presso la Pontifica Università Lateranense. 

 

Nella società contemporanea lo sport è diventato un complesso fenomeno di massa. Ad esso si avvicina un numero sempre maggiore di praticanti con il seguito di spettatori, attirati da grandi eventi sportivi quali olimpiadi e campionati mondiali di singole discipline, tornei delle più svariate discipline, manifestazioni di ogni genere e livello. Tutti questi eventi vengono amplificati dalla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, capaci di creare campioni che attirano numeri crescenti di appassionati.
Insomma, un “fenomeno collettivo sopranazionale”, secondo la definizione del filosofo Max Scheler, che già nel 1927 lo considerava tra i più rilevanti dell’età contemporanea per la sua incidenza sociale e psicologica, auspicandone un’adeguata considerazione.

Lo sport, non più passatempo per nobili e borghesi di fine ottocento, né solo attività agonistica riservata ad atleti professionisti, né semplice e più comune momento di svago e distensione, rappresenta oggi un vero e proprio fenomeno sociale, vasto e complesso. Con un progressivo aumento di soggetti che passano, in forme intermedie, dal praticare attività sportiva come semplice passatempo a più frequenti partecipazioni a varie manifestazioni sportive.

Si tratta, allora, di un fenomeno culturale in senso ampio che è di casa nelle nostre realtà, praticato con regolarità da un numero sempre maggiore di soggetti e che caratterizza la vita dell’uomo contemporaneo, diventando un importante indicatore del grado di civiltà di un popolo e di una nazione.
Intorno ad esso sono nati e si sono sviluppati comportamenti, linguaggi, idee e stili di vita, che da un lato connotano comunità locali e nazionali, dall’altro costituiscono un sistema universale di relazioni.
Per tale motivo lo sport rappresenta un aspetto fondamentale della cosiddetta “cultura di massa” e, sia praticato in prima persona o vissuto come intrattenimento, fa oramai parte della quotidianità dell’uomo, rappresentando peraltro la terza agenzia educativa dopo la famiglia e la scuola.

 

La prevalenza dell’aspetto competitivo rispetto ai valori dello sport

La crisi dei valori e la mancanza di un sistema etico coerente sembrano oggi aver offuscato la valenza educativa e formativa dello sport, lasciando prevalere esclusivamente l’aspetto della competizione, peraltro non sempre rispettosa delle regole.

Nella comune opinione lo sport si presta ad esaltare la corporeità, l’illimitata possibilità di progresso, le logiche di mercato sottese, le logiche aziendalistiche quali strumento per raggiungere l’obiettivo finale, che coincide solo con il risultato.
Sta di fatto che il bisogno dell’etica rappresenta un dato oggettivo, bisogno che negli ultimi decenni sembra riscoprirsi. Si va diffondendo l’opinione che il rispetto di regole e valori fondamentali universali, di punti di riferimento condivisi, consenta una migliore qualità di vita, come singoli e come gruppi.
Se ne avverte esigenza sempre più pressante anche in un mondo, quale quello dello sport, in cui si assiste addirittura a pericolosi fenomeni degenerativi e, come è stato felicemente notato, “…pare si vada a gamba tesa su De Coubertin.”

Invero, l’ordinamento giuridico in materia non prevede principi generali a carattere etico. Fa solo parzialmente eccezione lo specifico ordinamento sportivo con il principio di lealtà sportiva, che non può qualificarsi come principio etico tout court proprio perché già oggetto di precisa connotazione giuridica.

Sicché, salvo che non si voglia prendere atto e concludere, con George Orwell (in verità con numerosi sostenitori che ne condividono ancora oggi l’opinione), che “ Lo sport serio non ha nulla a che fare col fair play. È colmo di odio, gelosie, millanterie, indifferenza per ogni regola e piacere sadico nel vedere la violenza: in altre parole, è la guerra senza le sparatorie” , occorre capire se il variegato fenomeno che chiamiamo “sport” possa prescindere dall’aspetto competitivo e se esso possieda in sé valori etici che possano regolamentarlo.

 

Lo sport ed i suoi valori etici originari

Lo sport ha certamente un’importante dimensione etica, sua propria, che va recuperata. A riprova sarebbe sufficiente richiamarsi alla classicità greca, che faceva dello sport una componente essenziale della paidèia, cioè della formazione integrale della persona, capace com’era di creare euritmìa, giusto equilibrio tra corpo ed anima.

Ci si potrebbe richiamare alla citazione del famoso motto di Giovenale, “Mens sana in corpore sano” , peraltro avulsa dal contesto suo proprio, nell’ambito del quale si affermava – con valore che diremmo quasi teologico – come bisognasse “…chiedere alla divinità il dono di un’anima forte e di un fisico robusto…” per poter affrontare al meglio le avversità della vita e la morte stessa.

Ma questi richiami, pur appropriati, sarebbero appena sufficienti.
Di certo, il recupero della originaria e vera dimensione etica dello sport consentirebbe di richiamare ad essa una più ampia generalità di fautori, senza la limitazione soggettiva del tesseramento o della affiliazione a quale istituzione sportiva, che implica il rispetto dell’ordinamento sportivo.
Ebbene, questa pur necessaria operazione di recupero degli antichi valori presenti nello sport, può ben prodursi rammentando come lo sport si sia affermato, fin dalle origini dell’umanità, testimoniato dalla vastissima letteratura giunta fino a noi, proprio come mezzo di elevazione morale.

Attraverso lo sforzo fisico teso al superamento dell’avversario, si sviluppavano qualità interiori come la volontà, il coraggio, il rispetto di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, al pari dell’avversario stesso, mai sottovalutato, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio, la perseveranza, la temperanza, lo spirito di squadra, la capacità di affrontare sacrifici, prove e sconfitte, di decidere in condizioni difficili.

Sono tutti valori, intrinsecamente morali, pur tradizionali ed antichi, ma mai superati, che l’ambiente sportivo coltiva e trasmette da sempre al proprio interno.
La vera sfida è costituita, oggi, dal ravvivare e diffondere questo patrimonio antropologico.

 

Acquista il libro “Lo Sport come valore di promozione umana”