L’uomo, la vita, l’azione.

Da molto tempo provo a riflettere sul concetto di azione.

Sono passati addirittura più di trent’anni anni da quando, per il mio primo esame universitario, scoprii occasionalmente Blondel ed il suo libro Action, dove lessi una frase che mi indusse a letture successive: “…se non agisco di mia propria iniziativa, c’è qualcosa fuori in me o fuori di me che agi­sce per me…” .
Spesso penso che la riflessione su questo tema non finirà mai.
O forse è già finita e non ne sono ancora convinto. Per questo continuo comunque nella mia ricerca personale. E letture e pagine di appunti aumentano sempre più.
Qualche volta producono riflessioni brevi, immediate. Come questa che segue, scritta di getto e senza uno scopo preciso.

La riflessione ha un premessa: la vita.
Una premessa essenziale: viviamo. Ognuno di noi vive; esiste; è.
Ognuno di noi si trova pienamente inserito nell’attuale contesto storico.
Vi­viamo. Ci siamo. Ma agiamo?
Mi permetto di ritenere che ci muoviamo. Quasi meccanicisticamente.
Dubito che le no­stre azioni siano pienamente coscienti e consapevoli. Il vero principale disagio di ognuno di noi, di ogni essere umano, di ogni persona, è il di­stacco tra il pensiero (e forse finanche il proprio essere) e l’azione. Tra ciò che si idealizza e ciò che si realizza.

È il vero distacco da eliminare.
Ognuno di noi, forse inconsciamente, ha una sua filosofia di vita, un ideale, uno scopo.
Ma è mera idealità o è anche azione?
Quanto di ciò in cui crediamo è azione di vita?
Quanto sono coerenti i nostri comportamenti?
E nei vari momenti della vita, nel nostro essere, non vi è anche – o forse soprattutto – il momento, la fase, che comunemente indi­chiamo e chiamiamo come politica?
E quanto e come agiamo, produciamo azione, in quello specifico settore della vita che è la politica?

Quando si parla di politica si rischia di commettere l’errore di pensare sempre alle nostre piccole situazioni locali. Alle nostre cose, ai nostri piccoli paeselli, alle nostre ultime ele­zioni. È anche così. Ma non è solo così.

Nel mondo esistono, oggi, diverse macro aree geografiche omogenee (in linea di massi­ma la vecchia Europa, il Centro America e l’America Latica, il Medio Oriente, l’Oriente, l’area africana; forse un caso a parte rappresentano U.S.A., Giappone e Canada).

Tutte le macro aree presentano un elemento comune che, come i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, emerge periodicamente, ciclicamente, sia pur in forme e modalità differenti: è la contestazione all’autorità costituita, alla idea ed alla concezione di stato ed alla forma, al metodo, al modo attraverso cui esso opera, cioè la politica.

Non ho intenzione di trasformare questa breve riflessione in una dissertazione di “Dottrina dello Stato”. Ma – ed è questo il pensiero che voglio trasmettere – è impensabile opinare che dello Stato e della politica si possa fare a meno. Non c’è una sola di quelle aree, dove – ovviamente con modalità diverse – non venga messa periodicamente in discussione l’idea di Stato e spesso l’idea stessa di politica.

Sono convinto che come elemento essenziale della vita sia la politica, così elemento es­senziale della politica sia l’azione politica. Cioè l’assunzione di iniziative, di responsabili­tà, di attività dirette, pienamente consapevoli, da parte di ognuno di noi, che valgano a salvaguardare l’oggetto principale della vita comune.

L’oggetto principale della vita co­mune, cioè che ci unisce, è proprio l’idea di Stato e, con essa, quella di politica. Che inve­ce noi per primi spesso mettiamo in discussione!
A che serve lamentarsi se, nel rispetto dell’autorità costituita (delle regole, delle leggi, delle forme e dei modi attraverso cui si esplica la vita comune), non si producano azioni e, dunque, azioni politiche ?

In tutti questi anni ho provato a cercare di riempire di contenuto l’idea ed il senso dell’ a­zione. Sicuramente ognuno di noi ha la sua idea di azione.
Sono arrivato ad una risposta, che può anche non piacere. Ma non ne trovo altre. Non ne trovo altre perché mi accorgo che ciò che manca, a noi tutti come in tutte quelle macro aree cui facevo riferimento, è ciò che viene chiamato Lògos.
La traduzione appartiene alla riflessione individuale: lette­ra minuscola o maiuscola, principio laico di razionalità suprema o principio cristiano di Essere Assoluto, peraltro pienamente Dio e pienamente uomo.

Il Lògos è l’essere assolu­to, il primo, unico che era in principio e primo di ogni cosa, principio creatore, produtto­re di azione creatrice. Solo Lui, il Lògos, esisteva prima di ogni altra cosa. E prima di ogni altra cosa, il Lògos crea. Azione. Anteriore all’azione c’è solo il Lògos, unico Essere, unico capace di creare.
È il Lògos, dunque, che da un senso al mondo. Non solo al nostro piccolo mondo, ma al mondo intero!

Ma questo nostro mondo, il mondo umano, nella sua interezza, nella sua storia, vive da, con e per le azioni di ogni uomo, di ognuno di noi.
Dovremmo chiederci, allora, cosa fac­ciamo noi.
Cosa faccia ognuno di noi. Agiamo? Produciamo azioni, pur nella nostra pic­cola quotidianità?
Proviamo a trasformare le nostre idealità in azioni concrete? Ovvia­mente ognuno per quanto gli competa, attraverso i propri talenti, i propri doni, le proprie qualità.
O siamo, invece, in perenne attesa che qualcuno agisca per noi?

L’errore più banale sarebbe il ritenere tutto questo mera idealità.
Così non è. La prova?
La traggo, giusto come esempio che chiarisca il mio pensiero, dal sommario di una rivista cui sono abbonato, ricevuta due giorni fa.
Il numero della rivista è interamente dedicato a due argomenti.
Il primo: Sul “divorzio breve” si apre il dibattito parlamentare: un primo passo per riorganizzare la materia familiare.
Il secondo: Con la conversione del decreto legge sulla droga torna la distinzione fra sostanze leggere e pesanti.

Sfido chiunque, allora, a ritenere che tutto questo costituisca mera teoria. Non si tratta di mera teoria, ma di realtà concreta.
Nessuno pensi che l’attività politica sia riservata a co­loro che ricoprono cariche politiche; né che essa si esaurisca nel momento della delega elettorale.

Ciascuno di noi ha bisogno di riflettere sì sul senso della propria vita, ma in rapporto alla vita degli altri. La vita, è vita sociale, mai individuale. Abbiamo bisogno di riflettere sul senso della partecipazione e soprattutto sul senso della partecipazione come azione, come agire politico, cioè di comportamenti pubblici. Anche di testimonianze. An­che di produzione di opinioni e di momenti formativi.

Non serve lamentarsi della politica, disaffezionandosi da essa, se non si producano azio­ni.

Mi ritorna sempre in mente la lezione di Blondel, secondo cui “…l’uomo è le azioni che compie…”.
Nell’azione si esprime la natura più autentica dell’uomo, il significato più profondo dell’esistenza.

Rifletto, ma non trovo altre risposte: per vitalizzare l’umano es­sere bisogna agire lasciandosi ispirare solo dal Lògos. È difficile; ma è il motivo per cui la riflessione sull’ azione non terminerà mai.
Ed allora…ad ognuno la propria azione.
Buona azione a tutti.