Masseria Lamafico (Diorama 13) 

Le ricerche documentali di Carlo De Luca palesano la sua encomiabile passione per la storia locale. Una passione non fine a sé stessa, ma sempre finalizzata ad una completa e corretta comprensione delle trasformazioni del territorio attraverso le vicende dei suoi protagonisti: le persone, le famiglie, le loro abitudini e caratterizzazioni sociali. Così, indagare le vicende familiari, le relazioni parentali, i passaggi generazionali, diventa occasione per conoscere meglio l’evoluzione sì di una comunità, ma soprattutto del suo territorio. Nel nostro caso, di come è cambiata Polignano a Mare studiandone persone e famiglie.

Dunque, Carlo ha ben chiaro come la storia viva e si sviluppi nelle vicende nei suoi protagonisti. L’affermazione, che a prima lettura potrebbe giudicarsi scontata ed addirittura banale, acquista particolare significato laddove ci si interroghi sul significato del termine “protagonisti”. Perché a parer mio (in verità di molti altri e certo ben superiori studiosi) ciò che chiamiamo storia è l’intrecciarsi di relazioni individuali. L’individuo, il singolo individuo, ne è protagonista. Anche il più piccolo, sperduto, ultimo, anonimo individuo; quello che a nessuno interesserebbe e che pure si incontra nel misterioso cammino della vita. Tutti noi, senza distinzione alcuna, partecipiamo – forse involontariamente – alla formazione dell’esperienza comune, con azioni che costituiscono il motore del mondo reale, della vita e, appunto, della storia.

Per quanto il ruolo dell’individuo nella storia sia argomento per me assai intrigante e di mai sopito interesse, non intendo distrarmi, tantomeno sottrarmi al compito affidatomi da Carlo di proporre una mia riflessione su questo suo Diorama n. 13, dedicato – come lui stesso precisa – allo studio di alcune carte notarili riguardanti la Masseria Lamafico. Lo faccio ben volentieri e, confidando nel sicuro perdono dell’Autore, butto giù questa cosciente e consapevole provocazione. Perché in fondo lo scopo di qualche rigo di “presentazione” è quello di, incuriosendo, invogliare la lettura del testo che segue. Ci provo, qui sparando la mia tesi, che potrò meglio esporre e motivare solo se Carlo avrà il coraggio di invitarmi a qualche pubblica conversazione: nonostante l’abolizione legale dell’istituto giuridico del maggiorascato (di cui si parla nel Diorama) la tendenza culturale sottesa ed ispiratrice mantiene ancora una certa e non trascurabile presenza nei contesti sociali, anche polignanesi.

La ricerca prodotta da Carlo De Luca mi offre una giustificazione storico–giuridica di una certa tendenza sociale, non del tutto celata nelle nostre comunità, nonostante siano trascorsi quasi trecento anni, a privilegiare il primogenito maschio nelle disposizioni di ultima volontà o comunque in certi comportamenti familiari. Semplificando…in quasi tre secoli non è che ci siamo evoluti tanto tanto… A riprova, perché nessuno si offenda se sostengo permanga ancora questa tendenza, proporrei di indagare cominciando dalla mia famiglia e, dunque, risalendo ai trisavoli dei Nicolàs d Sand Vèit.

Sparata la provocazione, occorre spiegare – pur brevemente e per quanto comunque Carlo lo faccia in questo suo lavoro – che il maggiorascato è stato un istituto giuridico tardo medioevale di diritto successorio, sviluppatosi nel diritto spagnolo, applicato in Italia tra il XVI e XIX secolo, con il quale si consentiva al figlio maschio maggiore di ereditare tutto il patrimonio familiare. Carlo giustamente lo giudica “…un atto di sicumera, che intendeva ipotecare un destino sconosciuto e piegarlo alla propria volontà transeunte…”, volontà che, nonostante la testamentaria disposizione rinvenuta e studiata da Carlo e che qui ce la propone, nel caso della Masseria Lamafico non si realizzò. Il perché dovete scoprirlo leggendo il seguito del Diorama.

Ora, che questo istituto giuridico possa essersi diffuso in specie in presenza di contesti con forte tradizione aristocratica e borghese, avendo il precipuo fine di preservare l’integrità del patrimonio familiare attraverso la sua trasmissione all’interno della stessa famiglia, per generazioni, così evitandone la frammentazione tramite alienazioni o divisioni, peraltro incidendo anche sulle scelte di vita dei vari componenti, poteva anche avere una qualche giustificazione. Salvo, tuttavia, imbattersi in frequenti e spiacevoli casi di figli relegati a carriera ecclesiastica o militare e, per le figlie femmine, di forzato destino monacale. Casi affatto sporadici, tanto da ispirare alcune pagine finanche alla nostra migliore letteratura, come quello della Monaca di Monza manzoniana o di Maria, la metaforica capinera verghiana, tormentata dalla sua gabbia claustrale; casi, insomma, ben radicati in certi contesti sociali e – per l’appunto – consolidati e legittimati giuridicamente. Fino a quando, con l’Illuminismo e le riforme giuridiche del XVIII secolo, molti sistemi europei iniziarono a mettere in discussione il principio dell’indivisibilità del patrimonio. Ed anche in Italia, con il Codice Civile Pisanelli del 1865, il primo promulgato dopo l’Unità, furono abolite tutte le forme di maggiorascato e la possibilità di diseredare i figli, stabilendo l’uguaglianza tra tutti gli eredi, indipendentemente dal loro sesso, peraltro favorendo la libera circolazione della ricchezza.

Tuttavia, si badi bene che nonostante le riforme in senso liberale ed egalitario, una reale ed effettiva parità tra i sessi è stata realizzata solo con la Riforma del diritto di famiglia del 1975, addirittura dopo quasi trent’anni dalle declaratorie di uguaglianza proclamate dalla Costituzione. E perché mai? Ce ne sarà pure una ragione… Ebbene, non me ne vogliate ma, come ho anticipato, in contesti sociali fortemente maschilisti e patriarcali, una certa forma di riguardo nei confronti della primogenitura maschile ci è rimasta nel patrimonio genetico. La nostra piccola comunità non fa eccezione e, riterrei, passate circa quattro generazioni dall’abolizione formale del maggiorascato, confido che con il trapasso di un altro paio di generazioni forse – forse – anche i nostri peggiori cromosomi compariranno solo nelle ricerche scientifiche, a testimonianza dell’evoluzione della specie umana. 

Caro lettore del Diorama 13, tu che – spero incuriosito – ti accingi a leggere le pagine seguenti, supera la mia goliardica ironia e, piuttosto, appunta cinque brevi considerazioni.

La prima. Quanto da noi prodotto in vita, azioni e pensieri, costituiscono esperienza comune che, nel tempo, diventa esperienza giuridica. Tutti i fenomeni giuridici originano e trovano fondamento nell’esperienza comune; finché i contesti sociali, le relazioni umane, le complesse attività che ogni individuo realizza, inducono infine a cambiamenti.

Antigone dà sepoltura a Polinice
di Sébastien-Louis-Guillaume, 1825
Parigi, Scuola Superiore delle Belle Arti

La seconda. Provare ad incidere sul futuro, sul destino, sulla “storia”, compete comunque ad ognuno di noi. Anche laddove questo richieda, nei limiti propri della civile convivenza, di proporsi come una specie di Antigone opponente regole ingiuste.

La terza. L’uguaglianza che giustamente rivendichiamo nei nostri confronti va riconosciuta con reciprocità in ogni contesto sociale. Anche nel più comune e quotidiano familiare. Se non altro per contraddire, nella concretezza della vita, l’appendice “…ma alcuni sono più uguali di altri…” che la nuova autorità gestoria de La fattoria degli animali di George Orwell fa aggiungere alla frase “Tutti gli animali sono uguali…”. Ci tocca adoperarci affinché quell’appendice venga definitivamente spazzata via.

La quarta, a modo di corollario. Se vogliamo che Polignano cambi, è necessario che precipuamente cambi ognuno di noi.

La quinta, solo perché non mi sia dato del pazzo ed emerga anche un aspetto della mia attività professionale. A proposito di tutele patrimoniali e loro integrità, si badi bene che l’incalzare dei secoli in fondo non sembra mutare certi interessi e bisogni “socio-economici” (diciamo così), che vengono soddisfatti apprestando nuovi istituti giuridici. Ma all’epoca di Domenico Raffaele De Luca il maggiorascato esisteva, non ancora il trust

Prefazione al Diorama n. 13, di Carlo De Luca,
Masseria Lamafico (e non solo) in alcune carte notarili del ‘700 e dell’800

https://www.polignanoamare.eu/files/DIORAMA-N.13BIS.pdf

Tutte le ricerche di Carlo De Luca sono consultabili on line
https://www.polignanoamare.eu/carlo-de-luca.html