Migranti, il difficile equilibrio tra accoglienza ed integrazione

L’importanza della ricerca di un equilibrio tra l’accoglienza di migranti e profughi ed il rispetto delle legislazioni nazionali, ispirate da ragioni di sicurezza ed altri interessi nazionali, è spesso raccomandata da Papa Francesco. Proprio con riferimento agli interessi nazionali, Francesco ha sempre raccomandato ai Governi di tenere ben distinte le condizioni del migrante da quelle del rifugiato.

L’ingresso del migrante va regolato; il rifugiato, invece, proveniente da situazioni di guerra e particolari disagi nazionali, non è libero. La ricerca di una situazione migliore è, per il rifugiato, quasi un obbligo, un’esigenza di vita; anzi, di sopravvivenza. A maggior ragione lo status di rifugiato richiede maggiori cure ed attenzioni. Anche nelle provvidenze che lo Stato ospitante gli offre, in modo che ci sia effettiva possibilità di integrazione.

In più occasioni Papa Francesco, anche ricordando come la storia dell’Europa sia caratterizzata da una continua integrazione tra tante culture, resa possibile dall’apertura delle proprie radici cristiane, ha raccomandato ai governanti di “…non chiudere il cuore a chi fugge dalla guerra , a un rifugiato…” , ma, al tempo stesso, di adoperarsi concretamente nel “… come poterli sistemare, perché i rifugiati vanno accolti ma poi li si deve anche integrare”. La preoccupazione di fondo è quella di “…avere un cuore aperto. Non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore. Alla lunga questo si paga.”

Quello della integrazione è il vero e più difficile compito in capo a chi accoglie. Perché la mancata integrazione comporta la separazione ed il pericolo della ghettizzazione culturale , ancor più pericolosa di quella sociale. Perché escludere la capacità di confronto e, dunque, di crescita ed arricchimento comune, creando compartimenti stagni, non comunicanti, incompatibili con il corretto vivere sociale, a volte fonte addirittura di attività illecite.
Il rischio è quello di sostituire i valori della “reciproca custodia” e della “responsabilità fraterna” con quelli della insensibilità, insofferenza ed indifferenza; ancor più, di condurci ad una globalizzazione dell’indifferenza .

Lo strumento da utilizzare, ricorda sempre Papa Francesco, è quello del dialogo, del difficile dialogo (Evangelii Gaudium , 74), che è il solo capace di offrire occasioni di generose apertura, contro le chiusure identitarie. L’esempio è quello della bellezza offerta da alcune nostre città: “Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenziali, e che anno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!” (Evangelii Gaudium , 210 e Laudato Sì , 152).

Francesco auspica, quale buon consigliere, quello della prudenza , in modo che il dovere di “farci prossimi” non renda i migranti vittime prima delle proprie condizioni, poi delle disfunzioni derivanti da forme errate di accoglienza. Se è sbagliato costruire muri e non ponti, occorre che questi ponti siano durevoli e sicuri e che possano condurre nuove prospettive di vita sicure e regolari.

Accogliere, proteggere, promuovere ed integrare sono i quattro verbi che costituiscono le azioni necessarie al raggiungimento del miglior equilibrio tra le svariate esigenze che il fenomeno migratorio comporta.
Accogliere richiama l’esigenza di ampliare le possibilità di ingresso, ben bilanciando le preoccupazioni di sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali.
Proteggere ricorda il dovere di riconoscere e tutelare la dignità di chi fugge da situazioni di estrema pericolosità.
Promuovere rimanda al sostegno allo sviluppo integrale di migranti e rifugiati.
Integrare significa offrire possibilità reali di partecipazione alla vita della società che accoglierà.

Ecco la vera sfida che il fenomeno migratorio richiede: la ricerca di equilibrio, coniugando giuste esigenze di legalità con la doverosa attenzione alla persona. Legalità e umanità, il cui senso profondo Papa Francesco ha sintetizzato citando l’antico brocardo Serva ordinem et ordo servabit te: serba l’ordine e l’ordine ti salverà . Perché non si può amministrare l’ordine pubblico senza un ordine personale ed interiore.

Pubblicato nella rivista “Vivere In”, 6/2023, pagg. 34 – 36