Non sprecare le occasioni di quest’epoca.

Dalla “Premessa” di un vecchio libro, che da tempo cercavo e che solo oggi ho trovato. Il libro è del 1953. Sono passati sessant’anni e non sembra cambiato molto.
Anzi, l’esortazione finale è attualissima e sempre valida.

“…Quest’epoca, a considerare l’esperienza dal punto di vista dell’individuo, è singolarmente propizia. Portando la distruzione nell’ (apparentemente) assettato e regolare mondo moderno, rompendo i quadri della normalità consolidata, soprattutto spogliando la coscienza dell’individuo dei principi e delle norme, su cui finora si è retta, essa ha liberato per così dire tutte le esigenze le spinte i bisogni positivi e negativi, che sono nell’animo umano, ha vagliato e sta vagliando, sta mettendo in questo mondo in frantumi i poveri individui allo sbaraglio e al crogiuolo, come forse mai vi sono stati messi. Perciò ora si può fare meglio che in altre epoche, il tentativo di seguire il cammino dell’individuo nell’aspra via della vita concreta, poiché stiamo ora vedendo le grandi capacità distruttive dell’uomo, ed anche, in mezzo a questa somma di dolore nel quale il nostro mondo è immerso, le sue insospettate capacità di resistenza e di pazienza. Caduti i sostegni materiali e spirituali, l’individuo è rimasto solo (benchè dicano, che questa è l’epoca delle masse, e forse proprio perché questa è l’epoca delle masse), e perciò si può vederlo ad occhio nudo nella storia agire (che è diventato quasi sinonimo di patire). Le sue contraddizioni vitali, le sue capacità di creazione e di catastrofe appariscono, in questo rimescolamento di tutte le forze del concreto, con assoluta evidenza. Perciò bisogna profittarne. Quest’epoca con tutta la sua esteriorità, con queste bombe e questo marciume di masse, questa inesauribile fantasia di torture carnali e spirituali e questi materialismi effettivi o pretesi, è un’epoca essenzialmente metafisica. Non bisogna farla sprecare…”

Giuseppe Capograssi, Introduzione alla vita etica, V, 1953