Opporsi alla rabbia di Medèa

La storia di Antigone, dalla omonima tragedia di Sofocle, è nota ai più, con la protagonista sempre invocata come esempio di eroina antagonista. Non altrettanto conosciuta è quella di Medèa, che titola una delle tragedie di Euripide.
Quella di Medèa è la storia di una donna abbandonata dal marito che per vendicarsi uccide i propri figli. Non a caso il nome di Medea è legato, in psicanalisi, al complesso che induce una donna ad uccidere i propri figli per odio nei confronti del loro padre.
Medèa, figlia del re della Colchide, in cambio della promessa di matrimonio aiuta Giasone, giunto in regione alla guida degli Argonauti, nell’impresa di conquistare il Vello d’oro. La felice unione coniugale si spezza quando la coppia si trasferisce a Corinto, dove Giasone si fa persuadere dal re Creonte a sposare sua figlia, Glauce, per garantire la successione al trono. Medèa, esiliata, fingendo di riappacificarsi assecondando la “ragion di Stato”, ma in realtà accecata dall’odio, si vendica avvelenando Glauce con una veste, dono nuziale, che causa anche la morte di Creonte, accorso in aiuto della figlia. Poi completa la sua mostruosa vendetta: trasformando la propria esitazione in risolutezza, supera l’amore di madre e, per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i loro piccoli figli.
In un lungo monologo, l’Autore della tragedia fa esporre a Medèa il suo drammatico proponimento, che contiene anche il grave imbarazzo della decisione omicida: “…So bene le cose orribili che sto per fare, ma la mia rabbia, causa dei mali più grandi per i mortali, supera la mia ragione…” (versi 1078 – 1080).

Che strana storia. L’amore si trasforma in odio. Una tenera madre diventa spregiudicata assassina.
Storie simili si leggono purtroppo anche nelle cronache quotidiane. Ma in quei versi, la consapevolezza che la ragione – ed ancor più, diremmo, la ragione del cuore – soccombe rispetto alla rabbiosa passione, fa riflettere. Perché auspichiamo con vigore l’esatto contrario: che ragione, ragionevolezza, sapienza, saggio discernimento, equilibrio, soffino potenti, a modo di uragano, travolgendo di positività l’universo intero e noi tutti, attori protagonisti.
Altrettanto strano è che il ricordo di questa storia sovvenga proprio ascoltando un recente notiziario. Che tratti di madri omicida; di maternità negate che appassionano il confronto politico negli Stati Uniti; di maternità surrogate di cui si discute in Italia; di guerre incomprensibili che si combattono nel mondo; di fiction che sceneggiano omicidi familiari; che tratti di questo o di altro, può non avere importanza. Quello che importa è che, ben oltre il caso letterario, bisogna persuadersi, tutti, che la rabbia di Medèa va opposta. A qualunque costo e con altrettanta determinazione. Perché solo sentimenti ed azioni contrariamente ispirate possono favorire crescita e sviluppo del necessario comune universale vivere bene.
Pubblicato nella rivista Vivere In, 5 – 2024.









