Pensare al “poi”, scelta di responsabilità civica

Esiste un problema. Lo chiamiamo quello del “e poi?” .
Si tratta di una vera e propria filosofia di vita. La vita che è sempre al bivio e che spesso ci porta a scegliere tra la contingente provvisorietà e la durevole stabilità. Scegliere la prima serve all’oggi; scegliere la seconda serve al futuro.
Scegliere non è mai facile, soprattutto quando la scelta del poi rischia di perdersi nelle paludi del mai , del domani che non arriva mai. Perchè verrà sempre “domani”. Proprio come nel racconto “Domani” di Joseph Conrad.
La scelta è ancora più complicata quanto attiene ai bisogni economici ed ancor più in periodo di crisi, come l’attuale. Ma il problema del “e poi?” – che attiene dunque alla vita – attiene anche alla politica.
Anche la politica è sempre al bivio tra ciò che sarebbe più immediato e con risultati nel breve periodo, e ciò che sarebbe più tardo ma con risultati duraturi nel tempo.
In politica finanche le strategie elettorali si scontrano tra l’esigenza di ottenere consensi nel breve periodo e quella di mantenerli nel tempo.
Così, c’è chi preferisce metodi più o meno clientelari, che sicuramente offrono maggiori risultati nel breve periodo. E c’è chi, invece, preferisce investire nel futuro, investendo su qualità e professionalità, anche a sacrificio delle clientele.
Occorrerebbe una giusta misura, come spesso. Ma farlo è complicatissimo.
Tutti coloro che, a vario titolo, esercitano attività politica, si pongono il problema del poi; anche con riferimento alle specifiche cariche, di governo o di partito, da scegliere.
Chi ha un metodo per la scelta, è indubbiamente in vantaggio.
Chi non ha queste fortune (come accade ancora nella coalizione di centro destra alla quale appartengo) vive in perenne attesa che domani possa accadere qualche fatto risolutivo o che possa arrivare un risolutore. Proprio come accade al protagonista del racconto di Conrad.
Il problema del “e poi?” riguarda le scelte, infinite, cui la vita ci chiama ogni giorno. Occuparsene, porre il problema, discutere le questioni, ipotizzare soluzioni, attiene alle responsabilità personali di ognuno di noi. Non si tratta di fuggire da occasioni edonistiche del momento, ma di individuare consapevolmente gli obiettivi da raggiungere, perseguendoli con metodo. Anche con fatica e tenacia.
Occorre pensare al poi . La decisione da prendere al bivio può sì produrre legittimi tentennamenti. Ma non può lasciarci dubbi. È utile e giusto pensare al poi.
Vogliamo farlo e ci proviamo.
Pensare al poi delle nostre comunità significa programmare incontri, uscire per strada, nelle piazze, leggere i volti della gente ed ascoltarla, studiare soluzioni ai problemi, pensare al reperimento delle risorse necessarie per risolvere quei problemi.
Pensare al poi delle nostre comunità significa offrire la propria disinteressata ed amorevole disponibilità perché esse crescano, migliorino, progrediscano, prosperino. Con utili vantaggi per tutti.
Significa uscire dall’egoismo dell’oggi e del facile chi me lo fa fare, dedicandosi allo studio del domani e delle – certo complicate – azioni.
Allora è sempre tempo del poi. Perché è sempre tempo del pensare ed organizzare la vita. Che non finisce mai. Anche quando termini quella personale di ognuno di noi. Perché se è vero che nessuno di noi ha mai sottoscritto un contratto, tantomeno con clausola di durata, è pur vero che quel contratto appartiene alla storia delle nostre famiglie, delle nostre comunità, della nostra civiltà.
Il problema del “e poi?” non si risolve se non privilegiando l’etica civica delle responsabilità personali.








