Per una politica del dialogo

Prefazione
Oggi più di ieri è necessario recuperare il valore autentico del dialogo. E lo è soprattutto perché, nell’odierna società della comunicazione, è diventato ancora più difficile cogliere la differenza che intercorre tra comunicare e dialogare.
La percezione diffusa è quella di vivere un mondo in cui c’è costante comunicazione di idee e opinioni senza rendersi conto che, in realtà, molto spesso manca proprio una sincera disposizione al confronto, che rappresenta il presupposto basilare di uno scambio autentico.
In sostanza, comunicare è diverso da dialogare perché nel secondo caso serve un esercizio ancora più complesso, che muove prima di tutto da un interesse verso le ragioni dell’altro e dalla volontà di aprirsi alla discussione. In politica, questa generale discrasia esistente al livello comunicativo tra percezione e realtà è più facilmente individuabile perché ha delle conseguenze evidenti.
La moltiplicazione delle tribune politiche, talvolta mascherate da arene di confronto, la proclamazione e l’imposizione delle singole opinioni e le continue incomprensioni che sfociano, il più delle volte, in litigio sono tutti elementi che dominano, purtroppo con frequenza sempre maggiore, la dialettica politica e che nulla hanno a che fare con il dialogo.
Ecco, quindi, che rintracciare le caratteristiche e la metodologia di una politica del dialogo non è un esercizio puramente intellettuale. Al contrario, si tratta di qualcosa che ha risvolti pratici di grande utilità e beneficio, perché è proprio dall’analisi dell’approccio umano alle questioni che si deve ripartire per costruire un modo di fare politica che sappia dare risposte chiare e concrete al cittadino.
La rivisitazione del significato dei diversi momenti della comunicazione – la parola, il silenzio, l’ascolto, la comprensione – è la condizione necessaria e sufficiente affinché da qualsiasi scambio con l’altro si possa trarre uno spunto al miglioramento e alla ponderazione, anche e soprattutto in politica. Ciò dovrebbe consentire di recuperare, da una parte, l’etica della responsabilità – che troppo spesso si perde nella confusione generata dalle continue polemiche strumentali tra i protagonisti del dibattito – e, dall’altra, evidenziare come l’etica della convinzione debba fondarsi su principi scolpiti nella pietra, piuttosto che su facili slogan urlati con l’attitudine da tifoso della curva nord!
Si tratta di una questione che attiene prima di tutto al rapporto che ognuno ha con se stesso e, poi, alla capacità di interazione e di confronto con gli altri.
Senza una preliminare apertura alla condivisione e allo scambio pacato di opinioni, il risultato è un dialogo soltanto fittizio, che confonde e non chiarisce. In questo modo, le parole si trasformano in pietre scagliate contro l’interlocutore per colpirlo o, nel migliore dei casi, in un mezzo per promuovere o imporre opinioni, non legando tale esercizio alla forza del ragionamento. E ciò si ripercuote inevitabilmente sull’opinione pubblica, sempre più colpita da disaffezione nei confronti di una politica di cui non riesce ad individuare, persi nell’immenso mare delle polemiche, i contenuti.
Questo libro ha l’obiettivo e il merito di sollevare questioni intime, che tuttavia escono dall’ambito privato nella misura in cui influenzano in maniera determinante le modalità di svolgimento del dibattito pubblico.
Del resto, come l’autore non manca di sottolineare, il valore della persona esiste in sé, ma anche nel suo ruolo e nella sua vita all’interno della comunità che, per non divenire una realtà totalizzante, è bene che sia improntata ai principi cristiani di solidarietà e rispetto. I
nfatti, se le persone rappresentano l’essenza stessa di una società, la loro importanza si manifesta in maniera ancora maggiore nel contesto politico, dove sono esse stesse veicolo di idee e proposte sulle quali è auspicabile, necessario e inevitabile che nasca un confronto autentico.
Solo così, infatti, potrà esservi uno scambio proficuo, dal quale possano guadagnarci tutti, tra la persona e la sua comunità di riferimento.
di Gaetano Quagliariello








