Politica, arte della buona educazione

Qui parliamo spesso di politica. Parliamo spesso di città . Proviamo anche a parlare della politica (o delle politiche) che vorremmo per la nostra città.
Il nome stesso che ci siamo dati, Operazione Neàpolis , richiama il senso di volersi occupare della pòlis , un termine che preferiamo rispetto al nostro “città” perché richiama valori, tradizionali, storici, classici, ben precisi ed ai quali ci piace riferirci.
Proviamo a parlare di politica , quella vera; quella cui crediamo; quella che vorremmo favorire ed alla quale tutti, senza confini o divisioni di sorta, dovremmo aspirare.
Strano: il termine politikè è composto da pòlis , città, e da tèchne , arte. Cos’è strano? Che nel tempo si sia smarrito quell’enorme valore del termine. Quanti, oggi, a parte qualche caparbio ostinato innamorato della politica, converrebbe nel ritenere che la politica sia un’arte?
Ma è così. La politica è l’arte di tenere insieme le complessità e le molteplicità tipiche di una comunità civile. E non solo. Perché, a ben pensarci, quel termine greco, tèchne , contiene due distinti e diversi significati.
Il primo significato è quello che comunemente traduciamo come “arte”.
Richiama il campo della creatività, della fantasia, della genialità, della capacità di trasmettere emozioni e sentimenti.
Il secondo significato è quello che comunemente traduciamo come “tecnica”.
Richiama la precisione, la esatta esecuzione, la rigorosità di un applicazione.
Chissà se chi si occupi quotidianamente di politica pensi, qualche volta, al significato del termine.
Chissà se ciascuno di noi, totalmente inserito nelle proprie attività della vita individuale, partecipe (forse inconsciamente) della vita collettiva della pòlis , pensi, qualche volta, alla politica come arte – tecnica finalizzata al miglioramento di quella vita collettiva. S
ia ben chiaro: sappiamo che molti ricordano come quel termine, politikè , abbia collegamenti semantici anche con il termine pòlemos , cioè guerra, conflitto. A maggior ragione si dovrebbe ritenere che quella politica sia arte vera, l’arte di saper superare conflitti.
L’agire politico non esclude i conflitti; li supera.
Ogni decisione presupposte un confronto tra esigenze, bisogni ed idee diverse, molteplici, spesso confliggenti; ma li supera operando una sintesi.
Arte somma, dunque. Forse la più difficile. Perché non si tratta di dipingere una tela, foggiare un marmo, scrivere, ideare. Di più. Si tratta di comporre valori diversi, appartenenti a persone diverse, a culture diverse, per uno scopo condiviso.
Chi respinge la politica non ne comprende a fondo l’importanza.
Impossibile farne a meno.
Ma è ancora peggio ridurre e sminuire quell’arte in una banale ricerca di compromessi. A meno che non si ritenga che ogni compromesso, nel momento in cui sottrae qualcosa al proprio io , costituisca condizione essenziale per la civile convivenza di molti io , tutti apparentemente mancanti di qualche cosa, ma contemporaneamente arricchiti di qualche altra cosa.
Le nostre pòlis hanno bisogno di questi nostri io . Tanti io che sappiano essere umili, sappiano arricchirsi, credano nella crescita comune: sappiano essere civili .
A ben pensarci, infine, essere civili significa proprio essere rispettosi, gentili ed educati. Dunque, forse per la politica cui crediamo e cui aspiriamo serve solo buona educazione .
È forse troppo?








