Politiche ingannevoli

Promettere è sempre stata legittima condizione ed al tempo stesso risultato ingannevole di ogni forma di comunicazione politica. Un politico deve promettere, deve organizzare e proporre un modello di sviluppo ed un programma da sottoporre al giudizio dei cittadini elettori. D’altra parte, anche a prescindere dalla verifica dei risultati ed obiettivi raggiunti, operazione riservata alla fine del mandato politico o dopo un congruo periodo di tempo, accade sempre più spesso che modelli e programmi appaiano ingannevoli già alla loro proposizione, quasi come desertici miraggi.
Le ricette miracolose che vengono proposte ad ogni occasione generano, ormai, una tragica conclusione: traditi da promesse non mantenute, siamo portati a non credere più a niente, ma finiamo contraddittoriamente con il credere a tutto. Anche alle più clamorose banalità.

Qualche ciarlatano arriva addirittura ad agitare immagini sacre, crocifissi e rosari, con tifoserie al seguito che evidentemente confidano in miracoli per superare l’umana idiozia. Quel ch’è peggio, il sacro viene strumentalizzato – e banalizzato – per parlare di “pace” da chi mostra, nell’operare, un cuore duro ed indifferente. Ancor più, qualcuno si avventura a presentarsi come una specie di semi Dio, se non addirittura superiore. Giudicheremmo e relegheremmo il tutto nella maniacale follia, se non fosse che la storia ci insegna come questo tipo di strumentalizzazioni siano stata utilizzare per soggiogare popoli e proporre un modello di Stato elevato a dignità divina. Ieri e, in certi contesti, ancora oggi!
Utilizzare la fede a scopo di successo politico e raggiungimento di potere è davvero biasimevole. Come ammoniva l’allora cardinale Ratzinger nel 1981 (!) il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dell’uomo dall’irrazionalità dei miti politici, che sono il vero rischio del nostro tempo, e che “…la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità…”.

La fede cristiana – ricordava Ratzinger – ha distrutto il mito dello Stato divino, il mito dello Stato-paradiso e della società senza dominio o potere. Al suo posto ha invece collocato il realismo della ragione; anzi, del lògos. “…Ma ciò non significa che la fede abbia portato un realismo libero da valori, il realismo della statistica e della pura fisica sociale. Al vero realismo dell’uomo appartiene l’umanesimo e all’umanesimo appartiene Dio. Alla vera ragione umana appartiene la morale, che si alimenta ai comandamenti di Dio…”.
Ciò che sembra sfuggire ad ogni politicante dei giorni nostri, di ogni gruppo, schieramento e nazione, è che questa morale non è un affare privato. Né certo qualcosa da esporre su di noi come fosse una etichetta. Ha sì valori e importanza pubblica, ma che devono originare e consolidarsi nei cuori e che, piuttosto che essere esposti ed agitati, vanno testimoniati.
Oggi più che mai, quando anche i confronti dialettici più ordinari si trasformano in rissose reciproche accuse; quando non c’è manifestazione pubblica che non degeneri in scontri e violenze; quando si promuovono incomprensibili guerre e distruzioni, con farneticanti minacce di distruzione di popoli e civiltà; ebbene, oggi più che mai vorremmo che i modelli a cui ispirarsi per il governo della polis, al pari di quelli per il più comune convivere, siano quelli del servizio e del cogliere i germi del divino presenti, sempre, nella Storia. Compete per primi a tutti i credenti, tutti vocati ad essere sale della terra e luce del mondo, adoperarsi perché questo accada, con impegno di vita fedele a questi modelli.

Non servono promesse o programmi miracolosi; serve adoperarsi concretamente, ognuno, in ogni istante, da persone divinizzate, compartecipi, tutti, di una comune sacralità. Allontaniamo le beffarde politiche ingannevoli; viviamo ed operiamo, sempre, in ogni occasione, per consolidare il primato della persona umana, responsabile della custodia dell’intero cosmo.
Pubblicato nella rivista “Vivere In”, 2/2026, pagg. 18 – 20
https://vivere.in/rivista-vivere-in-n-2-2026/








