Quali musiche nelle Chiese?

Da diversi mesi a Firenze si promuoveva un evento: l’Orchestra da Camera Fiorentina, nell’anniversario della morte del compositore Wolfgang Amadeus Mozart, ne avrebbe eseguito il Requiem e l’Ave Verum Corpus nella basilica di Santa Croce. Il consenso è stato negato perché – ha precisato il priore della basilica – il concerto si sarebbe tenuto in un periodo penitenziale quale l’Avvento e la quaresima francescana e la musica di Mozart non sarebbe stata idonea al clima natalizio.
Non sono molto chiari, né tanto validi, i motivi della dichiarata non idoneità. Pur da profani, per quanto si possa condividere che non si tratti propriamente di musiche natalizie, ci sembra che si tratti di composizioni rispettose del luogo. La basilica di Santa Croce è anche un famoso sacrario, luogo ideale per il Requiem; quanto all’Ave Verum Corpus è considerato una delle composizioni più celebri e più alte dell’arte mozartiana, scritto in occasione del Corpus Domini. E come spesso accade in presenza di motivazioni non del tutto adeguate, si sprecano le dietrologie.
L’occasione, però, costituisce favorevole occasione per considerare quale tipo di musica sia giusto e consono suonare in chiesa. Perché se, in via del tutto generale, nessuno si sognerebbe di suonare Mozart durante la “messa del fanciullo”, risulta poco comprensibile che una chiesa, forse anche a prescindere dal periodo liturgico e soprattutto non nell’ambito di una celebrazione liturgica, non possa essere considerato luogo idoneo a suonare un Requiem o l’Ave Verum Corpus, composizioni sulle quali non sembra potersi dubitare sul carattere di “musica sacra”. Peraltro, spesso si reclama – a giusta ragione – come le nostre chiese, insieme a molti simboli tipici della nostra fede, siano anche luoghi e simboli a carattere largamente culturale.
Sì, in ogni caso occorre una profonda riflessione.
Perché anche ieri sera ci è capitato di partecipare ad una celebrazione eucaristica i cui canti erano accompagnati da chitarre e tamburelli, invero non sempre a tempo e fonte certa di distrazione. E non era una messa per fanciulli. Né la scelta sembrava avere una giustificazione liturgica.
Perché il clima natalizio, celebrazione della Vita, non può essere incompatibile con manifestazioni di suprema arte universale, derivanti dalla grandezza e dalle potenzialità che la vita e la persona possono esprimere.
Perché – lo ripetiamo – siamo profani. Ed ai profani certe scelte vanno spiegate meglio. Perché mentre alcuni profani si interrogano, riflettono ed auspicano chiarimenti, disposti ad apprendere e migliorare le proprie conoscenze, altri profani non perdono occasione per sbraitare, lamentarsi e criticare una Chiesa chiusa e non al passo con i tempi e che, come ripete spesso Francesco, non apre le sacrestie.
Pubblicato nella rivista Vivere In, 5 – 6/2019, pag. 16








