Responsabilità civiche, garanzia di libertà.

Il fine settimana può essere pericoloso. Può indurti a vecchie letture e, così, può addirittura capitarti di pensare.
La lettura in questione è un discorso di Benjamin Constant, Della libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni , pronunciato all’Ateneo parigino nel 1819.
Riassunta in breve, la tesi di Constant è quella che per gli antichi la libertà era essenzialmente partecipazione al potere dello stato, mentre per i moderni è essenzialmente garanzia d’indipendenza della vita privata di fronte al potere dello stato. “Lo scopo degli antichi – si legge nel testo – era la ripartizione del potere sociale fra i cittadini di una stessa patria. Questo era ciò che essi chiamavano libertà. Lo scopo dei moderni è la sicurezza nei godimenti privati: ed essi chiamano libertà le garanzie accordate dalle istituzioni a tali godimenti.” Insomma, Constant si ritiene attribuisca agli antichi la “libertà politica”, ai moderni la “libertà civile”; ovvero la libertà degli antichi sarebbe la libertà dello stato, la libertà dei moderni la libertà dallo stato.
Così riassunta, la tesi di Constant si è sempre prestata a varie critiche, spesso dimentiche del suo contesto storico.
In realtà Constant osserva come nel grande stato moderno non è più possibile quell’intervento diretto dei cittadini nell’attività di governo che nella polis classica traduceva la libertà politica in esercizio effettivo del potere. Tutto è diventato troppo esteso e troppo difficile e la gran massa degli uomini non ha modo di partecipare personalmente alla vita pubblica, finendo così per delegare la partecipazione ad altre persone. Come si trattasse di una divisione del lavoro nella quale alcuni assumono l’onere di dirigere gli affari della collettività. In compenso, però, la folla degli uomini “moderni” acquista un più vasto agio per occuparsi delle cose proprie, per appagare i propri desideri e attingere quelle soddisfazioni personali che Constant chiama “godimenti”. Per cui la libertà più cara ai “moderni” è quella di attendere senza disturbo a simile attività privata, di essere garantiti nell’esercizio di tale diritto, di possedere, insomma, tutta una sfera d’azione in cui neppure lo stato abbia il diritto di intervenire.
Alla libertà come statuizione di potere politico subentra la libertà come garanzia della vita individuale.
Constant sentiva fortemente il pregio di quest’ultima libertà. Ma prova a far avvertire il rischio insito nell’abbandono dell’antica libertà per la nuova libertà civile. Prova anche ad ammonire a non dimenticare quel che significava la prima e a valersi dei suoi mezzi quali correttivi dell’altra. Vede pregi e difetti di entrambe e propugna l’opportunità di comporle in una sintesi armonica. Il suo discorso conclude così: “Lungi, dunque, o Signori, dal rinunciare ad alcuna delle due specie di libertà di cui vi ho parlato, occorre, l’ho dimostrato, imparare a combinarle insieme…Bisogna che le istituzioni completino l’educazione morale dei cittadini. Rispettandone i diritti individuali, avendo riguardo alla loro indipendenza, evitando di disturbarne le occupazioni, devono tuttavia consacrarne l’influenza sulla cosa pubblica, chiamarli a concorrere con le loro risoluzioni e i loro suffragi all’esercizio del potere, garantire loro un diritto di controllo e di sorveglianza tramite la manifestazione delle loro opinioni e, formandoli in tal modo, attraverso la pratica, a queste elevate funzioni, dare loro ad un tempo e il desiderio e la facoltà di adempiervi.”
Il sogno di Constant è quello di coniugare libertà politica e libertà civile, libertà antica e libertà moderna.
Sa bene che non si può tornare indietro, al miraggio della piccola città, del comune a misura d’uomo, al sogno della pòlis e della democrazia diretta.
Constant non rinunzia ai diritti dell’uomo e del cittadino, ma sogna di esercitarli in un ambiente di “libertà antica”. Un sogno che non può essere attuato. Così, si contenta di vivificare come può la vita della libertà moderna, arricchendola con lo spirito della libertà antica. Dalla fruizione dei diritti propri della libertà civile, egli richiama gli uomini all’esercizio dei doveri proprio della libertà politica.
Bella lezione. Proviamo a proporla. Non agli studenti, ma ad ogni persona, ad ogni cittadino.








