Riforma scolastica. Una lettera aperta a Renzi.

Una carissima amica, rappresentante di uno dei tanti comitati sorti negli ultimi tempi per contestare la riforma scolastica proposta dal governo Renzi, mi chiede collaborazione nel diffondere un loro testo, una “lettera aperta a Renzi”, anche attraverso i miei canali comunicativi.
Lo faccio ben volentieri, condividendone il contenuto.
Buona lettura.

Lettera aperta al Presidente del Consiglio On. Matteo Renzi.

Signor Presidente del Consiglio, Le scriviamo perché riteniamo di voler esercitare diritto di replica alla campagna mediatica da Lei messa in campo con interviste e dichiarazioni in assenza di contraddittorio, senza così dare a noi docenti, che in questo caso siamo la Sua controparte, l’opportunità di esprimere le nostre ragioni, come sarebbe normale in un normale confronto democratico.

Vorremmo mettere a fuoco alcuni punti del “suo” disegno di legge (l’aggettivo possessivo non è casuale) e riteniamo, scrivendole, di poter dar voce alla comune opinione delle centinaia di migliaia di colleghi e colleghe che da diverse settimane ormai provano a rappresentarLe, sempre nei limiti della correttezza e della dignità che ancora loro appartiene, che questa riforma contiene aspetti che, se dovessero diventare realtà, farebbero fare un notevole passo indietro alla scuola italiana.

1. Consentire che siano i dirigenti scolastici ad individuare il personale docente, svilisce la scuola e la professione docente.

La scuola diverrebbe teatro di facili clientelismi di varia natura e pericolosità.
Per lavorare potrà essere sufficiente (o necessario) telefonare alla giusta personalità politica o forse addirittura mafiosa (o forse ad entrambe?) per ottenere il favore di lavorare.
È chiaro che tale favore andrà poi ricambiato; magari nel segreto dell’urna. 500.000 persone – l’80% dei lavoratori della scuola – hanno gridato il loro “no” a questo meccanismo.

La politica non deve esporre la scuola al pericolo dei favoritismi o del clientelismo di varia origine.
Non possiamo non opporci a questo disegno, signor Presidente, perché ne va del futuro non solo nostro, ma dei nostri figli e degli italiani di domani.
Adesso capirà perché “…ci lamentiamo tanto e addirittura protestiamo…” (così Lei va dicendo nei talk show che La ospitano), nonostante Lei nel suo testo preveda fondi e stanziamenti per la scuola. Perché la libertà di insegnamento è un principio irrinunciabile per i docenti italiani (da Milano a Palermo, passando per Scampia) e non è in vendita.
Vogliamo sperare che Lei non appartenga ad un mondo in cui tutto ha un prezzo; per noi, nel nostro mondo, certo non è così.
Sia chiaro: non navighiamo nell’oro, ma ci resta la dignità di una professione che ci fa camminare a testa alta, ci fa sentire orgogliosi di un’appartenenza culturale.
Questo orgoglio e la consapevolezza di svolgere una professione di grande importanza a livello educativo, storico e sociale, ci faranno andare avanti con crescente e sempre più forte impegno e coesione.
Stia certo che la meritocrazia sta a cuore a noi più che a Lei, caro Presidente; ma ci consenta di esprimere i nostri dubbi sulla circostanza che la commissione cultura della Camera, presieduta da Giancarlo Galan (ancora agli arresti domiciliari per ipotesi di corruzione), o che lo stesso sottosegretario Faraone, mai laureatosi, abbiano scritto o esaminato queste parti del testo di legge spinti da amore per il merito e per il sapere.

2. In un normale confronto democratico, non è pensabile che si dia “delega al Governo in materia di Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione” (art. 21).

Il rischio è che le normative fondamentali che regolamenteranno di fatto l’assetto contrattuale del personale docente e non docente della scuola verrà normato da decreti legge e non sarà discusso in Parlamento. Ovvero lo sarà attraverso il solito teatrino del voto di fiducia o della confusione cui ormai quel luogo ci ha abituati. Bella democrazia!

3. Veniamo all’assunzione dei precari.

Non si tratta affatto di una benevola elargizione del suo governo.
Piuttosto, se l’Italia non provvederà a risanare la vergogna del precariato, subirà le sanzioni pecuniarie da parte del Tribunale di Giustizia Europea e, come conseguenza, sarà sommersa dalle sentenze di condanna dei tribunali amministrativi italiani.
Invece Lei sembra far apparire la cosa come se fosse una libera scelta politica!

Ci fermiamo qui, signor Presidente.
Abbiamo voluto solo sinteticamente sottolineare i punti più critici e criticabili della Sua riforma, criticità che potrà sicuramente approfondire – se ne avrà il tempo e la voglia – nelle tante riviste specializzate.

Sentiamo, però, di scriverLe un’ultima cosa.
Nessuno, neppure Lei, conosce il lavoro che svolgiamo quotidianamente; ma non dalla cattedra, ma tra i banchi, guardando i nostri alunni negli occhi, uno ad uno, aiutandoli a crescere, ad imparare l’italiano che per molti è una seconda lingua, insegnando loro ad avere fiducia e stima nelle proprie capacità e potenzialità.
Perciò, Presidente, non dica – come invece ha fatto – che non facciamo gli interessi dei ragazzi.
Non solo è una dichiarazione falsa e superficiale, ma è strumentale ai fini dell’accrescimento del mero consenso popolare che temiamo le stia a cuore.
E noi non siamo disposti a farci strumentalizzare.

Rachele Via a nome del “Comitato per la scuola – Crotone”