Rivalutare ed augurare il campare

Il significato del termine campare viene forse frainteso. Forse sottovalutato.
Nell’uso comune prevale l’accezione non tanto del “vivere”, anzi del “sopravvivere”, quanto quello del “tirare avanti”, quasi con comoda sufficienza, alla meno peggio e non senza difficoltà, magari senza preoccuparsi troppo del domani.

Quel verbo, campare , tipico della lingua italiana, esprime invece un concetto bellissimo. Esprime contemporaneamente il desiderio di vita ma anche il desiderio di incolumità personale. Esprime tutto il desiderio più intimo, personale, radicale dell’uomo, presente nella vita ed intento ed occupato, ogni giorno, a portarla avanti, a viverla: a campare.

Nel verbo campare sono presenti, strettamente collegati, l’idea della salvezza, del salvarsi, e l’idea stessa del vivere. Dunque, non un salvarsi fine a se stesso, un mero salvarsi da insidie e avversità; ma una ferrea volontà della perenne realizzazione del proprio essere e della propria vita.

Augurare il campare può essere, allora, una bellissima espressione: un auspicio di salvezza e di completezza di vita. La vita che si salva attraverso la vita.