Sensibilità e bellezza

Una riflessione: forse alla bellezza ci si abitua. Troppo e pericolosamente. La bellezza ci circonda infinita. Ovunque.  

Allora perché non ce ne accorgiamo? Non è che non siamo sintonizzati sullo stesso canale?
Si può essere circondati da grande bellezza; ma se non si è vitali di fronte a tutto ciò, è come se si fosse morti.
Siamo predisposti a cogliere la bellezza?
Siamo belli noi stessi? A cominciare dagli aspetti esteriori più comuni: ordine, un bel sorriso, un gesto gentile ed aggraziato, lo stile della camminata, buone maniere, chiarezza nel parlare, sollecitudine, essere ben considerati dagli altri, attenzioni verso gli altri, puntualità…
E che dire della bellezza interiore ? Quella che più di ogni altra cosa può darci grazia, eleganza, gentilezza…

La bellezza interiore è in grado di trasformare tutto.
È in grado persino di conferire bellezza a una cosiddetta brutta faccia.
Avere bellezza interiore significa avere sensibilità.

Il nostro essere – corpo, mente e cuore – è sensibile alla bellezza e alla bruttezza; all’asino legato a un palo; alla povertà e al sudiciume della città; alle risate e alle lacrime; ad ogni cosa intorno a noi stessi.

Da questa sensibilità per l’intera esistenza scaturiscono la bontà e l’amore.
Senza questa sensibilità non c’è bellezza.
Si può avere talento, essere vestiti molto bene, guidare un’automobile costosa ed essere scrupolosamente puliti; ma non essere belli.

Per godere della bellezza, quella vera, quella che va ben oltre la materialità di un aspetto fisico, serve affinare le nostre sensibilità.
Ma quanto siamo disposti a favorire questa crescita?
Quanto siamo disposti a migliore la percezione a comprendere, sentire, elaborare, giudicare, distinguere?
Quanto siamo disposti, dunque, ad investire nella crescita della nostra bellezza interiore?