Serve ancora un terzo polo?

Scrivo ed immagino la reazione dei miei amici a questo scritto.

Così, cari amici, gioco d’anticipo e ciò che penserete ve lo scrivo fin dai primi righi.
I più vicini, quelli che mi conosco bene, ridacchieranno e penseranno: “Ecco il solito democristiano”. Ma, che volete, non è colpa mia; sarà piuttosto colpa di qualche cromosoma non meglio identificato. Però vi ringrazio. Perché il conoscere il vostro pensiero già mentre scrivo mi consentirà di non dilungarmi troppo.

Che non sia mai stato un estremista e che non abbia mai gradito gli eccessi, lo sanno tutti. Anche chi mi conosce meno.
Che abbia parte attiva nello schieramento di “centro destra”, non lo sanno tutti, ma lo capiscono anche quelli che mi conoscono meno.
In ogni caso, tutti, ma proprio tutti, sanno che da tempo, da molto tempo ormai, non mi trovo più a mio agio negli attuali schieramenti politici. Pur rimanendole fedele, da tempo sono critico con la mia parte politica, circostanza – anche questa ben nota agli amici più vicini – che ha comportato non pochi problemi con essa stessa, non propriamente abituata a registrare al suo interno divergenze di opinioni.
Non me ne sono mai particolarmente dispiaciuto. Se non altro perché – quantomeno per uno come me, dal mio punto di vista – le alternative sono state sempre scarse. Praticamente inesistenti.

Dunque, cosa mi rammarica? Pensare che forse si sia persa una buona occasione per liberarci, politicamente parlando, degli estremismi che caratterizzano sempre più il confronto politico e, con esso, la vita del nostro Paese.

Siamo sempre più in ostaggio di posizioni sempre più qualunquiste, da ogni parte dello schieramento politico. Ed ecco che non solo non mi ci ritrovo più; vieppiù penso seriamente che questo Paese necessiti – ed oggi manchi – di un terzo polo. Una terza via. Non ne ero convinto neanch’io, ma ho cambiato opinione.

Pensavo che la terza via fosse superflua in ragione di quanto storicamente il Paese ha vissuto nel periodo della Prima Repubblica, soprattutto nella sua parte finale.
Pensavo che la terza via fosse una posizione di comodo, giusta per passare indifferentemente da una parte all’altra dei vari emicicli istituzionali, ad ogni livello.
Qualcuno penserà che il tentativo è stato prodotto, anche recentemente, ma che è miseramente fallito, bocciato dagli elettori. È vero, ma si trattava solo di un cartello elettorale, forse nato e voluto più sul contingente, sulle ripicche, che sulla reale convinzione dei partecipanti.

Invece, cari amici, forse mi sbagliavo. Che piaccia o no ai più, mai come in questo momento storico sarebbe utile uno schieramento moderato che sappia essere saggiamente equidistante da qualsivoglia estremismo, contemperando le contrapposte visioni in vista di un comune obiettivo: quel fiat aequalitas che nessuno mai, quantomeno a parole, mette in discussione. Tutti sembrano condividere la destinazione finale; ma sul mezzo per raggiungerla si litiga sempre, senza considerare che, mentre sarebbe giusto ed utile raggiungere la meta, essa si allontana sempre più.

La delusione maggiore la trovo a casa mia. Perché proprio qui vedo deluse le mie aspettative di creazione di un polo moderato, riformatore, capace di innovatore senza tradire quei valori che – genetica o no – sento miei e credo appartengano alla tradizione culturale di questo Paese.

Tutta colpa di mio padre. No, non per ragioni genetiche. Perché quando gli parlai della mia possibile adesione, nel 1994, ad Alleanza Nazionale, mi disse: “Tanto, la Democrazia Cristiana può anche sparire come partito, ma i veri democristiani non spariranno mai”.

Ciao babbo, avevi ragione: servirebbero ancora tanti buoni democristiani. Ma non si tratta di partiti, né di schieramenti. Si tratta, appunto, di uomini, dei loro valori, della loro etica.

Il terzo polo che manca non è quello della politica, ma il luogo della saggezza che sappia allontanarne i degenerati eccessi. Ovunque, in ogni parte di quegli emicicli. Come in ogni parte della vita.