Superare l’etica individualistica.

Tutta la umana esistenza è essenzialmente partecipazione.

Ogni istante della nostra vita ci induce ad un impegno, una responsabilità, una scelta, che comporta lo stare con qualcuno, il partecipare .
Ci sfugge troppo spesso, distratti – come siamo – dal meccanicismo quotidiano, come il partecipare sia essenziale.

Troppo spesso ci prende una forma di egoismo, dove ognuno di noi pensa al suo interesse personale dimenticandosi del bisogno altrui e del bene comune. Dimenticandosi, soprattutto, quanto questo sarebbe essenziale per un miglioramento generale della qualità della vita di tutti.

Ci dimentichiamo troppo spesso come dalla natura sociale dell’uomo segue che il progresso della persona umana e il progresso della società dipendono l’uno dall’altro.
In realtà, la persona è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali.
La persona ha bisogno di questa vita sociale.

L’uomo cresce in funzione del suo rapporto con gli altri, per il servizio reciproco e per il dialogo.
Se le persone ricevono molto della vita sociale, non si può negare che le circostanze sociali in cui vivono e di come da bambini vengono avvolte, spesso l’allontanano dal bene.

Da questa interdipendenza sempre più stretta e gradualmente estesa a tutto il mondo, consegue che oggi il bene comune diventa sempre più universale ed implica obblighi che coinvolgono tutto il genere umano. Ogni gruppo deve tener conto della necessità degli altri, e del bene comune di tutta l’umanità.

L’obbligo di giustizia e solidarietà si compiono quando si contribuisce al bene comune di tutta l’umanità nel suo insieme, quando secondo le proprie capacità ciascuno si offre agli altri.
Ciò consente di superare l’etica individualistica.

E’ un dovere di tutti l’annoverare tra i principali obblighi dell’uomo il rispetto per gli altri.
Nella misura in cui il mondo si unifica, le funzioni di ognuno passano ad avere un valore globale per tutta l’umanità, su scala universale.