Tra episteme e doxa, il logos.

Nel dialogo “Critone”, Platone affronta il tema dell’opposizione tra “opinione” (δόξα) e “logos” (λόγος). Quest’ultimo termine, “logos”, ha nella lingua greca antica una importante polisemanticità, così risultandone la traduzione sempre complicata. Nel contesto del “Critone” può essere correttamente inteso come “ragione”, “intelletto”. Il “logos”, quindi, fa da antitesi, da controcanto, alla “opinione del volgo”.

L’ “opinione”, afferma Socrate dialogando con Critone, non è che vana ombra, semplice sembrare e, in quanto mutevole, è priva di stabilità, di base solida. Al contrario il “logos”, alla cui base dimora l’idea di stabilità. Se l’ “opinione” risulta essere figlia del sentito dire del momento, il “logos” è figlio della natura delle cose e della conoscenza precisa di essa stessa.
Mai l’opinione, questa vana ombra instabile e mutevole, dovrebbe essere la musa ispiratrice delle azioni da compiere. Non bisognerebbe seguire la voce dei dissennati che giudicano senza intelletto. Piuttosto sarebbe opportuno e giusto seguire sempre la voce di coloro che sono dotati di senno (λόγος). Perché soltanto chi conosce e chi è in grado di intendere con precisione i fatti deve essere ascoltato.

Socrate rivendica di non essersi lasciato persuadere dalla “opinione”, da nessun altra cosa se non dal “logos”: “…a quello, che, ragionando, mi sembri il logos migliore…”.
Socrate propone vari esempi. Chi vuol mantenere sana l’anima nelle scelte delle azioni da compiere – afferma – deve seguire non i consigli del volgo, ma il parere di quella sola persona che conosca cosa sia il giusto, il buono ed il bello. E non importa, continua, se la folla abbia il potere di far del male o, addirittura, di uccidere perché non sono questi i mali più grandi. Il male maggiore non è tanto la morte fisica, quanto la dissennatezza che porta alla morte dell’anima.
La “ragione” di Socrate è, dunque, una ragione autonoma, individuale ma non soggettiva. Secondo Socrate un discorso che si dimostra fondato deve essere tenuto fermo, anche quando la maggioranza è contraria, e anche quando si rischia la vita.

Ecco che quanto sostiene Socrate propone un problema più ampio, che supera la contesa ideologica fra democrazia e antidemocrazia: il rapporto fra sapere scientifico (episteme) e potere politico. Il sapere scientifico si deve costruisce su un “logos” autonomo, indipendente da quello che pensa la massa; il potere politico, in una democrazia, è tutt’uno con l’opinione della maggioranza.

Bel problema. Secondo la tesi sostenuta da Socrate, la politica, il potere politico, deve farsi guidare non dalla maggioranza, laddove non esprima la migliore ragione, ma da quest’ultima…