Un nuovo contenitore per i cattolici in politica? Intervista a Francesco Occhetta.

Durante i lavori della “49 settimana sociale dei cattolici italiani” abbiamo incontrato Francesco Occhetta, padre gesuita, docente di Dottrina Sociale della Chiesa, giornalista e scrittore, coordinatore del percorso di formazione politica Comunità di connessioni, autore di numerosi articoli e pubblicazioni su temi etici, giuridici, sociali e di teologia morale. È stata una utilissima occasione per raccogliere la sua qualificata opinione sul complicato tema del ripensare la partecipazione politica dei cattolici.
Padre, emerge sempre l’importanza della concretezza. Proviamo a capire se, come, quali strumenti occorre utilizzare per ridare slancio alla presenza dei cattolici in politica.
La questione è, a mio parere, al fondo, spirituale, sulle domande ultime: cosa vogliamo essere e cosa vogliamo fare insieme nella società per rilanciare un sogno. Questa è la prima grande dimensione. La Chiesa deve recuperare la dimensione spirituale, che è il fondamento, il fuoco, che inizia i processi. Gestire solo ciò che è vecchio, non serve più. Michel De Certeau diceva che nel passo in là c’è il nostro al di là della nostra vita, anche l’eternità. Il passo in qua, è già passato.
Rimane il problema di come trasferire questa spiritualità nella realtà politica, anche istituzionale, soffrendo da tempo la pochezza di occasioni, luoghi e momenti di confronto.
Bisogna rilasciare prima di tutto una grande stagione formativa, fatta di valori, di studio concreto, di analisi dei problemi, di costruzione di una comunità che non c’è più. Ci sono tante individualità, anche brave ed interessanti, ma che non sono connesse. Occorre formare e, dove già esistano individualità che stanno lavorando, connetterle, mettere insieme ciò che è solo e soffre di questa solitudine. In secondo luogo, il mondo cattolico deve puntare decisamente sulle competenze: sulla nostra antropologia, sulla nostra fede, sulla nostra visione inclusiva. Bisogna fare in modo che le persone che oggi non votano più possano ritrovare fiducia. Una persona su due delle persone che vanno in chiesa la domenica si astengono dal voto. Ci sono sei milioni di persone perse nel nulla. Come terza cosa, occorre scommettere – come i giovani ci insegnano – su un grande processo generativo da basso, che non fa tanta notizia, ma spinge in alto uomini, donne, argomenti, modi diversi di stare insieme, anche laddove manchi la visibilità. Nella grande stagione del cattolicesimo democratico è questo ciò che ha tenuto insieme il Paese ed ha dato frutto anche ai nostri principi costituzionali.
Proprio questo è il punto. Pensa sia opportuno lavorare per un nuovo contenitore?
Possiamo lavorarci, ma il contenitore deve essere il frutto di un processo, non può essere una specie di imposizione ad un processo che deve nascere. Altrimenti sarebbe come bloccare con il cemento un seme che non sappiamo ancora cosa darà. Certamente darà qualcosa, certamente frutterà, certamente darà anche un contenitore. Occorre lavorarci. Però non dobbiamo pensare affatto agli attuali contenitori, perché sappiamo tutti che non funzionano più e non ci soddisfano. Tutto sommato ci stiamo già lavorando… Ne sono convinto e serve tempo. Come tutte le nuove sfide. Bisogna lavorarci con la forza della spiritualità, con la forza della fede, con la formazione, con le competenze. Siamo chiamati tutti a questo lavoro. Se lavoriamo tutti insieme, con convinzione ed entusiasmo, ma “connettendoci”, un contenitore nascerà certamente.
Pubblicato nella rivista bimestrale “Vivere In”, 5/2021, pagg. 16 – 17








