Un nuovo spazio per i cattolici in politica

Se già dal titolo fosse emerso che ciò che qui si vuole prospettare è la possibilità di un nuovo “partito” per i cattolici impegnati in politica, forse non sarebbe stato possibile neanche aprire la riflessione, ché molti lettori non avrebbero proseguito oltre.
La questione è, invece, ben più ampia. Parte dalla constatazione che coloro i quali, operando nelle istituzioni pubbliche di rappresentanza, si professino cattolici e provino ad essere coerenti con la loro fede, non trovino, oggi, spazio ed occasioni adeguate in uno specifico gruppo parlamentare e, dunque, in alcun contenitore politico, associazione, movimento o partito che sia.
Il disagio da loro vissuto, che spesso sfocia nella solitudine per condivisioni e solidarietà mancanti, talvolta manifestate solo verbalmente e quasi mai attraverso accompagnamenti operosi nell’assunzione di uguali responsabilità, è enorme.
Ci sono temi ed argomenti sui quali i cattolici offrono serenamente il loro contributo di pensiero in alcuni gruppi politici; altri temi ed argomenti in gruppi del tutto diversi e opposti. Con la difficoltà di sentirsi accusare di incoerenza dagli altri fedeli o di tradimento dagli altri colleghi di partito, laddove ritengano di non condividere gli orientamenti espressi dai gruppi di appartenenza.
Questo equivale sostanzialmente a concludere che un cattolico che voglia affermare il primato del proprio credo nelle scelte richieste dalla rappresentanza pubblica, non trovi, oggi, uno spazio nel quale sentirsi meglio a suo agio, come in casa propria.
Terminata da tempo la fase storica che vedeva la presenza, nel panorama politico, di un partito tradizionalmente riconosciuto come quello dell’unità dei cattolici, il valore e l’importanza del loro impegno nelle istituzioni, più volte affermato e sollecitato nei documenti ufficiali della Chiesa Cattolica, viene declinato auspicando comunque la loro presenza. A loro si raccomanda, ovunque presenti , la coerenza con la fede di riferimento. Da un canto si evidenzia la necessità del loro impegno nel ruolo di corretta animazione dell’intero mondo sociale; d’altro canto se ne legittima la presenza in gruppi e formazioni politiche disparate. Allo scopo di poter contribuire, con il proprio bagaglio culturale, a mediare il rischio delle esasperate appartenenze e, soprattutto, tentare di far emergere, ovunque , in ogni spazio, gruppo, contesto, scelta, le caratterizzazioni della propria etica di vita.
Già nel 1971 Paolo VI precisava come “la medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi”, esortazione rinveniente dalla precisazione conciliare secondo cui “…la Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico (GS, 76)…”, così affermando la separazione tra la vita temporale e quella religiosa. Non potrebbe essere diversamente, nel momento in cui ad esprimersi è la Chiesa, nella sua missione magisteriale.
D’altra parte, è la Chiesa stessa che, altrettanto formalmente, richiama i fedeli laici a non separare i propri impegni nel mondo temporale da quello spirituale (GS, 36, 31, 43, 75) e raccomandare di non favorire l’attuazione di programmi politici o di leggi i cui contenuti siano in contrasto con i fondamenti della fede e della morale cattolica, esortando il costante impegno di vigilanza da parte di chi assuma responsabilità politiche.
Sono tantissimi i cattolici che, avvertendo l’importanza della missione sociale che viene loro proposta, sono in effetti presenti in vari schieramenti e provano non senza difficoltà a spendersi, a vari livelli istituzionali, per il raggiungimento di quel bene comune che auspicano tutti e da ogni parte, almeno a parole.
Non è più sufficiente. Serve altro. Perché osservando quanto avvenuto nel panorama politico degli ultimi tempi, appare evidente come gli strumenti elettorali di tipo maggioritario abbiano prodotto anomale radicalizzazioni. I gruppi emergenti cercano di calmierarle cercando il consenso della parte più moderata degli elettori (tra i quali vi sono indubbiamente i cattolici) più che altro in ragione del loro rilevante numero. Una corsa ai moderati che, per l’appunto, si esprime ed esaurisce nei momenti elettorali.
Il sostanziale bipolarismo creatosi non è stato superato neanche dall’esperienza sismica del “Movimento 5 Stelle”, che pur ha provato a proporsi come terza via rispetto agli schieramenti ormai tradizionali.
Sta di fatto che l’enorme potenziale rappresentato dall’elettorato moderato e primariamente dei cattolici, viaggia disperso tra vari gruppi e schieramenti, combattuto tra la propria coscienza e la mancanza di un proprio spazio politico.
Per la verità, l’elettorato cattolico rappresenta molto più di uno spazio. Rappresenta un metodo ed un processo culturale frutto di ricerca continua di equilibrio rispetto alle complesse problematiche sociali. Metodo e processo ispirati, quale fonte primaria, dal messaggio evangelico, come tali di non agevole circoscrizione, derivando da una tradizione plurimillenaria dinamica ed in grado di rapportarsi alle mutevoli esigenze storico-sociali.
L’esercizio della funzione di pubblica rappresentanza, propria della politica, richiede invece spazi, gruppi, organismi, associazioni, movimenti, organizzazioni strutturate. Richiede occasioni e finanche regole – pur minimali – per lo stare insieme. Insomma, richiede ciò che comunemente sintetizziamo ed identifichiamo con il vocabolo “partito”, vocabolo che viene da tempo demonizzato ingiustamente e quasi rimosso. Restituiamolo, dunque, anche a questo articolo: c’è bisogno di un nuovo partito per i cattolici.
Ne accusiamo fortemente la mancanza. Ci manca un contenitore, una casa invero comune a tutti i moderati, luogo ed occasione di riconciliazione ed equilibrio, discernimento e medietà. Un qualcosa che serva anche a formare e qualificare la classe di governo dei prossimi decenni, attività tipica delle scuole politiche di un tempo, riservate proprio ai partiti, chiamati anche a costruire l’esperienza delle nuove generazioni. Ci manca un partito strutturato.
Siamo consapevoli dei vari tentativi che negli ultimi tempi sono stati proposti. Ci permettiamo di individuare le ragioni del loro naufragio nel trattarsi di iniziative personali, pur illuminate e meritevoli di attenzione, ma quasi spontanee e mai formalmente avallate dalle gerarchie ecclesiali, rimaste ai margini. Comprendiamo anche la preoccupazione e la opportuna discrezione operata da quelle gerarchie nei confronti di fenomeni di cui occorre prudenzialmente verificare se siano in linea con la dottrina sociale della Chiesa. Prudenza che certo si richiederebbe minore – per quanto sempre necessaria a motivo delle diversità personali dei fedeli laici attuatori – laddove fosse la Chiesa stessa soggetto ispiratore e promotore delle iniziative.
Nel panorama politico attuale, quanto mai confuso e frastagliato, tra disagi ed incertezze, solo la Chiesa Cattolica ha le capacità di porsi quale bussola orientatrice tra i marosi sociali. Perdere l’occasione dettata dal tempo presente, così mancando nella funzione di madre vigile, regina costruttrice di occasioni, guida illuminata per tutti i fedeli laici impegnati nelle funzioni politiche di governo, costituirebbe – forse – forma di non del tutto condivisibile trascuranza apostolica.
Promuovere l’impegno dei cattolici in politica; esortare l’assunzione di responsabilità di governo; affermare il compimento dei doveri terreni di cittadinanza secondo la vocazione di ciascuno; raccomandare tutto questo limitandosi, però, ad un compito esterno, equivarrebbe ad un improprio “armiamoci e partite”. Con i benefici dell’errore valutativo rispetto all’opinione che qui si esprime, riteniamo che urgenze e bisogni del tempo presente suggeriscano che sia la Chiesa Cattolica a farsi diretta promotrice di un “partito” che coaguli le plurime energie cattoliche presenti nella galassia politica italiana.
Sommessamente, ne accusiamo il bisogno, dichiarandoci altrimenti incapaci di contribuire, per quanto possibile, alla missione di animare l’ordine temporale ed in particolare di adoperarci nella funzione di coerente rappresentanza politica rispetto alla fede che ci anima, mancando nell’attuale offerta politica il mezzo essenziale di partecipazione.
Urge una riflessione. La riflessione è aperta.
Pubblicato nella rivista bimestrale “Vivere In”, 1/2021, pagg. 31 – 33








