Una corsa a mare, una corsa da amare

Ho cominciato a correre tardi.
Alla vigilia della domenica delle Palme del 2001 ricevetti una visita di un mio nipote che mi chiedeva la cortesia di utilizzare il telefax per iscriverlo ad una gara podistica che si sarebbe svolta a Monopoli, il giorno dopo.
Ridendo e scherzando, mi ritrovai iscritto anch’io, insieme a mio fratello.
L’esordio fu tragico: ultimo, accompagnato in tutto il percorso dall’ambulanza che chiudeva la gara.
Passai la domenica steso sul divano, con le gambe a pezzi.
I dolori andarono via; non gli sfottò del nipote, che ridacchiando avvisava me ed il padre che i risultati erano su internet e che, dunque, tutto il mondo conosceva quanto facessimo schifo.

C’era da lavare l’onta.
Cominciai, così, a corricchiare occasionalmente in vista di altre occasioni.
Quella successiva si presentò quasi dopo un mese, a Molfetta.
Arrivai penultimo, questa volta accompagnato non dall’inquietante ambulanza, ma da quella più rassicurante di un vigile urbano motorizzato.
La terza occasione dopo qualche settimana, a Turi. Finalmente non ero più ultimo, lasciando alle spalle un gruppetto di ragazzini.
Ma in tutte le occasioni avevo notato che ben prima di me arrivavano al traguardo due arzilli vecchietti, che nel tempo ho scoperto essere due monumenti del podismo pugliese.

Non potevamo ritirarci.
Con mio fratello decidemmo che ci saremmo allenati meglio e che ci saremmo ritirati dalle corse solo dopo essere giunti al traguardo prima dei due gagliardi.
Dovettero passare altri due mesi.
Nel frattempo ero dimagrito dieci chili. Non ho più smesso.

Mi iscrissi all’Atletica Polignano e cominciai a correre gare ogni domenica.
Sono passati quindici anni.
Non ricordo più quante maratone ho corso, tutte ben oltre le quattro ore ma sempre divertendomi e senza farmi male, che – in fondo – è ciò che più mi interessa della corsa: divertirmi e stare bene.

Come non avrei mai pensato di darmi alle corse, non avrei mai pensato di ritrovarmi organizzatore di una corsa. E che corsa! Con gli amici dell’Atletica Polignano, che dallo scorso anno mi hanno voluto loro Presidente, la chiamiamo, con un gioco di parole, CorsAmare.

Il nome richiama il nostro paese, Polignano a Mare.
Quel nome è stato scelto perché per noi CorsAmare non è solo corsa. È mare. È a mare la corsa. È amare il mare. È correre a mare. È Polignano a Mare. E solo a Polignano a Mare. Perché si tratta di una gara unica con un percorso molto particolare che alterna asfalto, centro storico, brevi tratti sterrati ed attraversamento di due cale, quasi a sfiorare il mare. Una gara dove non può contare la prestazione cronometrica, ma il divertimento, il godersi il correre in zone di una bellezza straordinaria.

Qualche giorno fa si è corsa la VII edizione di CorsAmare.
Da diversi anni la partecipazione è attestata in circa cinquecento atleti. Quest’anno ne aspettavamo almeno duecento in più perché il calendario non prevedeva gare coincidenti.
Inaspettatamente, alla chiusura delle iscrizioni, due giorni prima, abbiamo registrato 1320 atleti partecipanti. Un incubo! Un incubo durato due giorni e poi tutta la mattina della gara, iniziata prestissimo, già dalle 06.00, per consentire di predisporre tutto per le 08.00, quando sarebbero arrivati gli atleti. Ci siamo svegliati dall’incubo solo nel pomeriggio.

È andato tutto bene. Anzi, benissimo. Grande soddisfazione e complimenti da parte di tutti, sia degli atleti partecipanti sia delle istituzioni, sia federali che locali.

I complimenti fanno sempre bene. Ma i complimenti più graditi, per chi organizza una gara, sono quelli ricevuti dai propri cittadini, spesso indifferenti, quando non siano addirittura insofferenti rispetto ai disagi che una gara comporta. CorsAmare l’abbiamo voluta e la organizziamo più per loro che per gli atleti.
Tutto sommato, ogni domenica si possono correre gare.
Lo facciamo anche noi dell’Atletica Polignano. Non ci sarebbe bisogno di altre gare nel già folto calendario pugliese. Ma i nostri amici polignanesi non vivono le gare. Non le conoscono. E noi riteniamo che sia giusto fornire loro questa occasione.

Dunque, CorsAmare è per loro: perché si favorisca la crescita della cultura sportiva, perché ci si avvicini al mondo della corsa, perché si pensi concretamente ad una “diversa mobilità”.
Ne parlano tutti, di diversa mobilità; pochi si adoperano concretamente per favorirla; ancora meno quelli che, attraverso l’importante valore della testimonianza, riescono a promuoverla realmente.

Il nostro paese, Polignano a Mare, ha bisogno che si creda nella diversa mobilità e che si operi di conseguenza. Un paese a vocazione turistica che, unico rispetto agli omologhi, ancora non riesce a chiudere stabilmente il centro urbano (in verità neanche il centro storico) inibendo o limitando la circolazione degli autoveicoli.

Sì, Polignano ed i polignanesi hanno bisogno di CorsAmare. Come avrebbe bisogno di decine e decine di altre manifestazioni che restituiscano il centro urbano ai cittadini e non alle loro automobili.

Una corsa a mare, una corsa da amare, CorsAmare, serve alla città.
Tutti gli atleti che vi hanno partecipato non hanno contribuito solo al successo di una manifestazione, ma ci hanno aiutato a sensibilizzare i nostri amici polignanesi.

Allora grazie perché avete scelto Polignano; grazie perché avete scelto CorsAmare.