Una crociera nel Mediterraneo. Come avevo promesso, eccolo…

Sono stato in crociera. C’è sempre una prima volta, nella vita. E, come dicono tutti, una crociera, almeno una volta, la si deve fare.

Non capivo, prima di partire, il perché di quel “almeno una volta”. Ed invece avrei dovuto capire, anche alla luce dei giudizi troppo diversi. Non ci sono mezze misure: la crociera la ami o la odi; o si torna entusiasti e desiderosi di ripetere l’esperienza al più presto, oppure si giura di non mettere più piede su di una nave.
Se non lo si fosse ancora capito, appartengo a questa seconda categoria. Quel ch’è peggio, conviene nel giudizio la mia famiglia al gran completo, che l’ha scelta!

Agli inizi di Gennaio, la crociera era già bella e prenotata, con gaudiosa convenienza e presunta gratuità (in realtà assolutamente falsa) per i bambini.
Già questa delle gratuità è una favola, anzi una colossale baggianata, una abilissima e ben riuscita trovata pubblicitaria, secondo la quale fino a 18 anni sarebbe sempre tutto incluso; comunque del tutto in linea con la più complessiva politica commerciale dell’armatore, secondo la formula all inclusive che consentirebbe di congelare il budget, “…in modo che il crocerista sappia sempre quanto andrà a spendere e non avrà mai sorprese al momento del conto…”. Il virgolettato sta a significare che chi parla non è il sottoscritto, bensì Pierfrancesco Vago, amministratore di MSC Crociere. Ovviamente l’intervista non è stata concessa al sottoscritto, bensì a Carlotta Magnanini, de L’Espresso (numero 33 del 20 agosto 2009, pag. 140).
Peccato che tutti i crocieristi del mondo, me compreso, possono confermare che il sig. Vago è un bugiardo spudorato, come si evince – se mai vi fossero dubbi – sia dal conto che conserverò per il caso di eventuale sua querela nei miei confronti (che, a questo punto, sarebbe per me un onore, meritevole di fama nazionale), sia soprattutto, dalle condizioni di viaggio, che, purtroppo, colpevolmente non legge nessuno, fatta eccezione di pochi fessi, compreso il sottoscritto, che, per questa ragione, è, insieme agli altri, ancor più fesso e colpevole di non aver compreso la fregatura e di non aver avuto il coraggio (così si dice, quando non si può essere volgari) di mandare subito al diavolo promozioni, amici, vacanze, armatori, moglie e bambini, varie ed eventuali…: “L’importo non comprende la quota di iscrizione, il contributo spese per la gestione amministrativa della polizza Europ Assistance, le bevande, le escursioni a terra nel corso della crociera, le usuali mance al personale, spese di natura personale.” (art. 7, Condizioni Generali).

Devo precisare che, nonostante gli avversi proclami, trascorse ormai diverse settimane dalla crociera, in realtà non avrei scritto un solo rigo di questo articolo se i miei occhi non avessero notato la citata intervista, che, letta mentre con un occhio vigilavo il pentolone dei pomodori nel rito della salsa, per una miracolosa osmosi o un qualche fenomeno paranormale tra me, il giornale ed il pentolone, ha raggiunto lo scopo di far ribollire nuovamente me stesso e provocato la presente invettiva nei confronti degli armatori di tutto il mondo e, più in generale, nei confronti delle conseguenze del capitalismo più becero e sfrenato. Ebbene sì, perché rivendico il mio sacrosanto diritto di ritenere che la crociera costituisca una delle più gravi offese alla povera gente che non riesce a campare ed alle famiglie che arrivano a stento a fine mese.

Ma a questo punto, perché immagino che ai lettori non importi un accidente delle cronache del viaggio, vado oltre e giungo alla fine, cioè ai commenti che ho affidato alla rete ed ai miei amici, su “Facebook”. Spero, in questa maniera, di non condizionare nessuno. Che ognuno faccia pure la propria crociera nella vita, com’è giusto che sia, senza lasciarsi influenzare da chi, solitario extraterrestre tra i quasi quattromila compagni di avventura, appartiene a quelli che giurano di non mettere più piede su di una nave.

Però, non è vero, non ero un solitario.
A parte i già citati moglie e bambini (che potrebbero anche essere inattendibili), i rei confessi saranno stati almeno qualche decina. Tra questi, i due giovani sposi in viaggio di nozze, nostri commensali a cena, i quali si sono accorti prestissimo che i romantici riferimenti, il “…sogno d’amore…”, che gli abili consulenti di immagine e pubblicitari dell’armatore hanno promesso e confezionato per loro, non erano propriamente tali…
Poverini, quanto mi dispiaceva ascoltare le loro lamentele a cena.
Giuro che rimanevo silenzioso; non li condizionavo affatto; raccoglievo i loro sfoghi.
Ma mentre parlavano, pensavo a me ed a mia moglie, che del nostro viaggio di nozze di sedici anni fa, in Scozia, che definirei “tradizionale”, abbiamo non solo un ricordo bellissimo, ma, soprattutto, desiderio, a differenza loro, di ripeterlo!

Ma se i giudizi nelle successive conversazioni vacanziere, sono, per l’appunto, così drastiche e categoriche, evidentemente c’è un’ampia parte di furbacchioni, direi almeno un migliaio, forse anche più, che, dopo aver sognato la crociera, averla enfatizzata con gli amici, essere finalmente saliti a bordo, sentirsi vip per il solo fatto di essere circondati da salotti extra lusso, scale trasparenti con cristalli Swarosky, tirarsi giacca e cravatta per la “cena di gala” e, nell’occasione, farsi fotografare con il comandante, che, in verità, non mi pareva degno né di George Clooney, né di Raoul Bova, a seconda delle predilezioni generazionali, si vergognano a confessarsi insoddisfatti.

Così, al messaggio affidato alla rete, “Sono tornato. È incredibile come pochi giorni in crociera mandino in crisi convinzioni politiche pur salde e radicate. Queste, proprio perché tali, rimarranno; ma giuro che non salgo più su una nave da crociera…Le eventuali esplicitazioni, solo a voce.”, è seguito un primo commento: “Cosa ti hanno fatto?”. Ho replicato: “Fatto, per fortuna, niente. Mi è bastato guardare.”
Ma come spesso mi capita, soprattutto negli ultimi mesi, non sono stato capito.
Del resto, nulla poteva intendersi da quelle poche parole scritte. Nessun riferimento alle sensazioni più intime e nascoste, celate per diversi giorni e che ora esplodono in questo scritto, che sarà pure uno sfogo, ma che ho promesso, non solo a me stesso. Così, mi sono beccato anche una simil predica domenicale.

A proposito: possibile che armatore o progettisti non abbiano pensato che tra i quasi quattromila non vi potesse essere una sola, unica e sperduta anima che sentisse il bisogno non dico di una chiesetta, ma anche di una piccola cappelletta, anche solo di uno spartano confessionale, con tanto di titolare dedicato alla sua cura, anche in ragione della navigazione domenicale. Beh, giustamente non si può mica pretendere tutto; l’armatore garantisce “…la buona cucina, il divertimento sfrenato, gli spettacoli, i programmi di benessere e bellezza…” o, come dice il Vago citato, “…qualsiasi tipo di divertimento, ma anche tanto relax e libertà…”. Per le cose dello spirito, rivolgetevi altrove, magari in montagna, dove la contemplazione dicono sia più facile. Peraltro, quelle cose, com’è noto, non appartengono alla sfera delle libertà meritevoli di rispetto, tanto più di tutela. E poi, l’industria delle vacanze non contempla né crisi mistiche né cura della propria anima; durante le vacanze non c’è tempo né spazio per queste cose…Ed infatti: se già in chiesa, a casa, l’ultima domenica di Luglio, ho contato dieci, dico dieci persone, figuriamoci quante avrebbero avuto bisogno di una cappelletta su di una nave da crociera. Non è un fatto di “spirito”, per carità; è solo una scelta di mercato…
E poi, bisognerebbe garantire la par condicio: si dovrebbero individuare spazi per ogni confessione religiosa e la nave non basterebbe più.

Ebbene, la simil predica mi invitava a rispettare l’opinione altrui e le diversità.
Giustamente, se tra i quattromila sei l’unico, o uno dei pochi, a non gradire, allora scendi dalla nave e torna a casa; hai sbagliato vacanza; non lo fare più…
Se, poi, ti sei schifato a vedere, al buffet, servito ininterrottamente dalle 12.00 alle 17.00, scene da grande abbuffata alla Marco Ferreri, maleducazione e volgarità da fare un baffo alla peggiore bettola di pirati cinematografici, hai sbagliato tu: avresti dovuto (come peraltro hai fatto dopo il secondo giorno) allontanarti e sistemarti in un angolo, in fondo, tra i pochi reietti, quelli che quel casino proprio non lo sopportano; oppure avresti dovuto comodamente sederti al ristorante, lasciandoti servire al tavolo, insieme a quelli che se la tirano, preferendo farsi servire al tavolo dal cameriere e limitarsi ad un classico pranzo di tre portate, servito in meno di un’ora.

È vero. Continuo ad ammettere di essere io l’anormale e di aver sbagliato tutto. Ma, mi creda, caro signor Vago, non sono mica incazzato per queste cose. Assolutamente no. Perché, effettivamente, dopo qualche giorno ti adegui, ringraziando – questa volta sì – la grande libertà che ad ognuno dei croceristi è riservata: c’è sempre un’area della nave disposta ad accoglierti.
Però, mi spiega perché le “…usuali mance al personale…”, con l’aggettivo effettivamente previsto nelle Condizioni Generali, cioè, per intenderci, la gratifica che solitamente si dà al cameriere, che soprattutto se – come nel caso di specie – extracomunitario, fa i salti di gioia nel riceverla, dopo essere state prelevate (facoltativamente, si intende; cioè con possibilità di “revocare” l’addebito da parte del correntista!) dal conto, vengono distribuite dal datore di lavoro (l’armatore) in busta paga, dunque fatte oggetto di tassazione per il lavoratore ma costituendo un costo deducibile per il datore di lavoro? Ah, già, dimenticavo. Non sarebbe possibile effettuare l’operazione “in nero”…
Ma perché il datore di lavoro deve utilizzare un “regalo”, una “gratifica” resa nei confronti del lavoratore, come “costo”, come strumento di abbattimento del proprio reddito? Guardi che il “regalo” è ai suoi dipendenti, non al datore di lavoro, che non mi pare proprio ne abbia bisogno…

Mi spiega, poi, caro signor Vago, la richiesta, sempre dell’armatore, di un contributo di “solidarietà”, con tanto di giustificazione pubblicitaria sull’attenta politica economica da esso fatta propria, in favore di una organizzazione umanitaria di cui ovviamente non faccio il nome, contributo che, anch’esso salvo revoca, viene prelevato automaticamente dal conto del suo ospite? Per la precisione, un euro a persona. A parte che lei non sa, come non lo sa l’armatore, se i suoi ospiti, durante i 365 giorni dell’anno, pratichino altre forme di “solidarietà”; ma mi spiega perché quel gesto pur modesto ma così nobile, un euro, debba essere prelevato come extra e non già dalla quota che i suoi ospiti le hanno già versato?
Perché mai la solidarietà dei suoi ospiti deve essere da lei utilizzata per beneficiare, anche in questo caso, delle detrazioni d’imposta concesse per i contribuenti in favore di quella organizzazione umanitaria? Perché non mi precisa, tra le sue dettagliate note promozionali, quanta parte del suo reddito d’impresa destina a tale alta iniziativa? Non le viene forse il dubbio che sarei stato entusiasta di regalare non un misero e solitario euro, ma ben altro, se solo avessi saputo che anche il suo “utile”, oltre a foraggiare il lusso e le splendide visioni della sua flotta, contribuisse alle iniziative di quella organizzazione!

Ma ancora una volta, sono io a non aver capito niente. Ho trascurato di considerare, infatti, che navi del genere, come lei stesso mi ha ricordato tramite quella intervista, “…creano lavoro, alimentano l’indotto con 5.500 dipendenti italiani, su 12.000 in tutto il mondo. Per non parlare dei benefici al nostro turismo e al prestigio per il made in Italy.” Ovvio che, come sottolinea il signor Vago, anche il premier Silvio Berlusconi ne vada orgoglioso, anche per il fatto che si tratti di dare concretezza a tutto il sistema Italia. Questa volta non ho virgolettato, ma giuro che il senso è quello.
Sarei proprio interessato a conoscere, oltre al dichiarato investimento di 5,5 miliardi per la realizzazione della nuova nave, la decima della flotta, in quanti anni è previsto il pareggio, ma, soprattutto, a quanto ammonteranno gli utili d’impresa annui, al netto dell’ammortamento.
Ma è mera curiosità, così…tanto per… In realtà, non me ne frega niente…Come non frega niente, ovviamente, alle migliaia di suoi clienti. Sa com’è, la vacanza gioca brutti scherzi…

Il fatto è che uno se ne sta bello e spaparanzato sulla sdraio di proprietà del Suo datore di lavoro e, non riuscendo ad entrare nella favolosa piscina di 40 mq. circa, perché in quel momento v’è la concorrenza, più o meno, di una trentina di altri compagni di viaggio; avendo già benevolmente profittato dell’ospitalità (questa sì, gratuita) della palestra del Suo datore di lavoro; non gradendo, in quel momento, di ingurgitare cocktail o le altre delizie che le amabili e gentili hostess del Suo datore di lavoro si premurano di proporre; avendo finito, dopo due giorni, di leggere il libricino che si era portato dietro dalla terra ferma; avendo già offerto ampia soddisfazione ai propri figli, fingendo tra l’altro di divertirsi in una vasca-idromassaggio dalla quale anche loro, poverini, sono scappati via perché, prevista per sei sette persone, in quel momento ne conteneva una decina (sorvolando pure sulle maniere dalle medesime profuse), che le sardine in scatola stanno infinitamente meglio; fingendo di divertirsi con loro al “toboga”; finanche fingendo di divertirsi in un coinvolgente ballo di gruppo ai margini della piscina su richiamata; avendo già visitato la sua biblioteca (che era così fredda, ma così fredda, che sembrava di essere in crociera ai fiordi) e non volendo assumere l’aria snob e fighetta di chi deve leggere per forza qualcosa, a tutti i costi, anche in vacanza; ebbene, avendo finito tutto questo, non sapendo proprio cos’altro fare, si arrovella il cervello.
Comincia, cioè, a fare quello che su di una crociera, tra distrazioni e divertimenti vari, in barba ad ogni strategia di mercato, proprio non si dovrebbe fare: comincia, cioè, a pensare. E, pensando, a chiedersi: cosa diavolo ci faccio, io, qui? E comincia ad interrogarsi su se stesso, sulla propria condizione, lasciando riemergere dilemmi esistenziali che riteneva appartenere alla propria adolescenza, o poco più; comunque non propri di un uomo di 44 anni, con moglie, due figli, una discreta attività professionale avviata, un vivace interesse per quella che esso stesso definisce politica rappresentativa istituzionale, peraltro in uno schieramento che, forse, dovrebbe plaudire al capitale, all’investimento, alla libera iniziativa economica privata; insomma, alla bravura dell’imprenditore che, rischiando i propri denari (propri? O di qualche pool di banche finanziatrici e forse anche azioniste? Boh, non me lo voglio chiedere. Penserei che, per lo più, si tratti comunque di denari appartenenti a tanti, infiniti, milioni di piccoli risparmiatori; quelli che, leggo oggi, consentono all’Italia di essere appena appena sfiorata dalla crisi economica mondiale. Che siano gli stessi croceristi ad autofinanziarsi la propria vacanza? Mah, lasciamo stare, che è meglio!), offre produzione, occupazione e sviluppo; ad interrogarsi, insomma, sulle proprie convinzioni politiche, che, pur salde e radicate, non dovrebbero neanche essere sfiorate da simili “provocazioni”, di certo conseguenza di qualche banale infantile rigurgito proletario, del tutto immotivato.

Prima di dargli sfogo in questo articolo, ho partecipato questo disagio post crocieristico ad un amico carissimo, il quale pensavo avrebbe solidarizzato e mi avrebbe confortato. Quello, invece, mi ha proposto, sbracandosi dalle risate, di candidarmi non già alla presidenza del Partito Democratico, ritenuto troppo moderato per cotanta invettiva e crisi esistenziale, ma a quella della Rifondazione Comunista. Comunque di informarmi, tramite “internet”, sui prossimi programmi del movimento “no global” per pormi alla testa della prima e prossima manifestazione.

Non ci ho capito niente.
Mi era sembrato di capire, leggendo notiziole varie da qualche parte ed ascoltando sporadici TG, che vi fosse una crisi economico-finanziaria globale. Invece, leggo, oggi, per fortuna, che si tratta di una panzana messa in giro proprio da qualche contestatore.
Infatti, c’è, tra le altre, anche la nostra impresa vacanziera che tira (impresa in senso ampio, non solo quella del Vago), assicurandoci futuro e ricchezza, investimento e produzione, lavoro e soddisfazione per tutti. Del resto, per tornare alla crociera, lì viene garantito sì il lusso, le scelte snob come il cameriere personale, fino ad un costo massimo di 3.000 euro per settimana (come afferma sempre il Vago nell’intervista, per quanto mi pare che tale importo sia “sensibilmente” inferiore a quello che leggo nel listino che sto sfogliando in questo momento); ma viene anche assicurata la possibilità di spendere appena 400 euro per settimana. Sempre “tutto compreso”, come garantisce ancora il Vago.

In effetti, non mi è sembrato proprio di cogliere aria di crisi, né sulla nave, né tornando a casa, almeno a vedere pizzerie e ristoranti stracolmi di gente. Ma è la vacanza, cosa vuoi… Perché mai impedire qualche giusta, sana e meritata distrazione, qualche ozio, qualche pantagruelica serata, dopo tanto lavoro, dopo un anno di sacrifici, dopo aver sgobbato e sudato, dopo aver contato i giorni, quasi come Robinson Crusoè, segnandoli con una croce sul calendario!
Crisi o no, che soddisfazione ci sarà mai a lavorare se non anche quella di poter utilizzare parte del compenso in una sacrosanta meritata vacanza?
Forse è più corretto il giudizio del presidente ed amministratore delegato dell’altra impresa crocieristica italiana, Pier Luigi Foschi, di Costa Crociere, il quale manifesta preoccupazione per il turismo italiano (secondo Federalberghi il giro d’affari segna -15 per cento) e, confermando come non sia un anno facile per l’economia, vanta, giustamente, la crescita della propria impresa come un’oasi felice. Lui, almeno, ha l’onestà intellettuale di riconoscere come la crociera costituisca “…il classico bene voluttuario, teoricamente fra i primi a finire sotto la scure dei risparmi italiani…”. Ma, per fortuna, precisa, “…solo per il 40% i croceristi sono italiani, il resto proviene da ogni parte del mondo…”. Ovviamente anche in questo caso l’intervistatore non sono io, bensì Daniela Fabbri (in Panorama del 20.08.2009, n. 34, p. 105). Io, però, quest’ultima affermazione mica l’ho capita, perché fino all’altro ieri mi avevano fatto credere che la crisi era mondiale e che, anzi, l’Italia ne era stata per fortuna solo sfiorata; no no, che non è ancora arrivata e che forse, se ci sfiora, sarà per il prossimo anno! Chissà, forse sarà anche merito dell’industria crocieristica, visto che anche questi altri hanno varato, in contemporanea, il 5 Giugno, due navi, mentre altre sette (dico sette!) ne aspettano fino al 2012, “…tutte ambasciatrici del made in Italy…dalla realizzazione della Fincantieri agli allestimenti, fino al vino servito a tavola…un concentrato del miglior italian style…con un impatto non indifferente sull’economia…”.

Evviva, mi sento risollevato. Finalmente. Non importa se a me la crociera non è piaciuta; è solo un mio problema personale. L’Italia, la mia Patria, la Nazione, è salva. La crisi, superata. Anche grazie al “sistema crociera”.
Ha ragione Berlusconi ad essere orgoglioso di questa “realtà”.
Ha ragione anche il mio amico: vado sempre più verso la Rifondazione…Tra l’altro, pur votando PdL e ricoprendo un ruolo diciamo importante, non ho ancora fatto la tessera, né so ancora se la farò. Ma non credo che Berlusconi di questo si preoccupi…a meno che qualcuno non vada a spiegargliene i motivi sostanziali…
Chissà che risate, quegli altri, invece, se e quando mi vedranno arrivare…; se dovessero saperlo, mi offrirebbero una vacanza in crociera, magari con l’armatore concorrente, per accelerare la crisi, il travaglio e la mia definitiva catarsi politica: la crociera quale strumento di persuasione politico-elettorale. Però, a qualcuno potrebbe anche piacere l’idea…!

Ma il lettore, come il mio amico, non si illuda troppo, perché da adesso non scherzo più; sono serissimo. A nessuno venga in mente che mi abbia veramente attraversato non so quale crisi politica: che, per me, i danni prodotti dal comunismo sono infinitamente maggiori di quelli del capitalismo, che almeno produzione, lavoro e “ricchezza” li crea (non solo per lo “Stato” o per il “partito unico”)!
Magari per ristabilire la par condicio mi divertirò con un prossimo articolo, se nel frattempo a me ed al direttore di questa rivista non saranno arrivate querele. Anche perché, i destinatari del successivo eventuale articolo, riparatore, sono un tantinello più permalosi. E siccome non voglio essere disfattista, concluderò con le note liete della crociera.

La prima: una settimana in famiglia, con mia moglie ed i bambini, sempre vicini, ventiquattro ore al giorno. Ci riuscireste, altrimenti, durante l’anno?
La seconda: un apprezzamento per l’armatore ed i progettisti della nave per l’efficacissimo abbattimento delle barriere architettoniche, che ha consentito ad un diversamente abile che ho incontrato e conosciuto (ma ne ho visti altri) di girare per la nave tranquillamente, in lungo ed in largo, senza difficoltà alcuna, e la cui presenza, alla fine, ha nobilitato l’armatore, la vacanza e, infine, questo stesso articolo: c’è sempre chi sta peggio di noi e riesce ad esserne pienamente soddisfatto. Al contrario di chi, come me, ha la possibilità di farsi una crociera e, in barba alla povera gente, che esiste veramente e che la crociera non riesce neanche a sognarla la notte, la critica, sputando nel piatto dove ha mangiato…proprio come ha visto fare al buffet; ma si trattava solo di una ingenua simpatica goliardata…così, tanto per…Infatti, a sera, alla cena di gala, quella stessa persona, nobilmente incravattata, dispensava sharme e raffinata eleganza, come lo stile crocieristico in quel momento imponeva.

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