Una nuova cultura, base di un nuovo modello economico e finanziario.

Sembrano sempre più maturi i tempi affinché ci si apra a nuovi modelli economici per il nostro pianeta, con maggiore cura ed attenzione verso l’ambiente, le biodiversità, le culture locali, la dignità e libertà della persona umana. Il tema è oggetto di studi sempre più specifici che interessano il mondo delle imprese, il mondo politico – istituzionale, enti, istituti e centri di ricerca, organismi nazionali e sovranazionali. Con un gran numero di incontri, convegni, studi, relazioni e proposte legislative che arricchiscono il dibattito culturale.
Il fervore anima anche il mondo cattolico, alle prese con gli approfondimenti sollecitati da Papa Francesco con la promozione del convegno internazionale “Economy of Francesco”, con le attuali fonti primarie di questo confronto culturale costituite dalla enciclica di Francesco Laudato sì e da quella di Benedetto XVI Caritas in veritate. La prima, particolarmente incentrata sui temi di tutela ambientale; la seconda più generalista, rappresentando i molteplici scenari offerti dagli attuali modelli economici. Entrambe finalizzate ad incoraggiare i protagonisti della vita economica e sociale, imprese, politici, studiosi, affinché, prendendo atto della insostenibilità della condizione attuale, ci si apra a nuovi modelli economici.
Il punto di partenza viene individuato nella esigenza di formazione, specie universitaria, per promuovere una cultura economica più sana ed attenta all’integralità della dimensione planetaria ed umana. Una formazione che, stimolando a nuove sensibilità, deve precedere ed accompagnare le pur necessarie previsioni normative che governano anche il mondo della economia e della finanza. Con un occhio di riguardo per i percorsi educativi che riguardano anche il singolo consumatore e che lo sappiano educare a scegliere imprese (con relativi beni e servizi) più attente ai temi della sostenibilità.
La preoccupazione che emerge dalle encicliche citate è quella di indurre a rimodulare la fiscalità, ad introdurre elementi di più equa distribuzione del reddito, a garantire trasparenza anche nelle logiche competitive, tipiche di una economia di mercato. Al tempo stesso, a rammentare come esistono diritti universali di tutti gli essere umani, senza distinzioni, primi utilizzatori di un pianeta che si manifesta sempre più debole e che necessita di cura ecologica.
Elemento essenziale di oggettiva condivisione per aprirsi a nuovi modelli è quello di considerare come, pur in presenza di diverse culture, occorre salvaguardare la dignità della persona umana, destinataria di diritti e doveri fondamentali. Nella consapevolezza che ogni scelta, di qualunque tipo, implica comunque una comprensione della persona umana, delle sue dinamiche, esigenze e bisogni, nell’ambito dei contesti sociali in cui essa vive ed opera. Laddove l’economia non garantisse lo sviluppo umano integrale e la piena inclusione sociale, né fosse in grado di difendere o di promuovere adeguatamente l’ambiente in cui la stessa persona è presente, si realizzerebbero solo benefici individuali di qualcuno o di pochi, a scapito della più generale condizione sociale. Sicché, lungi dal demonizzare il mercato o finanche il profitto, occorre studiare forme correttive che ne estendano i benefici.
Si tratta di un ripensamento che origina dalla dimensione globale del mondo moderno, che ormai non consente più di concepire l’azione economica e l’azione politica come separate e distinte rispetto alla vita comunitaria, le prime funzionali a produrre ricchezza e generare profitti, la seconda per ridistribuire successivamente la ricchezza. Così che i nuovi canoni devono essere rispettati fin dall’inizio, nell’ambito dello svolgimento del processo economico, non più dopo.
Se fino a pochi decenni fa affrontare i temi del sistema economico – finanziario e della produzione con una visione etica poteva quasi scandalizzare, con il mondo delle imprese essenzialmente orientato verso la logica della massimizzazione del profitto, oggi questo è del tutto possibile anche grazie all’importante impegno da parte della Chiesa. Nella Caritas in veritate sono forti i richiami all’avviamento di nuove dinamiche che mirino ad attualizzare quella “civiltà dell’amore” che Dio ha posto come seme in ogni popolo ed in ogni cultura. Il testo precisa come il primo capitale da salvaguardare sia l’uomo, la persona, nella sua integrità: “L’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” .
Tuttavia, Benedetto avverte come la Chiesa non abbia soluzione tecniche da offrire e – citando la Populorum progressio di Paolo VI – non pretenda minimamente “…di intromettersi nella politica degli Stati. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura d’uomo, della sua dignità, della sua vocazione…” . Un esempio ben calzante di questa nuova attenzione delle imprese verso questi temi è costituito dalla presenza di comitati etici paralleli agli organi amministrativi, presenza fortemente raccomandata sia dalla Laudato sì che dalla Caritas in veritate e che sempre più grandi imprese istituiscono al fine di controllare se l’attività corrisponda a criteri etici predefiniti. Tra questi, viene spesso in rilievo l’attenzione all’impatto ambientale dell’attività produttiva. Segue a ruota una particolare sensibilità per il tema della trasparenza e della informazione, in modo che le scelte dei consumatori siano oculate e non viziate. Al pari dell’auspicio a rivedere modelli troppo rigidi di proprietà intellettuale, specie in campo sanitario, affinché le conoscenze scientifiche e le conseguenti produzioni vengano messe a disposizione anche di Paesi con minori possibilità.
A conferma della nuova sensibilità che si va affermando, a livello più decentrato e particolare già si annotano sempre maggiori imprese attente nell’istituire aree giochi o asili per il benessere delle famiglie lavoratrici; all’installazione di dispositivi di misurazione della qualità dell’aria; alla distribuzione di vari benefit , pur non contrattualmente dovuti, in favore dei lavoratori a titolo di compartecipazione agli utili d’impresa; alla partecipazione di rappresentanti dei lavoratori negli organi amministrativi o direttivi. Sono tutti elementi specifici che manifestano concretamente l’attenzione a nuove dinamiche.
Insomma, sembra che il mondo dell’impresa si stia aprendo – per quanto lentamente – ad una visione antropologica che valorizzi la persona umana, i suoi diritti inalienabili ed i suoi doveri nella propria comunità, oltre che della comunità stessa nel suo complesso. Ed in generale sembra che elemento di novità del monito dei pontefici sia proprio il rivolgersi direttamente soprattutto ai decisori politici ed economici nell’esigenza di agire strutturalmente sul modello economico, allargando in maniera consistente l’orizzonte rispetto al più comune tema delle povertà e di come superarle. Emerge, cioè, come non più sufficiente il richiamo (pur importante) agli aiuti in favore del terzo settore o al favorire modelli filantropici di servizio. Il tutto accompagnato dall’auspicio – e dalla preoccupazione – che non si tratti di mere dichiarazioni di interesse, ma ci si preoccupi al più presto di rendere reale una mondo valoriale.
Quello che la Chiesa si aspetta è che vengano elaborati al più presto strumenti legislativi idonei a concretizzare questo auspicio intervenendo sulle dinamiche di mercato ed adeguandole alle urgenze antropologiche, alla ricerca di maggiore equilibrio.
La sfida esortata dai pontefici è, allora, prima di tutto culturale.
Si impone una lungimiranza che guardi positivamente a quanto di buono già è presente nei processi evolutivi a livello sociale, politico, morale, ma che sappia andare oltre, guidando lo sviluppo verso strutture di mercato del tutto nuove.
Si richiede una sinergia tra competenze differenti, un sapiente equilibrio tra interessi plurimi e spesso contrastanti, la creazione di un coro armonioso tra i diversi protagonisti. E solo la creazione di una solida base culturale può effettivamente condurre a elaborare strumenti legislativi che in essa affondino le radici. Perché – è sempre bene ricordare – le leggi nascono, nel tempo, attraverso percorsi di maturazione della coscienza sociale nell’ambito dell’esperienza comune, cuore della vita.








